AVVOCATO DEL GIORNO

DIRITTO24 INTERVISTA LUCA GIOVE, FOUNDING PARTNER GR LEGAL

22/04/2020 09:41

Luca Giove, che ha da poco fondato con Aurelio Richichi lo studio GR Legal con sedi a Padova, Roma e Milano, si è sempre dedicato in maniera esclusiva, sin dall'inizio della sua carriera nel 2000, al diritto della proprietà intellettuale sia in ambito giudiziale che stragiudiziale ed all'Information Technology. Dopo la laurea presso l'Università degli Studi di Padova, ha conseguito nel 2000 un LLM presso l'Università di Londra (School of African and Oriental Studies) e successivamente, ha lavorato presso i dipartimenti di proprietà intellettuale delle sedi di Milano di Freshfields Bruckhaus Deringer e dello Studio Bonelli Erede. Luca Giove ha una vasta esperienza in particolare nel contenzioso in materia di proprietà intellettuale.

Dopo una ventennale esperienza nel diritto industriale ha deciso di aprire con l'avvocato Aurelio Richichi una boutique dedicata alla proprietà intellettuale e all'Information Technology. Quale l'organizzazione dello studio e quali le altre aree di attività?

Ho incontrato l'avvocato Richichi all'inizio della mia carriera presso il dipartimento di IP/IT dello studio Freshfields di Milano dove abbiamo condiviso l'ufficio, quando io ero ancora un trainee e lui aveva appena conseguito il titolo. Dieci anni fa abbiamo aperto le nostre boutique, nelle rispettive città d'origine Padova e Roma ma siamo sempre rimasti in contatto, collaborando in relazione ad alcune pratiche e confrontandoci quasi quotidianamente. Oltre alla stima e all'amicizia avevamo da tempo in comune il progetto di creare una nostra insegna focalizzata sulla materia che da sempre ci appassiona e a cui abbiamo dedicato il 100% della nostra attività: la proprietà intellettuale e l'Information Technology. Finalmente all'inizio di quest'anno il nostro progetto è divenuto concreto ed è nato GR Legal. Oltre ai nostri due uffici, abbiamo avuto l'opportunità di aprire una bellissima sede nel cuore di Milano dove gravitavano già molti dei nostri clienti. Milano è e - nonostante il Covid -19 - resterà, il principale hub italiano per il contenzioso in materia di proprietà intellettuale.

Presso lo Studio di Roma opera anche Filippo Romani, già socio della boutique dell'avv. Richichi, il quale si dedica al contenzioso e all'attività stragiudiziale in ambito commerciale spesso in maniera sinergica con la practice di IP.

Siamo una dozzina di professionisti con vari livelli di seniority. Anche se miriamo a rafforzare nel breve periodo la compagine dello studio con il recruitment di un paio di avvocati senior, preferiamo che la maggior parte dei nostri professionisti cresca all'interno dello studio per apprendere e mantenere il nostro metodo di lavoro garantendo una elevata e uniforme qualità dei servizi : alcuni collaboratori hanno iniziato a lavorare con noi dieci anni fa e sono ancora in GR Legal.

La practice IP e IT è sia di natura giudiziale che stragiudiziale. Come è naturale, i soci ed i collaboratori hanno in quest'ambito alcune aree di maggiore specializzazione: l'avv. Richichi ad esempio ha un'esperienza molto consolidata in materia di software, io in materia di contenzioso brevettuale, ma senza rigidità ed eccessivi specialismi anche perché riteniamo sarebbe controproducente: sempre più spesso nell'ambito di una stessa pratica si presentano temi che hanno a che vedere con diverse tipologie di diritti di proprietà intellettuale. Né ci sembra corretta una rigida distinzione tra contenzioso e stragiudiziale. La stessa contrattualistica IP e IT a nostro avviso beneficia dell'esperienza in ambito contezioso.

• Come si è evoluto negli ultimi anni il diritto industriale?

Ritengo sia l'area del diritto più dinamica e in continua evoluzione sia perché strettamente collegata allo sviluppo tecnologico, sia perché ha una fortissima dimensione internazionale. Vale sul piano normativo nel quale abbiamo assistito a una formidabile spinta all'armonizzazione da parte dell'Unione Europea: penso ad esempio al diritto europeo dei marchi uno dei più grandi successi sul piano dell'armonizzazione del diritto e al trattamento dei dati personali oramai quasi del tutto armonizzato nella UE dal GDPR. Ma vale anche sul piano pratico: sempre più di frequente ci capita di richiamarci nei contenziosi più importanti alle decisioni degli altri giudici europei che si sono espressi su una determinata questione giuridica o, pensando all'evoluzione tecnologica, di avvalerci di ingegneri esperti di computer forensic e informatica anche in ambiti tecnici apparentemente molto lontani: penso ad esempio ai procedimenti cautelari relativi a brevetti o al know-how: quasi sempre si impone l'intervento a vario titolo di tecnici esperti in informatica.

• Quali scenari per i professionisti delle nuove tecnologie?

Sul piano giuridico dovremo essere capaci di adattare in modo creativo concetti ed istituti tradizionali al mondo digitale e dell'Information Technology: già in passato senza eccessivi stravolgimenti legislativi il diritto ha mostrato di sapersi adattare alle nuove esigenze (basti pensare al diritto dei brevetti nato con la rivoluzione industriale del XIX secolo e oggi applicato con pochissimi cambiamenti alla biotecnologia), ma soprattutto noi pratici sempre più dovremo collaborare - come già stiamo facendo - con informatici ed altri specialisti tecnici.

• Quali saranno le risposte dei professionisti del diritto e della proprietà intellettuale volte a far fronte alle complessità della nuova realtà post-lockdown?

Anche il nostro settore come quello dell'industria vuole ripartire al più presto a pieno ritmo. Per quanto riguarda l'attività stragiudiziale credo non si porranno particolari problemi: anche durante il lockdown grazie alla tecnologia siamo riusciti a fare fronte all'emergenza. Le sfide maggiori saranno legate al contenzioso: nel settore della proprietà intellettuale il ricorso ai procedimenti cautelari d'urgenza è tradizionalmente molto forte. Si tratta però di un procedimento che ha delle caratteristiche che non si sposano facilmente con il "distanziamento" e alle quali spero non si debba mai rinunciare: oralità, coinvolgimento contestuale di professionisti con diverse competenze, esecuzione delle misure cautelari presso il soggetto che subisce la misura, cozzano con le restrizioni che potranno essere adottate per evitare il riemergere della pandemia. Ma troveremo delle soluzioni anche con la collaborazione dei Giudici: grazie alle sezioni specializzate in materia d'impresa, si sono formate nel corso degli anni prassi consolidate per rispondere alle più svariate esigenze pratiche magari neppure contemplate dal legislatore. Non vedo perché non dovrà essere così anche in questo caso.

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