Criptovalute: diritto e finanza delle monete virtuali senza Stato sovrano e prima sentenza sull'uso di Bitcoin

14/07/2017 09:56

Commento di Angelo Paletta, docente di management


La Seconda Sezione Civile del Tribunale di Verona ha emesso la sentenza n. 195 del 24 gennaio 2017 con la quale fa giustizia riguardo ad un caso di crowdfunding strutturato tramite un'operazione in criptovaluta.

La tematica inedita per la giurisprudenza italiana ha dovuto chiarire le ragioni giuridiche delle parti riguardo ad un conferimento in denaro avente corso legale in cambio di moneta virtuale, nello specifico Bitcoin.

Le somme erano conferite da una persona fisica a beneficio di una società di informatica che aveva preso l'impegno di convertire il denaro tramite una piattaforma online.

La transazione era funzionale alla costituzione di una provvista finanziaria utile per un'operazione di crowdfunding, disciplinato dall'art. 50-quinquies del D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 sulla gestione di portali per la raccolta di capitali per le PMI. Il problema giudiziario è sorto perché il conto wallet in Bitcoin non è stato mai aperto dalla società che aveva ricevuto i fondi. Per ottenere indietro i soldi affidati, la parte danneggiata è stata costretta a recarsi dinnanzi al giudice.

Nel merito, sussiste un aspetto significativo evidenziato dal giudice monocratico che ha richiamato la Risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016 dell'Agenzia delle Entrate, che ha interpretato a livello fiscale la nota sentenza della Quinta Sezione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea emessa il 22 ottobre 2015 (causa C-264/14), che a sua volta è stata costruita sulla Direttiva 2006/112/CE – articolo 2, paragrafo 1, lettera c), e articolo 135, paragrafo 1, lettere da d) a f). Nello specifico, il magistrato veronese ha così applicato tali disposizioni: ù

«Per quanto qui interessa, tanto la CGUE quanto l'Agenzia delle Entrate italiana definiscono operazioni in questione (ciò è a dire "cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale Bitcoin e viceversa, effettuate a fronte del pagamento di una somma corrispondente al margine costituito dalla differenza tra il prezzo di acquisto delle valute e quello di vendita praticato dall'operatore ai propri clienti") come "prestazioni di servizio a titolo oneroso" (sub specie di "intermediazioni nell'acquisto e vendita di Bitcoin"), che – in quanto "...relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio" – sono riconducibili all'art. 135, paragrafo I, lettera e), della Direttiva 2006/112/CE, onde poi trarne l'inclusione nelle prestazioni esenti ex art. 10, comma primo, n. 3), DPR n. 633/1972 (non assoggettabilità ad IVA e, per converso, assoggettabilità ad IRES ed IRAP dei margini di profitto generati)».

È evidente che si tratta di un primo caso dove le criptovalute ricevono solo incidentalmente l'attenzione di un Tribunale italiano. Tuttavia, la tematica delle monete virtuali è di stringente attualità tanto che è forse ipotizzabile che vi saranno altri pronunciamenti, forse più puntuali sulla reale natura delle criptovalute.



BCE e FED tenatano di arginare le criptovalute in evoluzione esponenziale

La Banca Centrale Europea ha dichiarato che non considera le cosiddette monete virtuali una vera forma di moneta così come definita nella letteratura economica ("Virtual currency schemes – a further analysis", 2015, p. 4).

La Federal Reserve statunitense ha affermato che si tratta di sistemi senza autorizzazione mentre l'industria finanziaria si deve fondare su un sistema regolato, presa di posizione che ha aperto una seria discussione sul piano giuridico ("Distributed ledger technology in payments, clearing, and settlement", 2016, p. 12).

Tuttavia, al di là dei pronunciamenti istituzionali, le criptovalute sembrano possedere i requisiti tipici delle monete in corso legale: unità di conto, mezzo di scambio, riserva di valore. Se le autorità di regolazione e vigilanza non riconoscono la natura di monete in corso legale alle monete virtuali, crescente importanza la manifestano sempre più Internauti, investitori professionali e persino di cyber-criminali.

Lo scorso 12 maggio, infatti, vi è stato l'ultimo massiccio attacco hacker scatenato su scala planetaria contro i server ed i pc di 99 Stati, aggressione che si è distinta per una richiesta di riscatto di 300 euro in Bitcoin per ogni pc infettato dal virus ransomware.

