mezzi di prova

Riflessione sui mezzi di prova nel Processo Amministrativo

| 15 aprile 2014


Il Codice del Processo Amministrativo, emanato con decreto legislativo n. 104 del 2 luglio 2010, presenta delle novità in riferimento a taluni istituti che, fino a poco tempo fa, risultavano sconosciuti nel processo amministrativo.
Significativo è, in tal senso, l'art. 63 c.p.a che disciplina i mezzi di prova.
Al riguardo, è opportuno premettere che l'istruttoria, fase finalizzata all'acquisizione di quegli elementi utili per la formazione della decisione, nel processo amministrativo è meramente eventuale, in quanto legata alla discrezionalità del Giudice il quale potrebbe ritenere la controversia già matura per la decisione, anche in assenza di qualsiasi istruttoria.
Nel processo amministrativo vige il principio di cui all'art. 2697 del c.c, secondo cui "onus probandi incumbit ei qui dicit", che indica che chi promuove un giudizio deve fornire le prove dei fatti posti a fondamento della propria pretesa.
E' espressione del citato principio l'art. 64 del Codice del Processo Amministrativo, laddove recita "Spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilità riguardanti i fatti posti a fondamento delle domande e delle eccezioni [...] il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti nonché i fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite".
Tuttavia, il terzo comma dell'art. 64 c.p.a. precisa "Il giudice amministrativo può disporre, anche d'ufficio, l'acquisizione di informazioni e documenti utili ai fini del decidere che siano nella disponibilità della pubblica amministrazione."
Questo a significare che nella individuazione dei mezzi istruttori, il giudice, seppur vincolato alle richieste presentate dalle parti, può procedere anche indipendentemente da tali istanze probatorie, in conformità al c.d. metodo acquisitivo.
Il metodo acquisitivo emerge quando i mezzi di prova sono nella disponibilità esclusiva dell'amministrazione, ossia in quei casi in cui risalta la disparità sia sostanziale che processuale tra le parti, in conseguenza della posizione di vantaggio in cui trovasi la P.A. che è dotata di poteri autoritativi, a cui fa da controaltare la posizione di soggezione del privato, che, in conseguenza di ciò, è legittimato a fornire, non necessariamente una prova piena, ma anche un principio di prova.
Ciò premesso, oltre alle tradizionali richieste di documenti e chiarimenti, il Codice del Processo Amministrativo introduce dei nuovi strumenti: su tutti la prova testimoniale.
Ques'ultima, sconosciuta nel processo amministrativo prima del 2010, è adesso espressamente prevista dall'art. 63 del c.p.a. laddove afferma che "Su istanza di parte il giudice può ammettere la prova testimoniale, che è sempre assunta in forma scritta ai sensi del codice di procedura civile".
Dunque, è riconosciuto al privato il diritto di avvalersi della prova testimoniale al fine di provare determinate circostanze; così, ad esempio, qualora dovesse essere necessario dimostrare una data, come potrebbe essere quella di ultimazione dei lavori di un'opera, piuttosto che ricorrere ad una perizia giurata, il privato potrebbe avvalersi della prova testimoniale.
Nonostante la prova testimoniale sia di indubbia utilità, quest'ultima ha trovato una tutt'altra che costante e copiosa applicazione nel processo amministrativo, sebbene, a parere di chi scrive, sia un mezzo di prova che potrebbe contribuire in maniera significativa a fare chiarezza su molte circostanze utili ai fini della decisione.
Merita una riflessione anche la verificazione tecnica e la consulenza tecnica d'ufficio, che non sono mezzi di prova in senso stretto, ma mezzi di valutazione della prova.
A differenza della prova testimoniale la scelta di ordinare una c.t.u., piuttosto che una verificazione, non è vincolata alla domanda di parte, ben potendo il giudice amministrativo optare autonomamente in conformità al già citato metodo acquisitivo .
La nomina del consulente o del verificatore rientra, insomma, nel potere discrezionale del giudice amministrativo, che può provvedervi anche senza alcuna domanda di parte (C.G.A. sentenza n. 89 del 25 gennaio 2011).
Il verificatore, a differenza del c.t.u., è un soggetto appartenente al mondo della pubblica amministrazione, con la conseguenza che si devolve ad un organo che è comunque espressione della P.A. un tipo di accertamento che, forse, sarebbe opportuno attribuire ad un terzo.
L'attività del verificatore rispetto al c.t.u., si connota prioritariamente per l'effettuazione di un accertamento tecnico, di natura non valutativa, piuttosto che nella formulazione di un giudizio tecnico
Infine è da ricordare che nel processo amministrativo sono ammessi tutti i mezzi di prova propri del processo civile, tranne l' interrogatorio formale e il giuramento.

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