L'AVVOCATO DEL GIORNO

Diritto24 intervista l' Avv. Gabriele Fava

26/07/2019 12:54

Avvocato il suo studio si occupa di diritto del lavoro, vorrebbe parlarci brevemente della sua attività?

Lo Studio Fava & Associati fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 2002, assiste aziende italiane e multinazionali leader nei settori Bancario, Finanziario, Food & Beverage, Industria, Edilizia, Terziario, Trasporti, Infrastrutture, Media e Associazioni di categoria.

Lo Studio, prestando assistenza sia in campo stragiudiziale che nei contenziosi giudiziali ed arbitrali nei settori del diritto del lavoro, in ambito nazionale e/o internazionale, opera in particolare nella gestione strategica e operativa di ristrutturazioni, trasferimenti o cessioni di rami di azienda e vanta una solidissima expertise nella gestione di negoziati e nella stipula di accordi con le rappresentanze sindacali, nonché nella conclusione di accordi transattivi presso i competenti Uffici del Lavoro.

All'assistenza in ambito giuslavoristico fornita dallo Studio si aggiunge quella nei settori di diritto civile e societario, con specifiche competenze nell'ambito di operazioni straordinarie di M&A, diritto industriale e Privacy & Data Protection.

La mission dello Studio è offrire un'assistenza altamente specialistica nonché soluzioni personalizzate alle esigenze dei clienti. L'obiettivo è, infatti, quello di operare in qualità di "partner strategico" dell'azienda.

Qual è secondo lei il "vantaggio competitivo" che gli studi boutique come il suo possono offrire rispetto ai grandi studi strutturati?

Il mondo della consulenza giuridica è altamente dinamico e assume via via una centralità sempre maggiore la capacità di fornire un servizio rapido e di qualità ai clienti, aziende italiane e multinazionali.

Sotto questo punto di vista, lo studio cosiddetto boutique consente di modulare al meglio consulenze mirate che tengono fortemente in considerazione le caratteristiche di ogni azienda, il background ed il mercato economico nel quale operano, assicurando così un supporto il più possibile coerente con le richieste. Ogni professionista, infatti, conosce a 360° l'azienda che supporta, con le relative caratteristiche e l'approccio da un punto di vista giuslavoristico che intende avere nella gestione del personale.

All'interno di tale scenario, ogni professionista dello studio è spinto a sapersi declinare al meglio di fronte ogni situazione, sia nel supporto day by day che nella gestione di operazioni più ampie. Tale dinamismo si combina in maniera proficua con le solide basi di diritto e con il costante aggiornamento dei professionisti sulle novità derivanti dalle riforme legislative, in particolare per quanto concerne quelle giuslavoristiche.

Le politiche di leadership poste in essere nel corso degli anni hanno portato all'individuazione degli obiettivi da raggiungere, tenendo conto dell'attività svolta e del core business aziendale, ponendo in primo piano gli interessi dei clienti e le expertise di ogni singolo professionista.

Avvocato, una delle principali novità in campo giuslavoristico da parte di questo Governo è il c.d. decreto dignità. Che giudizio dà all'intervento e quali ricadute sta avendo in capo alle imprese?

La misura costituisce un deciso ritorno al passato che, nei fatti, snatura ampiamente le recenti riforme del Jobs Act, con la reintroduzione di stringenti vincoli per la stipula di contratti a tempo determinato e di somministrazione. Si è creato un irrigidimento che non risponde certo alle esigenze di flessibilità e competitività richieste dal mercato. La lotta al precariato sbandierata, insomma, si risolve solo in un danno alle aziende ed anche agli stessi lavoratori che si intendevano tutelare.

Per quanto riguarda il trend successivo all'introduzione del decreto dignità, mi sento di evidenziare un particolare fenomeno in aumento, segnalato dai sindacati e dalle imprese. Si tratta dell'incremento delle assunzioni in staff leasing. Quello che emerge è un aumento nelle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle società interinali. I lavoratori assunti vengono poi somministrati alle aziende utilizzatrici che si sobbarcano un aggravio di costo, pur di vedersi garantita una maggiore flessibilità. Ne deriva un notevole aumento del costo del lavoro per le imprese, con possibili conseguenze negative sui livelli occupazionali complessivi

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