Lasciando da parte le dinamiche connesse alla cyber-security, l'elemento rilevante è la modalità di pagamento richiesta in criptovaluta. Il 3 ottobre 2013, infatti, la FBI statunitense ha condotto un'operazione di polizia contro il sito di e-commerce Silk Road, poi chiuso, dove i Bitcoin erano stati scelti come la soluzione finanziaria per compravendere i prodotti stupefacenti in anonimato.

Per non parlare della maxi cyber-rapina da 450 milioni di dollari in Bitcoin messa a segno nel 2014 ai danni della società Mt Gox Exchange con sede a Tokyo.

È sempre più palese che le criptovalute offrono rilevanti nuove opportunità.

Tra i vantaggi si annoverano: la libertà di pagamento in qualsiasi parte del globo senza limiti di quantità e in tempi ridotti; le transazioni sono sicure, irreversibili e non contengono informazioni sensibili, tanto da tutelare i rapporti commerciali da perdite subite per frodi e phishing; non esistono costi di transazione, o se sussistono sono molto ridotti, perché gli scambi sono peer-to-peer (P2P) tanto da rendere obsoleti gli intermediari bancari; quasi nullo è il rischio di inflazione, dato che le emissioni massime di moneta virtuale sono programmate fin dal principio.

Le criptovalute, però, sono ancora poco conosciute, i software si trovano in continua fase di sviluppo tecnologico, i flussi finanziari complessivi risultano modesti rispetto a quelli globali.

Ciò è evidenziato da un report della BCE che ha analizzato le transazioni giornaliere concluse con valute virtuali, nello specifico in Bitcoin, ammontanti a 69,000 transazioni nel worldwide, rispetto ai 274 milioni di pagamenti non-cash retail nella sola Unione Europea. Resta il fatto che le monete virtuali sono già percepite come possibili futuri competitors sia al tradizionale sistema bancario, sia al circuito delle carte di credito.


A rischio il plurimillenario diritto esclusivo degli Stati sovrani di battere moneta


Dall'antichità ad oggi, i regnanti, prima, le autorità statali, poi, hanno posseduto il diritto pressoché esclusivo di battere moneta.

Le Banche Centrali, negli ultimi due secoli, hanno acquisito il monopolio di stampare banconote e persino l'autonomia e l'indipendenza dalle autorità governative.

Oggi tutto questo potere concentrato a livello istituzionale rischia seriamente di essere compromesso dal sistema decentrato delle criptovalute, nonostante non siano considerate delle monete. Ripercorrendo la storia, bisogna ritornare nel 1.000 a.C. quando comparse in Cina la prima moneta metallica, mentre in Occidente serve risalire al 500 a.C. per il conio di monete costituite da metalli preziosi che godevano di un valore intrinseco.

È un dato che le criptovalute hanno allarmato le principali capitali del mondo insinuando un pregiudizio su oltre tremila anni di storia delle monete. Se le autorità governative esercitano giuridicamente il loro potere su un'area territoriale ben definita, nel cyberspazio i confini sono molto più labili ed il diritto è per larga parte da costruire. Le criptovalute, infatti, vengono battute non da presse d'acciaio dietro l'autorizzazione di un'amministrazione statale o federale, ma sono estratte dai "miners". Infatti, l'emissione di nuova moneta virtuale avviene attraverso un complesso processo informatico denominato "mining", ossia "estrazione".

Inoltre, la convertibilità delle monete virtuali con le valute fiat, ossia le divise monetarie non aventi un valore intrinseco ma uno garantito dal governo o dalla banca centrale che le emette, sta persino mettendo in discussione il modello fondato sul paniere delle valute internazionali per il calcolo di diritti speciali di prelievo – dollari, euro, yen, yuan, sterline – stabilito dal Fondo Monetario Internazionale. Ciò vuol dire che il sistema valutario mondiale, nato all'indomani degli accordi Bretton Woods e poi sganciato da meccanismi di convertibilità del gold-standard e parzialmente aggiornato nel corso del tempo, rischia di avere un competitor asimmetrico. Infatti, il posizionamento delle criptovalute sarà pienamente consolidato se riusciranno a connettersi con l'economia reale, aumenteranno i volumi delle transazioni giornaliere, diverrà pratica usuale la conversione con le monete fiat, manterranno fede alle emissioni programmate di criptovaluta senza generare fenomeni inflattivi.

