L'avvocato del giorno

Andrea Budano, Member di Thinkinlaw, LLC

27 ottobre 2015


L'avvocato Andrea Budano è socio di Thinkinlaw, LLC e la sua pratica è dedicata all'assistenza nei confronti delle imprese italiane che si affacciano al mercato statunitense.
Si occupa prevalentemente di operazioni societarie e corporate finance, operazioni commerciali di tipo cross-border, operazioni straordinarie tra cui fusioni e acquisizioni, joint ventures e alleanze strategiche. Ha inoltre maturato un'esperienza notevole nel campo della pianificazione strategica e della costituzione di diverse strutture commerciali negli USA, rivolte tanto alla produzione che alla distribuzione di prodotti Made in Italy.
E' il consulente di riferimento di numerose società, molte delle quali italiane o partecipate da italiane, che lo contattano quotidianamente per confrontarsi su varie tematiche relative alla gestione dei loro affari negli Stati Uniti.
Precedentemente ha svolto la pratica professionale presso due importanti studi legali in Chicago, assistendo società europee nell'organizzazione di operazioni negli Stati Uniti, nei settori della moda, dei beni di lusso e delle tecnologie e presso lo Studio Legale Bird & Bird, dove si occupava di finanza.
Andrea è abilitato all'esercizio della professione forense sia in Italia (iscritto all'Ordine degli Avvocati di Milano) che negli USA (iscritto al BAR dell'Illinois). Dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Parma, Andrea ha conseguito l'abilitazione professionale in Italia nel 2001. Ha conseguito un Master of Laws a pieni voti presso la Northwestern University School of Law e un Certificate in Business Administration presso la Kellogg School of Management nel 2002. Nel 2005 ha conseguito l'abilitazione professionale negli USA. Scrive e ha fatto da relatore con riferimento a tematiche di diritto commerciale internazionale in Italia e negli Stati Uniti.
LA FORMAZIONE
Come nasce la sua passione per il diritto?

Mio nonno era avvocato e mio padre esercita tuttora, seppure sta contemplando la possibilità di godersi la meritata pensione. La passione – di famiglia – per la pratica forense mi è stata trasmessa sin da giovanissimo, quando ascoltavo mio padre raccontare episodi della sua vita professionale. Mi resi conto ben presto che la professione forense è uno di quei mestieri che difficilmente si lasciano in ufficio, ma ti seguono anche nella vita privata e finiscono con il trasmettere la stessa passione a chi ti circonda. Conservo tuttora la medesima passione trasmessami all'epoca, anche se mi ha portato a fare scelte molto diverse da quello che sembrava essere un percorso prestabilito (nello studio paterno), facendomi mettere in gioco, lasciandomi tutto alle spalle per intraprendere tutt'altro percorso professionale rispetto ai progetti iniziali.
Ci racconta il suo percorso formativo e professionale?
Dopo l'Università iniziai a lavorare presso lo studio paterno, ma dopo qualche anno decisi di trasferirmi a Chicago per intraprendere un LLM e studiare business administration. Anziché tornare subito in Europa, come fecero molti miei compagni, preferii rimanere negli Stati Uniti, accumulando fin da subito esperienze diverse ed estremamente formative. Prima come assistente ricercatore presso la School of Law di Northwestern University, poi presso due importanti studi legali in Chicago, poi, ancora, in-house, presso la controllata statunitense di una società italiana nel settore cosmetico, per finire in uno studio specializzato nel fornire assistenza a società (prevalentemente europee) desiderose di affacciarsi al mercato statunitense. Finalmente dopo più di otto anni trascorsi all'estero mi concessi una pausa italiana, lavorando per la sede milanese dello Studio Legale Bird & Bird, prima di rientrare nuovamente negli USA per stabilirvisi in modo permanente.
Ritiene che l'esperienza professionale negli Stati Uniti abbia in qualche modo modificato il suo approccio alla professione?
Ho sempre ritenuto che il confronto – specie con realtà diverse dalla nostra – sia una fonte di arricchimento individuale indispensabile e che contribuisca alla crescita in tutti i sensi, personale e professionale. Conseguentemente penso che un'esperienza all'estero sia essenziale per la formazione di un avvocato, sia dal punto di vista dell'apprendimento professionale, che sul piano umano. E' indispensabile confrontarsi con altri sistemi giuridici, quello anglosassone nel mio caso, ma anche con altri modi di approcciarsi al lavoro. Lo spaesamento iniziale è stato ampiamente compensato dalla ricchezza dell'esperienza nel suo complesso.
Oggi sono consapevole non solo di aver acquisito conoscenze tecniche preziose, ma anche di avere assimilato un modo di pensare che mi aiuta quando, ad esempio, mi devo relazionare con i clienti e le controparti. Penso che un buon avvocato, anziché vivere la sfera degli affari del cliente come un mondo separato da quello strettamente tecnico-legale, debba andare oltre la redazione di un buon contratto, cercando di capire le problematiche d'insieme del business o dell'investimento della propria clientela, anche quando queste esulano dagli aspetti meramente giuridici.
Ancora, un altro esempio del contributo essenziale dell'esperienza statunitense è dato dall'utilizzo, al tavolo negoziale, dell'approccio cosiddetto "win-win", cioè nella ricerca di soluzioni che accontentino entrambe le parti, di modo che nessuno si alzi dal tavolo scontento. E' certamente il migliore punto di partenza affinché si creino rapporti di business solidi e duraturi, perché, per quanto sia importante che un contratto sia "solido" e scritto bene, la relazione che si va a creare tra le parti è almeno altrettanto importante. Tale approccio non può che passare attraverso la totale franchezza e trasparenza nel corso delle trattative, che è una caratteristica tipica degli Stati Uniti fra quelle che apprezzo maggiormente.
L'ATTIVITÀ PROFESSIONALE
Quale ruolo ricopre attualmente?

