mercati finanziari

5,5 miliardi di Minibond a 3 anni dal Decreto Sviluppo 2012

| 9 dicembre 2015


Sono stati quotati in Borsa Italiana circa 5,5 miliardi di minibond dall'emanazione del Decreto-Legge 22 giugno 2012, n. 83, meglio noto come "Decreto Sviluppo", che ha introdotto nell'ordinamento giuridico la possibilità per le società non quotate di collocare sul mercato dei capitali obbligazioni, cambiali finanziarie e altri strumenti partecipativi purché vengano sottoscritti da investitori qualificati.
Infatti, il Governo Monti ha permesso alle imprese emittenti di derogare agli stringenti parametri civilistici, specialmente quelli dell'articolo 2412, che limitano quantitativamente l'emissione di titoli obbligazionari al doppio del capitale sociale aumentato delle riserve iscritte nell'ultimo bilancio approvato.
In realtà, la riforma del diritto societario approvata con la Legge delega 3 ottobre 2001, n. 366 e poi legiferata con il Decreto Legislativo 17 gennaio 2003, n. 6, aveva permesso anche alle s.r.l. di emettere titoli di debito modificando l'articolo 2483 del Codice civile, ma il vincolo stringente del rapporto 2:1 aveva vanificato questa apertura.
Prima della normativa sui minibond, infatti, le uniche aziende che potevano emettere obbligazioni senza limitazioni contabili erano le società con le azioni quotate in mercati regolamentati, limitatamente alle obbligazioni a loro volta quotate. Ma a partire dal Decreto Sviluppo del 2012 anche le società non quotate, con l'ausilio degli intermediari professionali, hanno ottenuto la possibilità di accedere a Borsa Italiana.
Il provvedimento governativo emanato d'urgenza, per fronteggiare il perdurare della crisi e la spirale degli effetti connessi col credit crunch, ha disegnato nuovi canali di finanziamento e varato degli incentivi fiscali. Infatti, alle imprese non quotate diverse dalle microimprese descritte nella Raccomandazione 2003/361/CE è stato applicato lo stesso regime tributario delle società per azioni negoziate nei mercati regolamentati e nei sistemi multilaterali di negoziazione (MTF) degli Stati white list.

Parametri aziendali contenuti nella Raccomandazione 2003/361/CE

Dimensione Unità Personale Fatturato/bilancio* Emissione minibond

Grandi

≥ 250

> 50 / 43

SI
Medie < 250; ≥ 50 < 50 / 43 SI
Piccole < 50; ≥ 10 < 10 SI
Micro < 10 < 2 NO

(* le voci sono espresse in milioni di euro)


Il Codice civile così modificato ha permesso a Borsa Italiana di istituire nel 2013 l'ExtraMOT-Pro, che è un segmento professionale del mercato ExtraMOT, e presenta delle caratteristiche di agevole accesso e di flessibilità soprattutto per le PMI che hanno scelto la via dell'innovazione e della crescita competitiva sui mercati finanziari.
Per quotare i minibond, cambiali finanziarie, project bond e altri strumenti partecipativi, infatti, non si ha l'obbligo di pubblicazione del Prospetto Informativo (Direttiva 2003/71/CE del 4 novembre 2003, c.d. "Direttiva Prospetti") dato che questi titoli non sono diffusi tra il pubblico ma solo tra gli investitori professionali. Inoltre, è sufficiente aver pubblicato i bilanci degli ultimi due esercizi finanziari ed averne fatto certificare l'ultimo dai revisori contabili.
Non dovuta ai fini della quotazione, ma risulta consigliabile, è l'attribuzione di un rating pubblico. Rispetto ai tradizionali requisiti richiesti dalle banche, altri sono i fattori che vengono prevalentemente presi in esame: la solidità aziendale, le prospettive di crescita, la sostenibilità economico finanziaria del prestito obbligazionario.
Gli strumenti collocati sull'ExtraMOT-Pro da febbraio 2013 a novembre 2015 sono stati 140, ed il dato aggregato presenta una media di circa 50 milioni di euro per ogni operazione di finanziamento. È da segnalare che le emissioni delle PMI per importi più contenuti aumentano.
Un altro elemento degno di rilievo è la diversa forma di rimborso dei titoli, che registrano la preponderanza dei bullet, tecnica finanziaria che rimborsa il capitale di debito in un'unica soluzione alla scadenza, mentre nei titoli amortising il capitale viene rimborsato progressivamente tramite un programma di ammortamento a cui si aggiunge il pagamento della quota di interessi periodica. Altro comune denominatore della maggior parte delle PMI è il sistema di regolamento adottato, che è quello del Monte Titoli, società del gruppo Borsa Italiana. Altri emittenti, invece, hanno preferito altri sistemi come Euroclear e Clearstream Banking Luxembourg.
Come è noto l'economia italiana è caratterizzata da un sistema produttivo avente una dimensione aziendale scarsamente patrimonializzata, minore anche rispetto alla media comunitaria. Nello Small Business Act del 2013 la Commissione Europea ha registrato che il 99,9% delle imprese italiane sono PMI, di cui solo il 5,5% pari a poco più di 200.000 sono piccole e medie aziende, mentre il 94,4% pari a circa 3,5 milioni sono microimprese.
Tuttavia, l'agenzia di rating Cerved Group ha stimato che oltre 34.000 imprese italiane hanno i requisiti di bilancio per emettere minibond e cambiali finanziarie ed attrarre investitori nazionali e internazionali. Questa selezione di imprese, infatti, rappresenta un'economia di 785 miliardi di euro di cui 162 miliardi di valore aggiunto, valendo oltre il 10% del PIL nazionale a fronte di un indebitamento di 140 miliardi di euro.

Italia Italia UE 27

Aziende

Numero

% tot.

% media
Micro 3.491.826 94,4% 92,1%
Piccole 183.198 5,0% 6,6%
Medie 19.265 0,5% 1,1%
Totale PMI 3.694.289 99,9% 99,8%
Grandi 3.196 0,1% 0,2%
Totale 3.697.485 100% 100%


Il dato italiano va considerato anche alla luce di una cultura aziendale di tipo familistico, che non di rado ricorre all'adagio "famiglia ricca, impresa povera" in una logica di depauperamento dell'impresa a vantaggio della famiglia, tanto da ampliare le asimmetrie informative e la soggettività dell'imprenditore nell'azienda come elemento sia di successo sia, al contempo, di limite e di fragilità.
Le imprese italiane di medie e piccole dimensioni sovente si sono avvicinate al mercato del credito secondo un approccio non ponderato tra i vantaggi e gli svantaggi delle diverse forme di finanziamento, soprattutto se posseggono una scarsa patrimonializzazione e devono confrontarsi con i più stringenti parametri di Basilea III.
Le cambiali finanziarie, le anticipazioni bancarie, i certificati di investimento, i prestiti e i finanziamenti, gli aumenti di capitale, sono le forme più richieste dalle PMI ma nondimeno possono rivelarsi strumenti meno efficienti di altre forme di gestione della finanza aziendale.

L'approfondimento continua in Lex24

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