Bitcoin: nel 2008 nasce la prima criptovaluta

Se i meccanismi di emissione delle monete virtuali sono piuttosto complessi a livello informatico e giuridico, l'origine della prima criptovaluta è a dir poco opaca. La costituzione della prima criptovaluta, Bitcoin, è avvenuta nel 2008 ed è stata attribuita all'ingegnere giapponese Satoshi Nakamoto, di cui nessuno ne ha mai individuato l'esistenza.

La vera identità del padre della prima criptovaluta dal 2016 parrebbe attribuirsi all'imprenditore australiano Craig Wright, esperto di sicurezza delle informazioni. La storia fumosa che circonda la figura del fondatore di Bitcoin forse non è esente da ragioni più concrete.

È noto alle cronache che diverse autorità nazionali, in primis quelle australiane, vorrebbero apprendere dal vero fondatore dei Bitcoin il destino del fondo fiduciario offshore denominato "Tulip Trust" in cui il reale fondatore della criptovaluta pare abbia versato un milione di Bitcoin. Stando ai valori del 2009 e a quelli attuali, il fondo avrebbe maturato una plusvalenza miliardaria, dato che nel 2009 un Bitcoin costava circa 40 centesimi di dollaro mentre a maggio 2017 ha superato quota 2.565 dollari. Tradotto significa che la conversione di quel milione di Bitcoin in valuta in corso legale ammonterebbe ad una plusvalenza stratosferica, pari alla differenza tra circa 400 mila dollari nel 2009 e oltre 2 miliardi e mezzo di dollari attuali.


Attenzione alla differenza tra criptovalute e monete elettroniche


Vi sono tre tipi di schemi di criptovalute: a schema chiuso, con flusso unidirezionale, con flusso bidirezionale. Va precisato che i modelli di moneta virtuale non vanno confusi con la moneta elettronica, disciplinata a livello comunitario dalla Direttiva 2009/110/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio legiferata il 16 settembre 2009 e concernente l'avvio, l'esercizio e la vigilanza prudenziale dell'attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le Direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la Direttiva 2000/46/CE.

Il legislatore europeo ha sentito l'esigenza di giungere ad una definizione precisa di moneta elettronica, che avesse valenza sia se detenuta su un dispositivo di pagamento in possesso del detentore di moneta elettronica, sia se memorizzata a distanza su un server e gestita dal detentore tramite un conto specifico per la moneta elettronica. Il problema di ogni definizione è il momento in cui viene formulata, mentre l'avanzamento tecnologico incombe veloce.

Infatti, la definizione concordata è stata ideata come generale e tale da non ostacolare l'innovazione tecnologica e da includere non soltanto tutti i prodotti di moneta elettronica disponibili oggi sul mercato, ma anche i prodotti che potrebbero essere sviluppati in futuro. Infatti, la definizione di «moneta elettronica» promulgata è stata correlata al «valore monetario memorizzato elettronicamente, ivi inclusa la memorizzazione magnetica, rappresentato da un credito nei confronti dell'emittente che sia emesso dietro ricevimento di fondi per effettuare operazioni di pagamento ai sensi dell'articolo 4, punto 5), della Direttiva 2007/64/CE e che sia accettato da persone fisiche o giuridiche diverse dall'emittente di moneta elettronica».


Nel 2017 quali e quante sono le criptovalute


Bitcoin è stata la prima moneta virtuale, ma oggi non è l'unica. Secondo un report della BCE risalente al febbraio 2015 intitolato "Virtual currency schemes – a further analysis", le criptovalute in circolazione sono circa 500. Alcune monete virtuali presentano degli aspetti innovativi rispetto ai Bitcoin e per questo vengono denominate "altcoin".

Tra queste le principali sono: Dash Digital Cash (DASH), Ethereum (EHT), Litecoin (LTC), Monero (XMR), Ripple (XRP). Altre criptovalute, invece, utilizzano il medesimo algoritmo dei Bitcoin: Namecoin (NMC), Peercoin (PPC), Devcoin (DVC), Terracoin (TRC), Bytecoin (BTE), Ixcoin (IXC), I0coin (I0C), Freicoin (FRC), Joulecoin (XJO), Zetacoin (ZET), AsicCoin (ASC), Deutsche eMark (DEM), Unobtanium (UNO), Platinum Coin (PT), Blakecoin (BLC), Reikicoin (RKC), Titcoin (TIT).