Sono Member (socio) e co-founder.
Quale il Suo attuale settore di specializzazione?
Mi occupo prevalentemente di operazioni straordinarie, corporate finance, accordi commerciali, start-ups, joint-ventures e alleanze strategiche, sia in relazione ad operazioni che si svolgano interamente entro i confini statunitensi, che in situazioni che presentino aspetti "cross-border". Tuttavia, interfacciandomi quotidianamente con aziende estere che fanno affari negli Stati Uniti, non sono mancate e non mancano occasioni di gestire situazioni più tipicamente "quotidiane", quali ad esempio la governance societaria, oppure relative ad altre branche del diritto, per le quali mi coordino con altri colleghi, quali ad esempio la proprietà intellettuale, oppure situazioni che, malauguratamente, presentano dei profili patologici, quali contenziosi, o ristrutturazioni e liquidazioni business già esistenti.
In generale, tuttavia, ritengo che il ruolo che mi viene maggiormente riconosciuto si basa sulla conoscenza dell'approccio e delle modalità con cui si fa business negli Stati Uniti.
Un successo professionale che ricorda con piacere?
L'avere assistito, coadiuvato dal collega Masserat per gli aspetti contenziosi, una società italiana a dipanare una situazione particolarmente complessa, relativa ad un contenzioso societario che coinvolgeva una controllata californiana, che ha richiesto, oltreché un certo investimento di tempo, anche delle attività investigative degne di un libro alla Grisham. Per qualche tempo mi sono sentito come se fossi parte della trama di un thriller..
Più in generale mi sento appagato quando mi capita di fornire assistenza in situazioni che mi rendono fiero del mio Paese d'origine, ad esempio quando mi rendo conto di avere a che fare con delle eccellenze in determinati campi, specie del settore tecnologico, nella moda, o alimentare.
Infine, recentemente ho assistito l'organizzazione di L'EROICA ad "importare" il proprio evento ciclistico in California, creando così "Eroica California". Vedere un pezzo di storia ciclistica italiana trapiantato in California mi ha dato una enorme soddisfazione.
Quale lo strumento tecnologico che preferisce utilizzare per lavoro?
Le dico, piuttosto, qual è uno strumento che vorrei esistesse. Ricordo di un cartone animato che vedevo da piccolo dove un personaggio aveva la capacità di fermare il tempo: se potessi fare la stessa cosa per recuperare almeno parte del tempo che manca sempre..
Ci descrive una Sua giornata di lavoro?
In realtà dipende molto da dove mi trovo. Quando sono in USA mi piace svegliarmi molto presto: leggo i principali giornali italiani facendo colazione e poi inizio subito con le prime emails e telefonate, per cercare di recuperare sulla differenza di fuso. Quando, invece, mi trovo in Italia di solito viaggio di città in città per incontrare i clienti: ove possibile non rinuncio mai ad effettuare una visita presso la sede principale delle società miei clienti, per rendermi conto di come effettivamente si svolga l'attività di impresa, cercando di capire (per quanto possibile ad un avvocato) come si svolge la produzione e magari incontrando figure manageriali che ancora non conosco.
LO STUDIO IN CUI OPERA
Ci parla più in generale dello studio Thinkinlaw, LLC?

