La concorrenza sleale in favore di società del Gruppo attuata attraverso soggetti interposti

| 09/11/2016 15:34



A cura dell'avv. Vittorio Provera – Trifirò & Partners Avvocati

La moderna organizzazione delle attività economiche di impresa si basa sempre di più sull'esistenza di gruppi societari, nell'ambito dei quali alcune entità possono porre in essere comportamenti a danni di terzi che risultano determinare un vantaggio per altra società del gruppo.

In questo quadro, una lettura troppo rigida delle disposizioni in materia di concorrenza sleale potrebbe determinare dei limiti alla tutela di legittimi interessi delle aziende concorrenti che operano nel rispetto delle regole.

Sul punto, una recente sentenza della Suprema Corte del 23 dicembre 2015 n. 25921 si è occupata di un particolare caso di azione concorrenziale illecita, riconoscendo la responsabilità sia dell'autore materiale dell'illecito concorrenziale, sia dell'impresa mandante, in presenza di un vantaggio procurato ad una società diversa appartenente tuttavia allo stesso gruppo e, quindi, collegata da un interesse economico unitario.

La vicenda aveva avuto inizio allorché la D.C.C. aveva commissionato alla C. s.a.s. disegni tecnici relativi alla progettazione di elementi dei forni per impianto siderurgico; peraltro con obbligo in capo alla C. s.a.s. di mantenere il segreto professionale sugli elaborati che presentavano soluzioni non di pubblico dominio. Dopo la realizzazione della commessa, tuttavia, la C. s.a.s. aveva venduto alla S. s.r.l. disegni tecnici sostanzialmente identici a quelli eseguiti nell'interesse della D.C.C..

L'acquirente, poi, li aveva messi a disposizione della S. S.p.A. (utilizzatore finale e soggetto diverso dal primo), la quale aveva impiegato i disegni per la realizzazione di un impianto siderurgico, dopo essersi aggiudicata una gara d'appalto in Egitto.

A fronte di tali comportamenti la D.C.C. aveva avviato azione giudiziaria, ottenendo dapprima un sequestro dei disegni tecnici realizzati dalla C. s.a.s. per la S. s.r.l. e, quindi, una sentenza di condanna del Tribunale di Milano nei confronti sia della C. s.a.s. che della S. s.r.l. per condotta concorrenziale illecita, formulando peraltro una domanda di risarcimento di carattere generale, per tutti i danni di qualunque tipologia ricollegabili ai comportamenti denunciati.

Avverso la sentenza del Tribunale di Milano era stato proposto appello dalla S. S.r.l., ma la competente Corte territoriale aveva confermato al responsabilità solidale sia dell'acquirente dei disegni, sia della C. s.a.s.

A questo punto, sempre la S. S.r.l. proponeva ricorso per cassazione nel quale, in breve, evidenziava innanzitutto un'asserita illegittimità della pronuncia, in quanto la ricorrente sarebbe rimasta estranea alla condotta contestata (poiché la violazione delle intese tra C. s.a.s. e D.C.C. riguardava questi due soggetti).

Inoltre, rilevava di non aver in alcun modo utilizzato i disegni, avendoli solo messi a disposizione di altra Società (S. S.p.A.), la quale aveva poi impiegato il materiale per la realizzazione di in diverso impianto.

Infine lamentava la mancanza di validi elementi probatori a sostegno del preteso danno subito dalla D.C.C. in conseguenza dell'affermato illecito concorrenziale.

I Giudici di legittimità hanno confermato, tuttavia, la pronuncia della Corte di Appello, attraverso una corretta interpretazione della ratio della tutela prevista in materia (in particolare delle disposizioni di cui al n. 3 dell'art. 2598 c.c.), la quale impone che le aziende coinvolte nel mercato debbano rispettare regole di correttezza e di lealtà; cosicché nessuna di tali aziende possa avvantaggiarsi della diffusione e collocazione di prodotti o servizi realizzati attraverso comportamenti contrari all'etica delle relazioni commerciali.

Il citato art. 2598 n. 3 c.c. censura le condotte di "chiunque si avvale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda". In tale contesto, il termine chiunque ricomprende una categoria ampia di soggetti, che possono concorrere a dar corso ad azioni illegittime con violazione dei citati obblighi di correttezza.

Dunque, se è pur vero che la concorrenza sleale è normalmente riconducibile ad imprese che operano in concorrenza fra loro nel mercato, secondo la Corte non si può escludere l'illecito allorché il comportamento sia attuato da un soggetto terzo, interposto, che agisce per conto di un concorrente del danneggiato o, comunque, in collegamento con lo stesso.

A conferma, la presenza (nella norma sopra richiamata) della locuzione "indirettamente", legittima l'accertamento della responsabilità da illecito dell'imprenditore concorrente per quegli atti che, sebbene posti in essere da un terzo (non operante nel settore), siano finalizzati alla realizzazione di un interesse proprio del primo imprenditore.

Nello specifico, è stata quindi accertata una "relazione di interessi" nel contratto tra C. s.a.s. e S.s.r.l. attraverso cui era avvenuta la cessione dei progetti, nonostante il vincolo di segreto riservato alla iniziale committente D.C.C.. Inoltre, la responsabilità della S s.r.l. non è venuta meno, secondo i Giudici, per il semplice fatto che quest'ultima non si sia avvantaggiata dall'acquisizione di detti disegni poiché erano poi stati messi a disposizione di un'altra diversa società dello stesso Gruppo, la S. S.p.a. (la vera concorrente della D.C.C.), che aveva ottenuto il vantaggio anche economico dell'utilizzo dei disegni.

In definitiva, l'insieme dei comportamenti accertati e dei rapporti sottostanti integrano l'illecito di cui all'art. 2598 n. 3 c.c., poiché quanto realizzato dalla S. s.r.l., sia pure attraverso il soggetto interposto C. s.a.s. (che ha violato il segreto sugli elaborati ai danni di D.C.C.), ha permesso di avvantaggiare una società che per la sua collocazione e' collegata alla ricorrente da un interesse economico unitario.

Quanto al danno risarcibile, fermo il principio che nei casi di illecita concorrenza deve essere autonomamente provato, nel caso concreto – stante l'ampia formulazione della domanda della società danneggiata – il pregiudizio è stato accertato in relazione al mancato guadagno che sarebbe derivato dalla concessione ad altre imprese dei diritti industriali correlati ai disegni tecnici illegittimamente utilizzati da S. s.r.l. e C. s.a.s

Le conclusioni cui è addivenuta la Corte sono condivisibili, proprio in quanto permettono, attraverso una corretta interpretazione ed applicazione della disciplina esistente, di perseguire condotte chiaramente non conformi ai principi di correttezza e poste in essere attraverso lo strumentale coinvolgimento di soggetti, solo formalmente terzi, ma che perseguono un interesse comune con l'impresa concorrente.