Le risposte del trust

13/02/2017 13:45


A cura di Gabriella Opromolla, avvocato - Eptalex Jglegal

Il Trust è un istituto diventato operante in Italia nel 1992, grazie alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 1985 avente ad oggetto la legge applicabile ai trust ed al loro riconoscimento. Da un punto di vista fiscale, l'istituto ha invece ricevuto la sua prima disciplina con legge n. 296 del 27 dicembre 1996 (Legge Finanziaria 2007) .

Si tratta di un figura giuridica mutuata dal diritto anglosassone con cui un soggetto ("disponente", settlor) trasferisce la proprietà di determinati suoi beni a un altro soggetto (trustee), affinchè il trustee – raggiunga uno scopo determinato o più scopi indicati dal settlor, attraverso lo svolgimento di un'attività che può essere giuridica o materiale.

Con l'atto di trasferimento in favore del trustee, il disponente si spoglia della titolarità dei beni trasferiti, che quindi non fanno più parte del suo patrimonio, ma diventano parte del cosiddetto "patrimonio segregato" costituito dal fondo che fa capo al trust. Ciò comporta che i beni che fanno parte del fondo sono di fatto tutelati da tutti i possibili "attacchi esterni" in quanto, proprio per la struttura di "patrimonio segregato":


• non possono essere aggrediti da eventuali creditori del disponente, perché, a seguito del trasferimento al trustee, non si trovano più nel patrimonio del disponente;
• non possono essere aggrediti dai creditori personali del trustee, perché non entrano nel suo patrimonio personale;
• non concorrono alla formazione della massa ereditaria del trustee in caso di morte del medesimo;
• non rientrano, ad alcun titolo, nel regime patrimoniale legale della famiglia del trustee se si versa nella ipotesi in cui quest'ultimo è coniugato;
• non sono legittimamente utilizzabili per finalità divergenti rispetto a quelle predeterminate nell'atto istitutivo del trust;
• non possono essere aggrediti dai creditori personali dei beneficiari fino a quando i beni inclusi nel fondo del trust non siano oggetto di attribuzione ai beneficiari stessi da parte del trustee.


In sostanza, il patrimonio conferito al trust viene completamente "blindato" e potrà essere gestito esclusivamente negli interessi del soggetto beneficiario.

L'estrema duttilità di questo istituto fa sì che siano diversi gli obiettivi che di volta in volta il trust può raggiungere e diverse le risposte che il medesimo può dare alle esigenze della autonomia privata.

Alcuni esempi concreti.
La Cassazione ha ammesso il trust c.d. puramente liquidatorio, cioè istituito da società in bonis, che non abbia altro scopo che eludere i principi sulla liquidazione dettati dal codice civile. E' anche possibile il trust c.d. di salvataggio che si inserisce quale momento di un piano di concordato preventivo (liquidatorio o con continuità aziendale). In particolare, il trust può utilmente essere impiegato nell'ambito di piani di concordato preventivo di gruppo: è un efficiente strumento per imprimere un vincolo reale di destinazione ad apporti esterni utili ad assicurare la fattibilità del piano (trust di garanzia), con il limite della tutela dei creditori del disponente anche alla luce dell'art. 2929 bis c.c..

Nei casi di integrazioni fra due gruppi societari a capo dei quali vi siano due holding, si può creare un "trust holding della holding". Più in dettaglio, il trust si può collocare in funzione di super-holding, ovvero si sostituisce alla creazione di una ulteriore holding da parte dei due gruppi: al trust vengono trasferite le azioni delle società controllate dalle holding che rimangono prive di qualsiasi partecipazione ed al trustee, al quale si affianca un guardiano, viene affidato il compimento di tutte le operazioni necessarie, con il vantaggio di interporre un soggetto terzo che assicura imparzialità nell'operazione impedendo il mutamento delle intenzioni di una delle parti ovvero il tentativo di modificare gli accordi originari.

Da qualche anno è stato costituito un trust di scopo fondato da un gruppo di liberi imprenditori che tra i suoi compiti istituzionali svolge l'opera di finanziamento di progetti culturali, di ricerca scientifica, di restauro, valorizzazione beni culturali e "musealizzazione" di monumenti e reperti. Il trust per la gestione di opere d'arte si costituisce con un atto unilaterale, cui si affiancano uno o più atti dispositivi, e si presenta come un trust di scopo, ossia come preordinato al perseguimento di un determinato fine, quando i motivi che portano alla sua costituzione sono finalizzati ad attività benefiche e filantropiche.

Un esempio molto recente è il trust previsto dalla legge "Dopo di Noi". Più precisamente, l'art. 6 della legge n. 112/2016 riconosce piena titolarità ai trust istituiti «in favore delle persone con disabilità grave» che perseguano come «finalità esclusiva», espressamente indicata nell'atto istitutivo del trust, «l'inclusione sociale, la cura e l'assistenza delle persone con disabilità in favore delle quali il trust è istituito» come la prima tra le opportunità di creazione di uno strumento destinato a garantire la qualità della vita dei disabili in assenza dei propri familiari. Si tratta di un trust che ha per oggetto il perseguimento di uno scopo, ovvero il benessere del disabile anche successivamente alla morte dei genitori o dei tutori. E' utile a garantire il "Dopo di noi" in quanto non potrà essere in ogni caso prevista una destinazione diversa del patrimonio rispetto a quella prefigurata dal disponente al momento della stesura dell'atto istitutivo del trust.

Peraltro nell'ambito del trust è prevista una specifica figura di controllo, il protector o guardiano, che ha una duplice funzione: quella di controllo sull'operato del gestore e quella di fungere da raccordo tra il disabile e lo stesso gestore.

Altra novità di interesse è il trust recentemente costituito per i terremotati di Accumoli e Amatrice; si tratta di un trust di pubblico interesse, raccoglie donazioni in ogni forma, le pubblica su un sito con controllo in tempo reale sia per il singolo donatore che per il pubblico con riguardo ai flussi e alla destinazione dei fondi. All'art. 13 dell'atto costitutivo si specifica fra l'altro che "Per il raggiungimento del proprio scopo il Trust potrà assumere anche la veste giuridica di "ONLUS" (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), ai sensi, nei modi e per gli effetti dall'art. 10, del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460".

In sostanza, si può affermare che il trust è in grado di colmare alcune lacune lasciate dai più tradizionali strumenti civilistici. Consente cioè di regolare assetti di interessi che altrimenti non troverebbero sbocco, se non in costruzioni poco trasparenti o in contratti di dubbia validità. Il trust - per la sua intrinseca capacità di adattamento alle singole esigenze del caso concreto - risponde quindi a tante esigenze cui spesso l'ordinamento italiano non fornisce soluzioni o non fornisce soluzioni soddisfacenti. Tuttavia il suo utilizzo non è scevro da limiti; occorre infatti fare molta attenzione, in quanto il trust è un istituto di "protezione patrimoniale", quindi di per sé è innocuo, ma non se ne deve né si può fare un uso distorto. L'obiettivo non deve mai essere quello di eludere il fisco o di sottrarre i capitali ai creditori l'amministrazione finanziaria. A tal riguardo, alcuni trust sono stati dichiarati nulli dai giudici, mentre altri nell'operatività non sono riusciti a soddisfare le ragioni per cui erano stati creati.

Da ultimo, non bisogna confondere il trust con altri istituti giuridici, quali - a titolo di mero esempio - l'affidamento fiduciario o il fondo patrimoniale o la polizza assicurativa, che pure possono essere utilizzati ai fini della protezione e pianificazione del patrimonio, ma che hanno caratteristiche ed effetti ben diversi.