Per comprendere alcune differenze tra le prime cinque criptovalute in circolazione, è utile individuare le peculiarità di ogni moneta virtuale. Ethereum (ETH), avente la maggiore capitalizzazione dopo Bitcoin, concentra il suo valore nella blockchain innovativa che consente di sviluppare applicazioni decentralizzate per eseguire smart contracts con i quali negoziare tra due nodi ogni tipo di asset per importi di qualsiasi valore.

La terza criptovaluta per valore di capitalizzazione è Ripple (XRP), che permette lo scambio dei propri token senza applicare una fee.

Dash-Digital Cash (DASH) è stata emessa a gennaio 2014 come XCoin, ma un mese dopo ridenominata come Darkcoin, per poi assumere la denominazione attuale nel marzo 2015 assume il nome attuale. Punto di forza di Dash è l'essere un hard-fork di Bitcoin, tanto che ne valorizza le principali funzioni ma ne introduce delle altre: l'Instant Send, che ottiene la conferma definitiva della transazione in un tempo compreso tra 1 e 5 secondi; il Private Send che consente un coin-mixing ed aumentare quindi la privacy delle transazioni; una distribuzione rimodulata dei block reward, che viene percentualmente distribuito per il 45% ai Miner, il 45% ai Master Node ed il 10% al Treasury. Le monete virtuali che finiscono nel Treasury offrono a Dash la forza di autofinanziarsi sviluppo del software.

Litecoin (LTC), invece, sebbene sensibilmente scesa nella capitalizzazione, resta la seconda moneta virtuale più scambiata dopo i Bitcoin da parte dei siti Internet che aderiscono ai pagamenti in criptovaluta. Inoltre, questa moneta virtuale è molto più veloce nel completare le transazioni e il tetto massimo programmato di Litecoin circolanti finali è nettamente superiore a quello dei Bitcoin.

Tra le prime cinque criptovalute Monero (XMR) presenta la capitalizzazione più bassa, ma ha il pregio che il mercato sta sempre più apprezzando di essere la più anonima tra tutte le criptovalute in circolazione. Inoltre, il team di Monero sta lavorando allo sviluppo di un gateway per i pagamenti che consentirebbe la conversione in tempo reale tra Monero, Bitcoin e valute fiat.

Rischio bail-in della Direttiva 2014/59/UE non sussiste per i conti wallet in criptovalute


Le criptovalute sono monete digitali che non sono depositate presso tradizionali conti correnti bancari ma in conti wallet. Anzi, il rapporto con il sistema bancario tradizionale è pressoché superato durante tutto il periodo di detenzione delle criptovalute.

Ciò significa che le norme sul bail-in, previste dalla Direttiva 2014/59/UE, recepita nell'ordinamento giuridico italiano con il D.Lgs. n. 180/2015, non sono applicabili alle somme in denaro trasformate in monete virtuali. In caso di default e di effetti domino, le criptovalute potrebbero rivelarsi come un'utile soluzione per mettere al riparo, anche temporaneamente, la liquidità presente sui conti correnti bancari di istituti in crisi e a rischio bail-in.

Cyberfinanza: blockchain e sicurezza delle transazioni digitali crittografate


L'evoluzione della tecnologia applicata alla cyberfinanza sta aprendo scenari inediti a livello globale. La blockchain è una di queste soluzioni tecnologiche innovative, a tal punto da essere definite disruptive, ossia capace di sostituire totalmente quelle tradizionali. Ne è la prova che al termine del World Economic Forum del 2016 è stato pubblicato che la tecnologia del blockchain cambierà il modo di effettuare le transazioni: «Blockchain, the technology behind bitcoin could profoundly alter the way banks do business worldwide, lowering their operating costs and making financial services securer and more accessible».

Le criptovalute, infatti, sono strutturate sul modello del blockchain, che garantisce transazioni finanziarie registrate pubblicamente consultabili ma crittografate, nonché elevati standard di sicurezza. Per operare con le monete virtuali sono necessari, semplicemente, i soldi, un conto wallet e gli indirizzi dei beneficiari.

Ogni conto wallet possiede due chiavi: una pubblica e una privata. Se per accedere al proprio conto wallet è necessaria la chiave privata, per eseguire un pagamento in moneta virtuale è indispensabile conoscere la chiave pubblica del beneficiario.

