licenziamento

Legittimo il licenziamento in caso di ripetute assenze per malattia anche se il periodo di comporto non viene superato

| 8 settembre 2014


Con la recente sentenza n. 18678 del 4 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha esaminato un frequente problema che riguarda le aziende, ovvero le ripetute assenze per malattia del lavoratore ("a macchia di leopardo") in concomitanza dei giorni di riposo; nella fattispecie in esame la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale, che aveva ritenuto legittimo il licenziamento intimato al dipendente.
Nel caso esaminato, il lavoratore si era ripetutamente assentato dal posto di lavoro per malattia nel corso di vari anni e, spesso, anche nel corso dello stesso mese; le assenze per malattia (due-tre giorni) venivano costantemente "agganciate" ai giorni di riposo.
Il datore ha quindi risolto il rapporto di lavoro, poiché - in considerazione delle modalità con cui le assenze si verificavano - la prestazione lavorativa del dipendente non era sufficientemente e proficuamente utilizzabile dall'azienda, essendo la stessa divenuta inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l'organizzazione aziendale.
La Suprema Corte ha ricordato il suo costante orientamento (cfr. Cass. n. 7474/2012) secondo cui, in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il controllo del giudice consiste nel verificare l'effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, non potendo invece sindacare la scelta dei criteri di gestione dell'impresa, espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall'art. 41 Cost..
Inoltre, la Corte di Cassazione ha evidenziato che è legittimo il licenziamento intimato al lavoratore per scarso rendimento qualora sia risultato provato, sulla scorta della valutazione complessiva dell'attività resa dal lavoratore ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, un'evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente.
La Suprema Corte ha quindi accertato che la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi, poichè la malattia del lavoratore non assume rilevanza di per sé, ma in quanto le assenze in questione, pur se incolpevoli, rendono la prestazione non più utile per il datore di lavoro, incidendo negativamente sulla produzione aziendale.
Nella fattispecie in esame, peraltro, la Corte territoriale ha attribuito rilevanza ad ulteriori circostanze inerenti l'incidenza delle assenze per malattia sul funzionamento dell'azienda.
In particolare, era stato accertato, anche nel corso della prova testimoniale, che tali assenze comportavano notevoli scompensi organizzativi, in quanto non solo venivano comunicate all'ultimo momento, con la conseguente difficoltà di reperire in tempi ristretti un sostituto del lavoratore assente, ma anche in considerazione del fatto che le assenze si verificavano frequentemente quando il lavoratore doveva effettuare il turno di fine settimana o il turno notturno, il che determinava ulteriori difficoltà nel reperire il sostituto.
In conclusione, il principio affermato dalla Suprema Corte nella sentenza in esame è importante, in quanto, nell'ambito di un contemperamento dei contrapposti interessi (tutela della salute e tutela della produttività), si consente al datore di lavoro di privilegiare le esigenze organizzative e produttive anche laddove il periodo di comporto non venga superato (infatti, la Corte di Cassazione ha precisato che, in via generale, in caso di malattia del dipendente il datore non può recedere dal rapporto di lavoro prima del superamento del limite di tollerabilità dell'assenza, costituito dal c.d. periodo di comporto).
Tuttavia, alla luce di quanto risulta dalla sentenza in esame, la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro con il dipendente non può prescindere da una valutazione delle circostanze concrete, in quanto non sembra sufficiente che le assenze per malattia siano collocate in prossimità del riposo, dovendosi considerare altresì la frequenza di tali assenze, nonchè l'effettivo impatto delle medesime sull'organizzazione aziendale.