Marcello Floris, dipartimento di Diritto del Lavoro - Studio Eversheds Sutherland

02/05/2017 09:09

Marcello Floris è corresponsabile del dipartimento di Diritto del Lavoro dello studio Eversheds Sutherland. Lo Studio è attivo in Italia da più di 40 anni con uffici a Milano e a Roma e conta oggi circa 70 professionisti; è parte di Eversheds-Sutherland, uno tra i più grandi Studi internazionali del mondo, che opera con migliaia di professionisti dislocati in 61 uffici in Europa, Africa, Medio Oriente, Asia e USA.

Eversheds-Sutherland è uno studio legale multidisciplinare che fornisce supporto nelle principali aree aziendalistiche, quali: diritto bancario e finanziario, commerciale, societario, immobiliare, diritto del lavoro, assicurativo, fiscale, antitrust, diritto amministrativo, penale commerciale con specifica conoscenza dei principali settori di mercato. Offre una consolidata esperienza anche in materia arbitrale e nell'ambito della risoluzione alternativa delle controversie

Avvocato ci vuole raccontare il Suo percorso formativo?
Ho cominciato nel lontano 1986. Dopo la pratica forense e il servizio militare, ho lavorato per due anni presso l'ufficio legale di quella che all'epoca era la più grande azienda farmaceutica italiana, Farmitalia Carlo Erba, dove mi occupavo della redazione dei contratti, sia nazionali che internazionali e di consulenza legale più in generale.
Successivamente, appena superato l'esame da avvocato sono entrato a far parte del team dello Studio milanese di Baker&McKenzie, dove ho lavorato per circa due anni prevalentemente nel corporate, occupandomi anche di Diritto Commerciale, con qualche incursione anche in ambito giuslavoristico.
Di qui la svolta che ha caratterizzato le mie successive scelte professionali. Volendo specializzarmi proprio in Diritto del Lavoro, sono entrato a far parte dello Studio legale Trifirò &Partners in cui ho lavorato per quattro anni.
Di lì la decisione di dar vita a un mio studio, in cui ho operato ininterrottamente per 15 anni, principalmente in materia giuslavoristica, ma anche nel campo del Diritto Civile e Commerciale. Questa esperienza è stata estremamente formativa: essere titolari di una propria struttura innalza immediatamente e grandemente il livello di responsabilizzazione e di impegno. In quello stesso periodo, ho avuto la grande fortuna di poter continuare a collaborare, come una sorta di of counsel esterno, con lo Studio Trifirò e poi anche con l'Avvocato Daverio e questo mi ha permesso di continuare a confrontarmi con eccellenti professionisti.
Forte di questa esperienza di venticinque anni di lavoro, nel 2011 ho conseguito l'incarico di dirigere il dipartimento di Diritto del Lavoro dello Studio Eversheds (allora Eversheds Bianchini, oggi Eversheds Sutherland) che mi ha dato la grande opportunità di poter praticare la professione in un contesto internazionale, sempre nell'ambito della mia specializzazione.

Il Suo ruolo oggi?
Nel nostro dipartimento, ci occupiamo di Diritto del Lavoro in toto. Nell'ambito di questa materia (che è comunque vastissima) offriamo tutti i tipi di servizi, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale, con riguardo anche alla contrattualistica e alla consulenza più in generale. Il nostro Studio è affiliato a un network internazionale, che origina dalla Gran Bretagna, e quindi siamo tenuti a gestire le richieste che ci giungono da clienti stranieri a cui dobbiamo sempre fornire risposte e assistenza strettamente finalizzate alla risoluzione dei loro problemi, quali che essi siano.

Qual è il giusto approccio del legale di un'impresa e come vengono gestite le problematiche dei clienti nel Suo studio?
A mio giudizio, l'approccio deve essere estremamente pratico e sempre finalizzato alla soluzione del problema.
I clienti – segnatamente quelli stranieri - vogliono sostanzialmente sapere che cosa possono o non possono fare, quali sono i rischi, quali i costi e, soprattutto, qual è la strategia, e quindi la linea di condotta consigliabile e praticabile.
Tutto ciò che esula da questi elementi non serve, non interessa e non è richiesto. Ciò non vuol dire che il lavoro diventi sempre schematico o ripetitivo.
Al contrario: Stendhal, rivolgendosi a un suo corrispondente disse qualcosa come: "ti scrivo una lettera lunga perché non ho trovato il tempo di abbreviarla". Dire tutto ciò che è necessario in sintesi, mirando allo scopo del cliente e tagliando gli orpelli inutili non è affatto semplice, specie se il proprio interlocutore non è italiano e quindi ha necessità di chiarimenti anche su nozioni istituzionali che invece un nostro connazionale già possiede in misura più o meno approfondita. Ovviamente la sintesi implica ottima padronanza della materia e la scelta di una strategia adeguata deve necessariamente essere supportata dall'esperienza. Oltretutto i tempi di risposta devono essere rapidi. Applichiamo quindi tale metodo di gestione di impronta tipicamente anglosassone, ma pienamente condivisibile e certamente valido anche nel nostro mercato nazionale.

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