AMBIENTE

Gas di scisto: una rivoluzione energetica e ambientale

| 29 Aprile 2013

Mentre in Italia si perde tempo discutendo di Ministeri, formule politiche e – nella migliore delle ipotesi – della cancellazione dell’IMU, una vera e propria rivoluzione energetica e ambientale procede a larghi passi nel resto del mondo. Con enormi opportunità per ridurre nei prossimi decenni i costi dell’energia e le emissioni di CO2. Con la conseguente possibilità di ridurre o cancellare le incentivazioni delle fonti alternative, tutte le volte in cui tali incentivazioni si rivelano inefficienti o semplicemente troppo costose rispetto ai risultati. Con la possibilità di investire i denari così risparmiati nella ricerca fondamentale sulle fonti rinnovabili. E, naturalmente, anche con rischi e problemi che devono essere adeguatamente e tempestivamente gestiti a livello tecnico e normativo.

Mi riferisco allo sviluppo delle tecnologie per l’estrazione del gas di scisto. In Italia se ne parla pochissimo, mentre negli USA, in Germania, in Francia, in Polonia, la discussione ha già coinvolto l’opinione pubblica. Di cosa si tratta? Gli scisti sono rocce metamorfiche che possono contenere quantitativi rilevanti di gas naturale (in inglese “shale gas”), composto in gran parte di metano. Le tecnologie per estrarre il gas dalla roccia – a rilevanti profondità – stanno rapidamente diventando disponibili su vasta scala ed a costi competitivi.

I vantaggi sarebbero enormi, prima di tutto in termini di riduzione del riscaldamento globale, in quanto il metano presenta da questo punto di vista impatti assai più favorevoli rispetto ai combustibili fossili tradizionali.

Altrettanto importante sarebbe il vantaggio in termini di riduzione della dipendenza energetica oggi molto grave, posto che i giacimenti di metano convenzionale sono presenti soprattutto in pochi Paesi politicamente molto instabili, mentre il gas di scisto è assai più diffuso. Ciò porterebbe – una volta perfezionata l’efficienza tecnico-economica delle modalità di estrazione - a importanti riduzioni dei costi della risorsa, oltre che a ulteriori vantaggi ambientali, connessi alla riduzione dei trasporti di metano e della necessità di impianti di rigassificazione sulle coste dei Paesi importatori.

Non mancano, naturalmente, come per ogni nuova tecnologia, i problemi ed i rischi.

In primo luogo l’estrazione avviene ad elevata profondità e presuppone la frantumazione (“fracking”) delle rocce metamorfiche, attraverso l’iniezione di composti e di rilevanti quantità di acqua. E’ evidente che i rischi di contaminazione della falda andrebbero adeguatamente studiati e gestiti e l’utilizzo della risorsa idrica andrebbe in ogni modo limitato.

In secondo luogo, occorre gestire la possibile liberazione nell’atmosfera di gas di scarto (“gas flare”), che potrebbe determinare emissioni inquinanti.

Infine, e soprattutto, è necessario predisporre con anticipo un quadro normativo severo ma costruttivo che consenta di ottenere un duplice risultato:

- Prevedere anticipatamente, e conseguentemente gestire in modo efficiente, i problemi che questa nuova tecnologia comporta;

- Rassicurare l’opinione pubblica presentando in modo trasparente vantaggi e svantaggi del gas di scisto, così evitando atteggiamenti di opposizione preconcetta, che sarebbero del tutto irrazionali alla luce delle evidenti opportunità offerte da questa risorsa.