danno all'immagine

Le reiterate querele e la plateale notifica a mani della citazione integrano un abuso del diritto con danno all'immagine risarcibile

| 29 maggio 2014


Tribunale di Milano, Sez. Spec. Impresa - A, 24 aprile 2014, n. 5389
Un noto artista figurativo promuove una causa per contraffazione nei confronti di un coreografo di fama mondiale, affermando il carattere plagiario di una coreografia realizzata da quest'ultimo, che - secondo la tesi dell'attore - avrebbe indebitamente ripreso o abusivamente elaborato i caratteri essenziali di un'opera figurativa e di un'opera coreografica di cui il medesimo rivendica la titolarità dell'attore. Venivano convenute in giudizio anche la Fondazione Teatrale e l'Associazione Teatrale che avevano organizzato, promosso e ospitato le rappresentazioni dell'opera ritenuta plagiaria.
Il Tribunale di Milano, Sez. Specializzata in materia di impresa, Sez. A. - evidenziando che, ai fini della sussistenza del plagio, gli elementi asseritamente ripresi nell'opera successiva non devono essere volgarizzati e divenire patrimonio comune acquisito delle arti visive o letterarie cui ci si riferisce - ha ritenuto che, nel caso di specie, ci si trovasse di fronte a due diverse elaborazioni delle medesime suggestioni iconografiche.
Il Giudice ha, quindi, concluso per l'assenza di attività contraffattoria, essendo l'opera del secondo autore, frutto di una autonoma espressione creativa, in parte fondata su comuni fonti di ispirazione, ma del tutto scevra da ogni tributo all'opera dell'attore.
A fronte del rigetto di tutte le pretese attoree fondate sulla contraffazione, il Tribunale di Milano ha invece accolto le domande riconvenzionali del coreografo convenuto in giudizio, per responsabilità aggravata ai sensi dell'art. 96 c.p.c. e per lesione dell'immagine e reputazione.
In base ai fatti esposti in causa era stato accertato che l'attore aveva chiesto, per ben tre volte, l'intervento del giudice penale ai danni del convenuto, con denunce tutte archiviate, inviando lettere di diffida ad autorità e personaggi ai più alti vertici culturali e istituzionali e coinvolgendo i più diversi media, anche televisivi, in affermazioni inveritiere, quali l'avvenuto riconoscimento della condotta plagiaria da parte dell'Autorità penale.
I Giudici, ripercorrendo la giurisprudenza della Cassazione in tema di abuso del diritto (Cfr. Cass. Sez. Un. 23726/2007; Cass. 20106/2009) e abuso del processo (Cass. 10640/2010), hanno ritenuto che l'esercizio del diritto di denuncia-querela, pur se formalmente legittimo e presidiato dall'art. 24 Cost., può essere considerato abusivo e quindi illecito laddove venga attuato per il raggiungimento di obiettivi diversi da quelli di giustizia, ovvero, come nel caso di specie, sia così inutilmente reiterato e costituisca l'occasione per dare indebita pubblicità alla propria soggettiva valutazione di plagio.
L'attore, inoltre, aveva altresì notificato l'atto di citazione in giudizio a mani del convenuto il giorno della prima del balletto, in platea e con l'ausilio della forza pubblica, nonché alla presenza di alte personalità del mondo dell'arte e di autorità nazionali.
Tale ultimo comportamento è stato considerato dal Tribunale una condotta abusiva del diritto, attribuito dall'art. 138 c.p.c., di notificare a mani del convenuto ovunque si trovi, anziché nella residenza (peraltro, ben nota all'attore).
Tale condotta, non solo inopportuna ma dolosamente finalizzata all'esclusivo intento di denigrare la personalità e l'opera del convenuto, costituisce per il Giudice un gravissimo abuso dei diritti attribuiti dall'ordinamento ed una torsione di strumenti processali legittimi, gravemente ed ingiustificatamente lesiva della reputazione del convenuto e della sua identità personale.
Pertanto, anche in assenza di una specifica prova di concreti pregiudizi patrimoniali, è stata riconosciuta la responsabilità risarcitoria dell'attore, quantificando il danno in via equitativa.
Infatti, pur dovendosi rifiutare la logica della identificazione del danno nella stessa lesione del bene costituzionalmente tutelato e dovendosi invece condividere l'idea che anche in questo caso il danno si debba identificare sempre in un danno-conseguenza (cioè in accadimento ricollegatesi alla lesione della situazione protetta sulla base di un nesso di causalità), quando il soggetto leso sia persona fisica, tale danno-conseguenza deve nella concretezza del caso presumersi di norma esistente, sulla base di una massima di esperienza. L'attore infine è stato condannato alla rifusione delle spese processuali nei confronti di tutti i convenuti.

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