Il sovraindebitamento e la Legge n. 3 del 27 gennaio 2012

| 23/05/2016 12:45

A cura dell'Avvocato Lario Paccosi, responsabile del Progetto Prodeitalia per la Toscana

Il sovraindebitamento prima di un concetto giuridico è un fenomeno sociale purtroppo oggi molto diffuso. Esso dipende da una situazione economico finanziaria del soggetto (consumatore o professionista e/o imprenditore non fallibile) in cui con il proprio reddito non può più far fronte ai debiti contratti, non si pagano più le bollette, le rate del mutuo, i fornitori o le tasse. Anche le minime azioni quotidiane necessarie come il pagamento di un corso di studi per un figlio o un esame medico diventano un ulteriore problema nel problema.

La condizione di sovraindebitamento si verifica quando il debito è maggiore del reddito disponibile. Le cause possono essere le più varie la perdita del lavoro, una malattia prolungata o una riduzione dello stipendio. Ci sono anche situazioni di sovraindebitamento generate da una cattiva gestione del denaro legata al raggiungimento di obiettivi che con il tempo non sono stati raggiunti o al riferimento a modelli culturali ed economici troppo onerosi rispetto alle reali possibilità. Purtroppo quando ciò accade è difficile capire cosa fare.

Come uscirne. Si tende a nascondere la realtà, a fingere di non avere alcun problema e nel contempo si continuano ad accumulare debiti. Spesso l'unico orientamento possibile è quello che possono fornire sportelli o professionisti che conoscendo la materiale sanno come destreggiarsi in una situazione che è oggettivamente complicata. La possibilità di uscire da tutto ciò è offerta dalla Legge n. 3 del 27 gennaio 2012 che definisce il sovraindebitamento come "una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni". I soggetti a cui si rivolge - il consumatore, il piccolo imprenditore, l'imprenditore agricolo, le start up innovative, i professionisti - possono accedere alla procedura della composizione della crisi e trovare un accordo di ristrutturazione del debito o presentare un piano consumatore.

Nel dettaglio. La Legge n. 3 del 27 gennaio 2012 offre tre sistemi per la risoluzione della crisi: la procedura dell'accordo del debitore (dedicata a imprenditori non fallibili e liberi professionisti); la procedura del piano del consumatore (si caratterizza per l'assenza di un procedimento volto ad acquisire il consenso dei creditori); in alternativa, o in alcune ipotesi in conseguenza di tali due procedure, la procedura di liquidazione del patrimonio. Tutte e tre le procedure ruotano attorno all'organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento.

La differenza tra le due procedure (accordo del debitore e piano del consumatore) sta nella necessità, solo nel primo caso, di acquisire il consenso di tanti creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti. Resta la possibilità per il debitore di avvalersi di propri consulenti per il confezionamento della proposta di accordo o del piano, depositando quindi il ricorso al Tribunale e chiedendo di nominare un professionista per la valutazione dell'accordo o del piano e per l'attestazione di fattibilità.

Il piano del consumatore prevede alcuni passaggi: la redazione di un piano da parte dell'Organismo di composizione della crisi; il deposito nel tribunale del luogo di residenza del soggetto sovraindebitato; la valutazione giudiziale della fattibilità del piano, della condotta del consumatore con riguardo alla ragionevole prospettiva di adempimento delle obbligazioni al momento della loro assunzione, della mancanza di colpa nella determinazione del sovraindebitamento.

I vantaggi sono chiari e consistono nel possibile ridimensionamento anche dei crediti privilegiati, del blocco del decorso degli interessi sui debiti chirografari, e quindi nella possibilità di ottenere il blocco delle procedure esecutive e l'esdebitazione nel caso di regolare adempimento del piano per debiti non soddisfatti.Negli anni che seguirono l'entrata in vigore della legge 3/2012, le procedure di composizione hanno stentato a decollare, anche per l'assenza di un regolamento che disciplinasse la costituzione e l'operatività degli Organismi di composizione della crisi, vero perno delle procedure. Quelle effettuate nei Tribunali nazionali, sono avvenute attraverso la nomina da parte del giudice di un professionista che effettuasse una valutazione del piano o dell'accordo proposto dal debitore e ne attestasse la fattibilità.