Francesca Stefanutti, Partner di Legal Grounds

01/12/2016 09:13


E' partner di Legal Grounds, il network composto da avvocati, provenienti da studi legali internazionali e boutique di settore, uniti dalla passione per la professione, che assistono i clienti in modo mirato in base alle specifiche esigenze del mercato adottando flessibilità, rapidità e reperibilità nei confronti dei clienti.

Offre consulenza ed assistenza nelle tematiche riguardanti la cd. malasanità. Nell'ambito della responsabilità medica è in grado di esaminare non solo il rapporto che s'instaura tra medico e paziente, ma anche il complesso dei rapporti che nascono al momento in cui un soggetto è destinatario di prestazioni sanitarie, proprio al fine di garantire una maggior tutela sia della classe medica che del paziente.

Avvocato, ci vuole parlare brevemente della sua esperienza professionale prima di Legal Grounds?

Ho iniziato nel 1992, appena laureata, presso lo studio del prof. Angelo Clarizia. Portai il mio cv., feci il colloquio e il giorno stesso iniziai l'attività. L'approccio lavorativo adottato dal Professore consisteva nel far trovare ai propri collaboratori i fascicoli direttamente sulla loro scrivania, nell'esortarli a "leggere le carte" e a comprendere da soli la questione d'affrontare. Ottimo metodo, anche se duro e difficile, forse l'unico, che consente davvero di diventare autonomi e crescere come avvocati. Successivamente è iniziata la collaborazione con lo studio legale Corbò & Cefaly, dove mi sono occupata di procedimenti dinnanzi all'autorità giudiziaria nell'ambito del diritto assicurativo e della responsabilità civile, con particolare riguardo alla responsabilità medica, rappresentando la classe medica e importanti strutture sanitarie pubbliche e private. E' qui che ho capito quale sarebbe stata la mia strada. Ritengo, infatti che la cd. "malasanità" sia un settore in continua evoluzione, che necessita di particolare attenzione, soprattutto in un momento storico come quello attuale, nel quale, stante la crescita vertiginosa di controversie giudiziarie nei confronti dei medici e addirittura di intere equipes, ha costretto la classe medica, quasi inconsciamente, ad adottare un atteggiamento "difensivo" che ormai è entrato necessariamente a far parte del routinario approccio terapeutico assistenziale.

Cosa le piace del suo lavoro?

E' un lavoro stimolante. Il mio settore, poi, consente di entrare in contatto con delle realtà nelle quali non basta essere preparati ma è anche necessario essere empatici ed autentici, caratteristiche che mi contraddistinguono. Mi piace approfondire la questione prospettatami, esaminandone in via immediata l'aspetto patologico, al fine arrivare alla soluzione vincente o quantomeno convincente. Trattando la materia "sanitaria", ho a che fare con persone coinvolte emotivamente. Ritengo di avere come qualità positiva innata quella di riuscire ad entrare in sintonia con gli altri, comprendendo le loro fragilità. Il lato negativo è lo stesso di quello positivo!: rischio di farmi coinvolgere troppo