Bioliquidi e biocarburanti sostenibili: al vaglio della Corte di Giustizia UE la posizione del trader

09/05/2017 09:38

Contributo a firma di: Avv. Maria Cristina Breida, Partner R&P Legal

Con ordinanza n. 1874 del 21 aprile 2017 il Consiglio di Stato è intervenuto su un tema di grande rilievo e di particolare interesse per gli operatori italiani e stranieri attivi nel settore dei bioliquidi e dei biocarburanti e più in generale degli investitori del mercato dell'energia.

Con tale provvedimento è stata rimessa alla Corte di Giustizia Europea la questione interpretativa se il trader senza deposito sia tenuto ad assolvere gli obblighi di accreditamento e rilascio dei certificati di sostenibilità ambientale che devono accompagnare ogni partita di prodotto secondo la normativa nazionale.

Il rinvio è stato disposto nell'ambito di una controversia riguardante la declaratoria di decadenza dal regime di incentivazione, con conseguente restituzione degli importi corrispondenti ai certificati verdi erogati nel periodo dal 2012 al 2014, disposta nei confronti di una società proprietaria di un impianto termoelettrico alimentato con bioliquido.

Il recupero era stato deciso dal GSE che aveva ritenuto che la società realizzatrice dell'impianto, sebbene essa svolgesse una mera funzione di intermediazione, dovesse considerarsi "operatore economico" ai sensi del diritto interno e fosse pertanto tenuta ad ottemperare all'obbligo di rilascio dei certificati di sostenibilità in aggiunta a quelli rilasciati dai fornitori aderenti ad un sistema internazionale di certificazione.

Ora, la Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili non chiarisce quali siano gli operatori economici sui quali gravano gli obblighi relativi all'asseverazione della conformità dei biocarburanti e dei bioliquidi ai criteri di sostenibilità, a differenza della normativa italiana che riferisce invece tale qualifica a ogni persona fisica o giuridica che "offre o mette a disposizione di terzi contro pagamento o gratuitamente biocarburanti destinati al mercato comunitario ovvero che offre o mette a disposizione di terzi contro pagamento o gratuitamente materie prime, prodotti intermedi, miscele o rifiuti per la produzione di biocarburanti destinati al mercato comunitario".

A fronte dell'interpretazione offerta dai giudici di primo grado che avevano incluso, tra i soggetti obbligati, anche il trader senza detenzione, il Consiglio di Stato dubita che questi sia tenuto ad assolvere gli obblighi ulteriori previsti dalla normativa interna.

Dal che la sottoposizione alla Corte di Giustizia delle questioni
(i) se sia possibile sottoporre gli operatori economici che aderiscano a sistemi volontari validati dalla Commissione europea a verifiche ed obblighi ulteriori previsti dal sistema nazionale di certificazione e (ii) se gli operatori che comunque facciano parte della catena di consegna siano assoggettabili all'obbligo di provvedere ad integrare le dichiarazioni o certificazioni di accompagnamento con le informazioni prescritte.

Al di là della soluzione interpretativa che sarà resa dalla Corte di Giustizia, il provvedimento del Consiglio di Stato rende evidente come la chiara comprensione dei meccanismi di funzionamento e di interazione tra sistemi internazionali di certificazione, normativa comunitaria e normativa interna siano presupposti imprescindibili della pianificazione e dell'attuazione degli investimenti in tale settore. Ambito di rilevanza centrale, che si inserisce nel perimetro delle previsioni attuative della Strategia Energetica Nazionale, elaborata dall'Italia a partire dal 2008 e oggetto di ulteriori recenti interventi normativi relativi ai combustibili alternativi ed alle relative infrastrutture.

Si tratta insomma di un contesto normativo in evoluzione nel quale la sollecitata pronuncia della Corte di Giustizia non potrà che concorrere a fare chiarezza.

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