L'abrogazione dell'obbligo di pubblicare il resoconto intermedio di gestione da parte delle società quotate: un beneficio per molte, ma per non tutte

| 12/01/2017 10:46


Avv. Francesco Dagnino e Avv. Andrea Maroni– LEXIA Avvocati


Il D. Lgs. 15 febbraio 2016, n. 25, nel recepire la Direttiva 2013/50/UE (di modifica della Direttiva 2004/109/CE, c.d. Direttiva Transparency), ha abrogato l'obbligo di pubblicazione dei resoconti intermedi di gestione - conosciuti anche come relazioni finanziarie trimestrali - da parte degli emittenti quotati aventi l'Italia come Stato membro d'origine.

Trattasi di una misura prevalentemente volta, da un lato, a contenere gli oneri economici ed amministrativi in capo alle società quotate connessi all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, oneri rilevanti in particolare per gli emittenti di minori dimensioni. Dall'altro lato, tale misura intende limitare il fenomeno del c.d. "short-termism", ovverosia l'eccessiva tendenza del management di società quotate a privilegiare progetti e risultati di breve termine a scapito di strategie di medio-lungo termine.

Il sopra richiamato decreto legislativo ha quindi modificato, tra l'altro, l'art. 154-ter, comma 5, del Testo Unico della Finanza, che prevedeva la pubblicazione dei resoconti intermedi di gestione entro quarantacinque giorni dalla chiusura del primo e del terzo trimestre dell'esercizio. In virtù di tale modifica, a partire dal 2 gennaio scorso i predetti emittenti avranno solo la facoltà (ma non appunto l'obbligo) di comunicare al pubblico, su base volontaria e in conformità ai principi e criteri applicativi del nuovo art. 82-ter del regolamento adottato con delibera della Consob n. 11971 del 14 maggio 1999 in materia di emittenti, le "informazioni finanziarie periodiche aggiuntive" rispetto alla relazione finanziaria annuale e semestrale.

Il nuovo art. 82-ter del citato regolamento prevede che gli emittenti quotati aventi l'Italia come Stato membro d'origine:

a) rendono pubblica l'intenzione di comunicare le informazioni finanziarie periodiche aggiuntive, specificando i relativi elementi informativi, in modo che le decisioni adottate risultino chiare e stabili nel tempo;

b) specificano i termini per l'approvazione e la pubblicazione dell'informativa da parte dell'organo competente;

c) garantiscono la coerenza e la correttezza delle informazioni finanziarie periodiche aggiuntive diffuse al pubblico e la comparabilità dei relativi elementi informativi con i corrispondenti dati contenuti nelle relazioni finanziarie precedentemente diffuse al pubblico;

d) assicurano un accesso rapido, non discriminatorio e ragionevolmente idoneo a garantirne l'effettiva diffusione delle informazioni in tutta l'Unione Europea.

In tale contesto, ASSONIME ha tra l'altro espresso l'opportunità che i consigli di amministrazione delle società interessate adottino e rendano pubblica una politica di gestione dell'informativa finanziaria periodica su base volontaria. Ciò, anche al fine di garantire continuità e regolarità di informazione al mercato, con riferimento sia ai contenuti sia alle modalità di diffusione della medesima.

In una posizione peculiare si trovano, tuttavia, gli emittenti che sono in possesso della qualifica di STAR ai sensi del regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana. In relazione a tali emittenti, infatti, il regolamento di Borsa, conformemente alla possibilità concessa dal considerando n. 5 della Direttiva 2013/50/UE, continua a prevedere l'obbligo di rendere disponibile al pubblico il resoconto intermedio di gestione.

Gli emittenti del segmento STAR risultano pertanto tenuti, allo stato attuale, a pubblicare il resoconto intermedio di gestione in conformità a quanto finora avvenuto, facendo in particolare riferimento, come anche comunicato da Borsa Italiana con avviso n. 7587 del 21 aprile 2016, alle disposizioni del previgente art. 154-ter, comma 5, del Testo Unico della Finanza.

Tale eccezione, se per un verso potrebbe essere giustificabile in virtù delle peculiarità del segmento di mercato in questione, caratterizzato da requisiti più stringenti rispetto alle altre società del MTA in termini di trasparenza e comunicazione, liquidità e corporate governance, per altro verso non appare coerente con l'obiettivo della riforma di indirizzare gli obiettivi del management su un maggior orizzonte temporale, continuando peraltro a costituire per gli emittenti STAR, in situazione di disparità con gli emittenti – anche di maggiori dimensioni – appartenenti ad altri indici, un non irrilevante aggravio in termini economici ed amministrativi.

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