Lo studio nasce nel 2011 dalla visione di un gruppo di amici che si conoscevano pur venendo da esperienze profondamente diverse. Il minimo comune denominatore era l'esigenza di fornire un servizio qualitativamente elevato alle imprese e che, pur nella multidisciplinarietà che ci caratterizza, fosse al contempo "tailor made" sulle esigenze del singolo cliente. Attualmente abbiamo tre sedi, una a Chicago, una a Los Angeles, ed una a Madison (WI), ma potrebbe esserci presto una sorpresa...però non dico nulla al riguardo..
Quali le aree di attività?
Direi quasi tutte le branche che gravitano attorno alle imprese e al loro business, quindi dal diritto societario (corporate law) e contrattualistica commerciale (commercial law) in generale, alla proprietà intellettuale, diritto del lavoro, immigrazione statunitense (legata, però alle tematiche dell'impiego), diritto finanziario, real estate, ma anche assistenza allo studio della strategia di prevenzione della product liability.
Quali sono i punti di forza del suo studio?
Sin dall'inizio abbiamo preferito focalizzarci sull'approccio "boutique" legale, anziché perseguire un tipo di assistenza più standardizzata. Questo si traduce non soltanto in un'enorme flessibilità nella gestione della clientela, alla quale cerchiamo di cucire un "abito su misura", ma anche nella capacità di compiere lo sforzo "to go the extra mile" (fare quello sforzo in più) che magari realtà più standardizzate non sono in grado di fare. Il denominatore comune, comunque, è la capacità di individuare gli obiettivi fondamentali della clientela e costruire attorno a quelli.
Nel mio caso, poi, oltre che la conoscenza della lingua italiana, che non è un vantaggio da poco quando mi devo relazionare con imprese italiane, i trascorsi da avvocato in Italia mi consentono di comprendere meglio gli aspetti e le peculiarità di molte imprese con cui lavoro. Mi rendo conto di quanto questo aspetto sia importante ogni qual volta mi viene richiesto dai miei colleghi di spiegare loro alcune peculiarità tipiche del diritto italiano, che magari sono del tutto estranee al sistema statunitense.
Quali sono le tematiche più attuali del fare business in USA?
Attualmente uno dei temi più richiesti da parte delle imprese italiane è l'assistenza alla ricerca dello Stato più vantaggioso presso cui costituire una subsidiary. Da sempre, ma ancor più dopo la recente crisi finanziaria, i vari Stati USA competono tra loro per attirare investimenti, specie se dall'estero. Questo si traduce nella possibilità di accedere a tassazione ridotta, incentivi, ed altre agevolazioni che chiaramente fanno gola alle imprese italiane. Spesso mi è stato richiesto di assistere nell'attività di site selection. Tuttavia, è importante tenere presente che l'immediata gratificazione economica potrebbe non corrispondere in pieno con gli obiettivi nel medio o lungo termine che l'impresa italiana che vuole mettere piede negli USA si prefigge. In alcuni casi ad agevolazioni di tipo economico si possono contrapporre ostacoli di tipo logistico (non dimentichiamoci dell'estensione territoriale degli Stati Uniti), oppure difficoltà a reperire un certo tipo di manodopera qualificata, che magari è invece tradizionalmente presente in altre aree geografiche. Insomma, la decisione del luogo in cui aprire una filiale negli Stati Uniti dovrebbe a mio avviso essere frutto di una valutazione strategica d'insieme e non solamente finanziaria.
Un'altra tematica che viene frequentemente collegata alla costituzione di una filiale o alla commercializzazione negli USA è la valutazione egli aspetti legati alla responsabilità da prodotto: da sempre ritengo che le verifiche sul prodotto, sia da un punto di vista tecnico che normativo, debbano essere tra le primissime analisi che il management italiano deve condurre prima di procedere con l'internazionalizzazione.
DIETRO LA TOGA…
Quali hobby fuori dall'aula?

Nel tempo libero mi piace molto leggere e la barca a vela, sin da piccolissimo. Ho recentemente acquistato una casa in campagna e mi sto dedicando alla sua ristrutturazione. Infine, negli ultimi mesi mi sono appassionato alla corsa, attività che mi aiuta a rilassarmi e a riflettere al tempo stesso.
La vacanza e il libro ideale?
Anche per me, come per molti miei amici "expatriates", la meta ideale per una vacanza rimane sempre l'Italia, delle cui bellezze sono tuttora innamorato. Ho sempre letto moltissimo, generi diversi in periodi diversi della mia vita. Conseguentemente, non credo che esista un solo libro ideale, ma che ne esistano diversi a seconda delle fasi della vita che stiamo vivendo. Da qualche tempo prediligo i libri di storia dell'economia, perché mi aiutano a comprendere meglio come sono state gettate le basi per la struttura del mondo negli ultimi 60 anni.