Non Dom: un fil rouge da non bruciare con superficialità

| 16/03/2017 11:24


Nota a cura dell'avv. Luigi Macioce, partner di R&P Legal

"Condono ai miliardari; Italia nuovo paradiso fiscale; Flat-tax a vantaggio dei super ricchi…" recitano molti dei titoli ed articoli che nelle ultime settimane si sono espressi a proposito della neo-concepita disciplina fiscale per i non residenti, volta ad attrarre i grandi patrimoni stranieri nel nostro Paese.

Ricordiamolo ancora una volta: sono disposizioni legislative dedicate ad individui non residenti in Italia, e pertanto già estranei all'assoggettamento dei loro redditi alle nostre imposte. L'Italia offre oggi a tali individui l'opportunità di versare un'imposta sostitutiva pari ad € 100.000/anno per i redditi di fonte non italiana. Come? Bisognerà spostare la propria residenza in Italia, ad esempio giovandosi del nuovo visto per investitori stranieri, che consente l'ingresso e il soggiorno in Italia per periodo superiori ai tre mesi investendo due milioni di euro in titoli di stato o donando un milione di euro ad iniziative filantropiche o per la preservazione e valorizzazione di pezzi del patrimonio culturale italiano ( anche attraverso il meccanismo dell'Art Bonus).


Al di là delle polemiche, c'è un fatto che prescinde dai risultati di questa disciplina, ancora tutti da accertare, ma che vede una combinazione di fattori, che sembrano intendere che per la prima volta in 50 anni l'Italia sembra avere un programma di attrazione di capitali e patrimoni esteri le cui piccole e grandi "briciole" possono essere messi a servizio del nostro sistema paese. In campo tributario non è mai successo, e l'interrogativo è semmai un altro: saremo capaci di mantenere questa promessa?


Pensiamoci. Una modalità di attrazione del patrimonio straniero, senza precedenti, che si esplica in una combinazione di offerte, anch'esse senza precedenti, come il nuovo visto per investitori stranieri che può essere combinato con le previsioni fiscali in tema di art bonus con la possibilità di mettere a servizio il tutto con il nuovo regime fiscale "res non dom". Insomma, se la spinta è quella di cercare di indirizzare nel nostro Paese i grandi capitali finanziari e famigliari che hanno una sinergia col mondo filantropico, ecco che il "sociale" diventa il volano per vincere questa sfida. Se l'idea è catturare i cuori, e le finanze, di individui che fino allo scorso anno ci consideravano tuttalpiù una località amena per le loro vacanze, offrendogli un'alternativa affidabile ( speriamo) e già sperimentata nelle grandi capitali finanziarie europee, allora possiamo attenderci che l'effetto positivo ci sarà, e sarà notevole.


Vorrei essere molto chiaro. Gli individui che in Italia pagano più di € 100.000 di imposte sul reddito all'anno raggiungono a stento l'1% del totale. Accogliere quindi i grandi patrimoni stranieri con la previsione in analisi significa aumentare il numero delle persone fisiche che pagano più imposte del 99% degli Italiani e che , oltre a versare l'imposta fissa e forfettaria sui loro redditi stranieri, pagherebbero in aggiunta le imposte ordinarie in Italia per quanto concerne i loro redditi di fonte italiana.


Proviamo per una volta a non lamentare o gridare allo scandalo per una disparità di trattamento a vantaggio di chi oggi, senza questa possibilità, continuerebbe a non contribuire – ed a pieno diritto- un solo euro alle esangui casse erariali. La vera partita è riuscire a mantenere la credibilità sul piano internazionale, dove ahimè occupiamo solo il ventesimo posto tra i mercati finanziari globali.


Qualcuno che ha ipotizzato lo spostamento del polo finanziario europeo a Milano… perché Londra si dovrebbe spostare a Milano, piuttosto che a Francoforte o a Parigi? Forse perché quella italiana è l'unica borsa detenuta al 100% dal London Stock Exchange, o forse perché c'è giustappunto un nuovo regime fiscale per i non residenti, un nuovo visto per gli investitori ed incentivi legati all'arte e alla cultura…


Il fil rouge c'è. Proviamo a non bruciarlo