I finanziamenti della Commissione per gli Open Data: un occhio sempre alla privacy

| 11/07/2017 09:42


Lo scorso 28 giugno, la Commissione europea (la "Commissione") ha pubblicato 4 inviti a presentare proposte (https://ec.europa.eu/inea/en/connecting-europe-facility/cef-telecom/apply-funding/2017-cef-telecom-calls-proposals) nell'ambito del programma "Connecting Europe Facility" ("CEF"). Detto programma finanzia con fondi Ue progetti infrastrutturali di interesse comune nei settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni al fine di promuoverne la crescita, l'interoperabilità e la competitività, nonché di stimolare e sostenere progetti digitali paneuropei e reti a banda larga ad alta velocità.
In quest'occasione, la Commissione ha messo a gara fino a 24 milioni di euro per finanziare progetti (i.e. Public Open Data, Europeana, eTranslation e eInvoicing) che siano in grado di soddisfare, tra le tante, le esigenze delle pubbliche amministrazioni e delle imprese che svolgono attività anche di natura transfrontaliera.
I soggetti interessati a partecipare alla selezione hanno tempo fino al 28 novembre 2017 (ore 17.00 di Bruxelles) per presentare le proprie proposte via web (https://ec.europa.eu/inea/en/connecting-europe-facility/cef-telecom/how-apply).
I 6 milioni di euro per i progetti dedicati ai Public Open Data
Migliorare l'accesso alle informazioni del settore pubblico, e cioè l'accesso ai cd. "open data" (dati aperti) dell'amministrazione, rappresenta una componente essenziale per la strategia Ue, perseguita dalla Commissione, nell'ambito del programma CEF.
Un esempio di infrastruttura di open data, già esistente dal 2015, è il Portale europeo dei dati che raccoglie metadati delle informazioni del settore pubblico, disponibili sui portali di dati pubblici di vari Stati membri (https://www.europeandataportal.eu/it/homepage).
Sebbene i portali di "dati aperti" già esistano a livello nazionale, locale e (qualche volta) anche settoriale (ad esempio, informazioni relative all'ambiente), mancano portali che siano in grado di sfruttare sinergie transfrontaliere. Per ovviare a tale mancanza, la Commissione ha ritenuto necessario potenziare le infrastrutture attualmente esistenti.
Per farlo, la Commissione ha bandito una gara (CEF-TC-2017-3), stanziando 6 milioni di euro per finanziare progetti triennali (2018-2020) diretti ad ampliare lo sfruttamento dei dati aperti e dei supercomputer al fine di dar vita ad una nuova generazione di infrastrutture di servizi digitali, idonee a supportare le priorità del mercato unico digitale. In questo contesto, i partecipanti dovranno continuare a lavorare sul Portale europeo dei dati, per ampliarne lo sviluppo in termini di armonizzazione dei dati, espansione della copertura geografica e estensione del suo utilizzo tra gli utenti.
Le proposte che verranno inviate dovranno, inoltre, tener conto del fatto che la Commissione finanziera solo quei progetti che saranno in grado, tra l'altro, di provvedere all'operatività giornaliera, alla gestione e all'amministrazione delle piattaforme, nonché a supportare l'interazione tra i vari stakeholder del mercato europeo organizzando eventi e forum di discussione finalizzati ad ampliare la conoscenza e l'uso delle infrastrutture digitali nel settore pubblico.
Il gioco dei contrappesi tra Open Data e tutela della privacy
Come noto, i dati aperti sono le informazioni di diversa natura (informazioni di tipo sociale, economico, geografico, climatico) che gli enti pubblici raccolgono, producono, riproducono e diffondono e che, in un'ottica di trasparenza, mettono a disposizione dei cittadini, a titolo gratuito, per essere riutilizzate per altri fini.
Proprio per la loro particolare modalità di trattamento, i dati aperti hanno da sempre sollevato criticità dal punto di vista privacy. Tanto è vero che la stessa direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (così come modificata dalla direttiva 2013/37/UE) precisa che bisogna prestare particolare attenzione ai principi relativi alla protezione dei dati personali.
In altri termini, va bilanciata l'apertura alla trasparenza del patrimonio informativo pubblico con la protezione dei dati personali, e ciò senza "imbrigliare" lo sviluppo e il progresso tecnologico, bensì investendo su soluzioni tecnologiche che, soprattutto in un'ottica di recente accoutability, prevengano fenomeni di violazione come il data breach.