Principali peculiarità dei Futures e corrispondenti obblighi degli intermediari a tutela dell'investitore

15/06/2017 10:47


Antonella Russomanto, Avvocato


Il rischio di mercato comporta spesso che gli investitori si attivino per la ricerca di coperture in grado di attenuare possibili effetti negativi scaturiti da cause esogene, come ad esempio avviene nelle ipotesi delle modifiche subite dai prezzi di scambio oppure dai deterioramenti qualitativi di merci.


Entra in gioco, di conseguenza, l'esigenza di ridurre l'impatto sfavorevole mediante l'adozione di svariati accorgimenti: i futures si innestano proprio in questo ambito, assumendo un ruolo di limitazione del rischio, attraverso l'attività definita di hedging, che prevede la rinuncia ai profitti con lo scopo di preservarsi dalle incognite dell'investimento. Va tuttavia contemplata, parallelamente, l'ulteriore funzione che assumono di veri e propri strumenti finanziari, protesi pertanto interamente al profitto, seppur esponendo gli interessati a notevoli e costanti rischi.


Costituiscono principalmente uno strumento dinamico e si innestano da tempo nella produttività, consentendo che la realizzazione futura dell'interesse determini fin da subito benefici rilevanti per le parti coinvolte.


Perché due soggetti decidono di accordarsi su una compravendita, stabilendo il prezzo e la quantità di merce oggetto di scambio, ma allo stesso tempo rinviando la consegna ad una data futura, stabilita contrattualmente?


Come precisato, vengono innanzitutto utilizzati con la finalità di ridurre le incognite connesse all'incertezza sulle quotazioni delle attività oggetto di contratto e sono conseguentemente impiegati per cristallizzare un accordo la cui evoluzione si svilupperà in un momento futuro, in un determinato luogo.


Indispensabile per la loro sussistenza è il deposito di un margine cauzionale, che rappresenta solo una piccola parte dell'intero valore contrattuale sottostante, ma assume un potere paradossalmente di gran lunga superiore, in quanto consente di beneficiare dei guadagni come se la parte interessata avesse investito l'intero capitale necessario all'acquisto.


Prodotto speculativo per eccellenza, a differenza di azioni ed obbligazioni i futures consentono innanzitutto ai soggetti coinvolti di trarre vantaggio dal cosiddetto effetto leva, ossia l'acquisto di attività finanziarie ad un prezzo superiore rispetto al capitale posseduto, al fine di ricevere prevalentemente un rendimento maggiore, considerata l'effettiva disponibilità messa in campo.


L'effetto leverage costituisce una loro peculiarità, identificandosi con la creazione di un rapporto sui generis tra capitale investito e movimentato: l'investimento rimane rapportato ad una percentuale collegata alla disponibilità economica reale delle parti ma, di riflesso, consente di ottenere benefici e profitti in rapporto a quanto risulta concretamente movimentato, determinando effetti notevolmente superiori rispetto all'impiego iniziale, con percentuali di successo estremamente interessanti.


Un'ulteriore tipicità è ravvisabile nel raggiungimento di ricavi non soltanto avvantaggiandosi dell'effetto conseguente ad una tendenza di rialzo prezzi, bensì anche su quella legata al ribasso: tale caratteristica è comune alla maggior parte dei futures, perfezionati con operazioni che si svolgono in un orizzonte temporale molto breve, spesso esaurendosi nel corso di un'unica giornata.

L'effetto leva può considerarsi illimitato?


Certo che no, sull'argomento la Cassazione è intervenuta con molta incisività, sia sottolineando la necessità che gli intermediari provino di aver rispettato l'obbligo di informativa, sia ribadendo che hanno il dovere di acquisire informazioni sulla situazione finanziaria dei clienti, tenendoli informati circa la natura i rischi e le implicazioni delle operazioni poste in essere.


In aggiunta, sempre gli intermediari, non possono autorizzare la conclusione di attività con frequenza sproporzionata, tale da ritenersi non necessaria, correndo il rischio di determinare effetti pericolosi per gli investitori, soprattutto se si tratta di attività che per caratteristiche non risultano in linea con la situazione economica degli interessati.


In argomento diverse sono state le pronunce volte a precisare tale aspetto (Cass. sez. 1 n. 17348/08; Cass. n. 22147/10; Cass. n. 9892/16), mediante le quali è stato ribadito come gli intermediari abbiano l'obbligo di agire con diligenza, trasparenza, correttezza, informando costantemente i clienti sulle eventuali inadeguatezze degli affari oggetto di interesse. Prima, infatti, di avviare un'operazione finanziaria rischiosa, è necessario che vengano espletate tutte le attività di comunicazione verso l'investitore, individuando gli investimenti non adeguati e se necessario ed opportuno, evitandone l'avvio.


Tutti principi contemplati, da ultimo, in una recente pronuncia della Cassazione, sentenza n. 17440 del 31 agosto 2016. Nel merito i giudici hanno puntualizzato che il dovere dell'intermediario rende indispensabile la comprensione dei limiti e contenuti connessi all'effetto leva, in maniera tale che il risparmiatore possa percepire l'estensione del rischio presente nelle attività poste in essere e che potrebbe incidere sulla sfera patrimoniale personale.