anatocismo

Tribunale di Milano: l'anatocismo praticato dalle banche vietato dal 1° gennaio 2014

| 8 giugno 2015


Il Tribunale di Milano accoglie il ricorso proposto in via cautelare da una associazione di consumatori e inibisce a due noti istituti di credito di dar corso a qualsiasi forma di anatocismo degli interessi passivi con riferimento ai contratti di conto corrente già in essere o che verranno in futuro stipulati con consumatori.
Prima di analizzare il contenuto di questo provvedimento cerchiamo di fare il punto sulla vexata quaestio dell'anatocismo bancario.
Al fine di comprendere quali interessi anatocistici siano ripetibili o no occorrerà, in primo luogo, distinguere in base al periodo in contestazione.
Gli interessi versati in virtù della capitalizzazione trimestrale fino al 30.06.2000 saranno, salvo che non intervengano nuovi e repentini cambi di giurisprudenza, interamente ripetibili.
Per il periodo precedente al 1 luglio 2000 la giurisprudenza di legittimità ha, infatti, chiarito a più riprese che la previsione di una capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista alla banca è nulla per violazione della norma imperativa di cui all'art. 1283 c.c. sulla base dell'assorbente rilievo per cui l'uso bancario previsto dalle norme bancarie uniformi predisposte dall'ABI configura un uso meramente negoziale, come tale inidoneo a derogare ai limiti fissati dalla norma de qua.
Sebbene tale revirement del giudice di legittimità abbia reso illegittima una condotta perpetrata dagli istituti bancari sulla scorta dell'affidamento riposto nelle norme bancarie uniformi e nel valore che la giurisprudenza attribuiva alle stesse, le criticità sotto il profilo anatocistico per le Banche non finiscono qui.
A far data dal 1 luglio 2000 occorrerà, invero, distinguere tra:
a)rapporti sorti dopo il 30.06.2000, in relazione ai quali gli interessi anatocistici saranno ripetibili solo laddove non risulti dimostrata o dimostrabile in giudizio dalla Banca la specifica approvazione per iscritto della clausola che prevede la reciprocità nella capitalizzazione di interessi debitori e creditori, in ossequio a quanto previsto della nota Delibera CICR, destinata evidentemente a rappresentare uno spartiacque nell'individuazione della disciplina applicabile;
b)rapporti sorti prima dell'adozione della richiamata delibera, in relazione ai quali la ripetibilità degli interessi anatocistici versati dal cliente alla banca è discussa.
Alcuni tribunali, come quello di Bari, accogliendo le tesi sostenute dalle Banche, ritengono che per la validità e l'applicazione al rapporto della pari reciprocità e, quindi, per la configurabilità di una valida deroga al divieto di cui all'art. 1283 c.c., sia sufficiente la comunicazione della Banca con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e con lettere di estratto conto trasmesse, senza necessità di sottoscrizione di un nuovo ulteriore contratto.
In altri fori si è, invece, sostenuto che ai fini della legittimità della capitalizzazione sia necessaria la specifica pattuizione delle nuove modalità di capitalizzazione, non essendo sufficiente la mera comunicazione dell'intermediario.
E questo non solo, in base ad un primo orientamento che prevede che le modalità previste dalla delibera CIRC siano state travolte dalla declaratoria di incostituzionalità della norma primaria (art. 25 comma 3 d.lgs. 342/1999 che prevedeva l'irretroattività della reciprocità come condizione legittimante), ma anche e soprattutto in base ad un secondo orientamento, in forza del quale l'introduzione in forza della delibera di una capitalizzazione trimestrale degli interessi, deve intendersi come modifica peggiorativa rispetto alla condizione preesistente, rendendosi, per l'effetto, necessaria una specifica pattuizione/approvazione della nuova capitalizzazione da parte del cliente.
In questo contesto si colloca, infine, a dimostrazione di come la questione dell'anatocismo bancario presti il fianco ad imprevedibili sviluppi, tanto giurisprudenziali quanto normativi, l'orientamento recentemente avallato dal Tribunale di Milano con l'ordinanza del 14.04.2015 in esame.
Diverse le questioni giuridiche esaminate.
In primo luogo, nel valutare la legittimazione attiva di una Associazione di consumatori a proporre ricorso ex art. 140 Codice del Consumo in subiecta materia, il Tribunale di Milano ha ritenuto che l'applicazione da parte degli istituti di credito di una clausola, quale quella sulla capitalizzazione degli interessi passivi, divenuta nulla a seguito di sopravvenuta normativa, possa essere sussunta nella violazione dell'obbligo clare loqui nei rapporti contrattuali legittimando, per l'effetto, le associazioni di consumatori ad agire contro le banche a tutela dell'interesse diffuso alla correttezza.
Quanto all'invocabilità della tutela cautelare, il Collegio milanese si è fatto carico di precisare che i giusti motivi di urgenza richiesti dal Codice del Consumo sono ravvisabili non nel carattere diffuso dell'interesse di cui si invoca la tutela, che rileva in tema di legittimazione, quanto piuttosto nella potenziale reiterabilità della condotta, intesa tanto come idoneità della clausola nulla ad essere inserita in nuovi stipulandi contratti, quanto nella capacità di continuare a produrre i loro effetti in quanto inserite in contratti di durata.
Ciò premesso, il giudice si chiede se le modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2014 al TUB abbiano reso illegittima a far data del 1 gennaio 2014 qualsiasi prassi anatocistica nei rapporti bancari vietando l'addebito di interessi anatocistici.
Il Collegio, accogliendo le tesi avanzate dall'associazione dei consumatori, ha statuito che la portata dispositiva dell'art. 120 co 2 lett. a) e b) del TUB, di per sé indipendente dalla disciplina tecnica non ancora adottata dal CICR, implica:
a)la necessità che gli interessi vengano conteggiati/contabilizzati con la medesima periodicità al fine di consentire l'esigibilità degli stessi e l'eventuale compensazione;
b)che essi vengano conteggiati solo sul capitale originario, escludendo che tale operazione contabile possa consentire alcun prodotto anatocistico.
Ne deriverebbe, dunque, la ripetibilità degli interessi corrisposti alla Banca e la non esigibilità di quelli non ancora corrisposti che sarebbero maturati a far data dal 1 gennaio 2014 ad oggi, nonché la necessità per il futuro di espungere o comunque rendere inefficaci eventuali capitalizzazioni già previste contrattualmente, essendo vietato dal legislatore.
In questo provvedimento, destinato a dare il via ad azioni giudiziarie per recuperare somme indebitamente versate dal 2014 ad oggi, il Tribunale di Milano, disattendendo la tesi prospettata dagli istituti di credito, per cui tale innovazione legislativa necessiterebbe per essere operativa, dell'intervento di normazione tecnica secondaria ex CICR, precisa che << la norma non può che essere intesa come rivolta a vietare l'anatocismo nei rapporti bancari, di fatto introducendo una disciplina speciale più rigorosa della normativa ordinaria dettata dall'art. 1283 c.c., con l'effetto che, se dal 2000 al 2013 la normativa speciale era rivolta ad ammettere nei rapporti bancari l'anatocismo in misura più ampia rispetto alla regola generale derogando, a reciprocità pattuita, al divieto di cui all'art. 1283, oggi l'art. 1283 è derogato per i rapporti bancari in termini di maggior rigore, capovolgendo la disciplina previgente >>.

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