L'assegno di divorzio dopo la sentenza n. 11504/2017 - Oggi ne parliamo con l'avvocato Alessandra Di Ciano, Studio Cappa & Associati

19/05/2017 09:05



Avv. Di Ciano qual è la sua specializzazione?


Sin dai tempi della laurea (conseguita a Teramo) ed iniziata la carriera professionale a Pescara, ho avuto una grande passione per il diritto civile, anzi per il diritto privato, con spiccato interesse per le problematiche relative a famiglia e minori.
Il mio grande amore, comunque, rimane il contenzioso civile, tanto che i colleghi di Studio mi chiamano "guerriera" per la mia attitudine al combattimento in udienza.


Lei si è laureata a Teramo, quindi, ma opera a Milano?


In effetti, dopo otto anni di attività professionale a Pescara, nello Studio Flacco & Partners del Prof. Avv. Guglielmo Flacco, mi sono trasferita a Milano.
Qui l'incontro con l'Avv. Ermanno Cappa, fondatore e anima dello Studio Cappa & Associati con cui, sin da subito, ho condiviso grande intesa e stima reciproca, che si è subito tradotta in una solida partnership. Nello Studio Cappa ho trovato un ambiente vivo e dinamico, nel quale si coltivano nuove idee con la forza della maturità acquisita e la consapevolezza che lanciarsi nelle sfide che quotidianamente ci troviamo ad affrontare è lo stimolo vitale di cui ci cibiamo ogni giorno.


Vista la sua competenza in diritto civile, cosa pensa della sentenza 10 maggio 2017 n. 11504 in tema di divorzio?


Negli anni ho potuto acquisire la consapevolezza che i temi legati al diritto di famiglia ed ai minori vanno sempre gestiti con estrema attenzione e, quindi, in primis, sulla base di competenze tecniche consistenti, ma anche (e soprattutto) con il giusto grado di sensibilità. Quanto viene deciso ogni giorno nelle aule di Giustizia influenza, infatti, in maniera determinante, la vita quotidiana ed il futuro degli individui e lo stesso istituto della famiglia, contribuendo al disegno del quadro sociale in cui viviamo.


Con la sentenza 10 maggio 2017 n. 11504 i Giudice della Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione hanno riletto completamente le norme in tema di assegno divorzile, discostandosi in ultima analisi dell'orientamento dominante, a partire dagli anni novanta, ovvero che il contributo assistenziale dovuto all'ex coniuge, parte debole del rapporto, dovesse determinarsi con riferimento al tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, ed affermando per converso il principio innovativo secondo cui il soggetto richiedente dovrà preliminarmente dimostrare in concreto di aver diritto al contributo assistenziale: solo successivamente si potrà procedere all'accertamento del quantum, fase sola in cui verranno presi in considerazione i cespiti patrimoniali dei coniugi, al fine di determinare la misura dell'assegno.


Quali ritiene potranno essere i riflessi pratici della decisione in argomento?


La sentenza suona come una vera e propria esortazione etica e morale alla crescita individuale e collettiva. I Giudici, infatti, ci offrono, a ben vedere, uno spaccato sociale dei tempi che corrono, tempi in cui non trovano più posto parametri pensati su una concezione patrimonialistica (in senso statico) del matrimonio, ormai superata.


Se è vero, infatti, che oggi il matrimonio rappresenta un atto di libertà, giusto corollario dovrebbe essere l'indipendenza ed autosufficienza economica, perché ogni individuo possa cercare e trovare la propria realizzazione personale, anche al di fuori e dopo un matrimonio finito.
Pertanto, leggo in questa sentenza un'importante valenza sociologica ed economica.
In sostanza, i Giudici ci dicono che la crisi della famiglia ha contribuito alla crisi economica e morale della società, impoverendo - di fatto - entrambe le parti: sia sotto il profilo patrimoniale, che sotto il profilo personale, lì dove troppo spesso si è rimasti inerti pur di non perdere il diritto all'assistenza.


Vedremo sul campo come i principi enunciati verranno tradotti nelle singole aule di Giustizia, di certo la littera legis non potrà essere scalfita da una sentenza che nel sistema di civil law può solo suggerire una strada interpretativa.


Ma, prima ancora che nelle aule, auspico che i principi enunciati possano entrare nella vita di ogni singolo cittadino perché parole importanti quali libertà, autoresponsabilità, autodeterminazione e indipendenza economica non rimangano relegate negli angusti confini di una sentenza.