AVVOCATO DEL GIORNO

Diritto24 intervista Luca Finocchiaro, Socio dello Studio R&P Legal

17/02/2020 16:23

Luca Finocchiaro è esperto in crisi d'impresa e assiste le società nella predisposizione di piani di risanamento, di accordi di ristrutturazione dei debiti e di domande di concordato preventivo. R&P Legal è uno studio legale indipendente, fondato nel 1949, con sette sedi in Italia e con primarie connessioni internazionali, dove lavorano più di centocinquanta professionisti che forniscono assistenza full service.


Avvocato lei si occupa di crisi di impresa da molti anni, cosa ne pensa del nuovo Codice della crisi di impresa che entrerà in vigore a breve?

Si, il nuovo Codice entrerà in vigore, nel suo insieme, il 15 agosto di quest'anno. Come noto, sono già in vigore alcune norme dello stesso Codice e in particolare quelle che impongono all'imprenditore di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e dell'eventuale perdita della continuità aziendale.
Invero, l'esigenza di ammodernare la legge fallimentare era molto sentita e questo nuovo Codice – sotto alcuni aspetti – va incontro a quest'esigenza: penso, per esempio, alla scomparsa dei termini "fallimento" e "fallito". Termini che, in un passato non troppo remoto, bollavano la figura dell'imprenditore, e quindi la persona, anche sotto il profilo morale. Il nuovo Codice, che alla parola "fallimento" ha sostituito la locuzione "liquidazione giudiziale", prende atto che la crisi fa parte della vita della società, così come la patologia fa parte della vita dell'uomo. È una possibilità, e nemmeno così rara, ed è spesso causata da circostanze indipendenti dalla volontà dell'imprenditore. D'altro canto lo stesso Codice presenta alcune criticità.

A cosa si riferisce?

Il nuovo Codice della crisi di impresa sotto certi aspetti burocratizza l'emersione della crisi stessa, limitando il potere dell'imprenditore di risolverla autonomamente, mi riferisco alle cosiddette "procedure di allerta e di composizione assistita della crisi". Queste ultime se, in linea teorica, potrebbero rappresentare un'opportunità per l'impresa, in concreto rischiano di avere ricadute negative sulla vita di molte piccole e medie imprese. Cerco di fare un esempio concreto: in presenza di determinati indicatori economici, che sono sintomatici della crisi, l'apertura del "tavolo di crisi" non è più un'opzione lasciata alla scelta dell'imprenditore ma diventa obbligatoria. Infatti su istanza dell'imprenditore stesso, o - in subordine – dei sindaci e dei revisori, la società che presenta quei determinati indicatori di crisi si troverà, obbligatoriamente, portata innanzi ad appositi organismi di composizione della crisi d'impresa, denominati "Ocri". Ora, la ratio di fondo di questa normativa risiede nella convinzione che la possibilità di tutelare il valore dell'impresa sia necessariamente legata alla tempestività dell'intervento risanatore. Tutto ciò in teoria, come dicevo, è apprezzabile. In concreto, tuttavia, molti autorevoli commentatori hanno fatto notare come il solo fatto di aprire il "tavolo di crisi" rischi, al di là delle buone intenzioni, di ingessare l'azienda e di portarla all'insolvenza; e ciò pur in presenza di specifici obblighi di riservatezza e di buona fede che dovranno presiedere al tentativo di risanamento davanti all'Ocri. Non è forse un caso che è in discussione un decreto correttivo che – tra le altre cose – prevede la postergazione di sei mesi per l'entrata in vigore proprio di questi sistemi di allerta - entrata in vigore che slitterebbe cosi a febbraio 2021 - seppure solo per le piccole imprese; quelle, cioè, che negli ultimi due esercizi non abbiano superato i 20 dipendenti o i 4 milioni di euro come totale di attivo dello stato patrimoniale, o i 4 milioni di ricavi.

Un parere conclusivo?

Il fatto che le imprese, anche di piccole o medie dimensioni, debbano dotarsi di strumenti di controllo di gestione sempre più forti e incisivi è un dato indubbio e positivo, e la riforma va in questa direzione. L'applicazione concreta della riforma rischia però, in taluni aspetti, di rivelarsi problematica, per cui un intervento correttivo che lasci maggiori margini di scelta all'imprenditore sarebbe, a mio parere, auspicabile.

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