Questo, per ricevere il pagamento, invierà al debitore le proprie coordinate crittografate, in genere sotto forma di QR-code o di un codice alfanumerico lungo da 27 a 34 caratteri. La chiave pubblica viene solitamente assegnata durante l'apertura del conto al wallet, che è un file generato dal client della criptovaluta.

Seguendo questo schema, tramite un sistema di allineamento di blocchi, si eseguono transazioni di cui si ha la traccia sulla blockchain, dove si annotano tutte le operazioni concluse. Tuttavia nel corso dell'attività operativa si sono registrate delle problematiche connesse alla double-spending, ma il fatto che le criptovalute sono software open-source consente, in genere, di superare meglio e a basso costo le falle sistemiche che si vengono ad individuare.


Elevata potenza di calcolo e alti standard di sicurezza digitale


L'Hash Rate è l'unità di misura della potenza di calcolo della rete Bitcoin. Ogni secondo il network deve essere in grado di effettuare un'ingente quantità di operazioni matematiche relative alle transazioni finanziarie. Ogni unità hash è un codice SHA decifrabile da un miner. Il calcolo dell'Hash Rate consente di misurare tale quantità che è correlata un'unità di tempo di un secondo. Ad esempio, un Hash Rate di 20 Th/s indica che il network Bitcoin è in grado di processare 20 miliardi di calcoli ogni secondo. Ciò significa che maggiore è il valore in TH/s, maggiore è la potenza di calcolo del miner.


Pochi minuti per aprire un conto wallet


Con il temine inglese "wallet", in italiano "portafoglio", si intende un conto in criptovaluta, che per essere aperto non richiede nessuna stipula di contratti bancari né tantomeno l'espletamento della procedura di adeguata verifica della clientela, perché le monete virtuali non sono sottoposte agli obblighi normativi a cui sono tenute le istituzioni finanziarie. Inoltre, la procedura per aprire un conto wallet generalmente dura pochi minuti e varia dal livello di sicurezza stabilito da ogni singolo operatore.

È prassi che le piattaforme più affidabili richiedano la doppia autenticazione verificata tramite un indirizzo e-mail ed un numero di telefono. In tal caso, ogni qualvolta si accede al wallet, oltre alla classica identificazione basata su username e password, il sistema invierà sul nostro cellulare un codice alfanumerico che conferma l'autenticità della richiesta e consente l'accesso al wallet.


UIF interviene sul rischio riciclaggio e finanziamento del terrorismo con le criptovalute


L'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) presso la Banca d'Italia ha diffuso una comunicazione volta ad alzare la guardia sull'utilizzo anomalo delle valute virtuali.

È importante ricordare che a livello normativo il D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, ha definito i presidi atti alla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, mentre la L. 15 dicembre 2014, n. 186 ha introdotto l'art. 648-ter.1 nel Codice penale disciplinante il reato di autoriciclaggio.

Tutti questi impianti normativi rischiano di infrangersi contro l'anonimato tipico delle criptovalute, che non consente l'adeguata verifica della clientela e l'individuazione del titolare effettivo del conto wallet (art. 18 D.Lgs. 231/2007).

Secondo gli esperti di Palazzo Koch l'anonimato delle monete virtuali le rende potenzialmente degli strumenti a rischio di riciclaggio e, persino, adatte per al finanziamento del terrorismo, come peraltro già evidenziato da diverse Autorità internazionali ed europee, quali il Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale, l'Autorità Bancaria Europea e la Banca Centrale Europea.

Le transazioni eseguite con le valute virtuali avvengono prevalentemente on line, dove i confini nazionali anche degli Stati in black-list non esistono o possono essere facilmente superati. Gli uffici di Via Nazionale, infatti, allertano gli operatori finanziari sulle possibili condotte criminali di chi intendesse utilizzare le criptovalute in modo fraudolento.

In particolare, dall'Autorità di Informazione Finanziaria spiegano che la natura delle monete virtuali non agevola le attività di prevenzione e di contrasto, tanto che «i prestatori di attività funzionali all'utilizzo, allo scambio e alla conservazione di valute virtuali e alla loro conversione da/in valute aventi corso legale non sono, in quanto tali, destinatari della normativa antiriciclaggio e quindi non sono tenuti all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela, registrazione dei dati e segnalazione delle operazioni sospette».

Tuttavia, è tecnicamente possibile controllare le transazioni effettuate da un indirizzo che vengono puntualmente annotate sulla blockchain, assimilabile ad una sorta di registro contabile pubblico. Da ogni indirizzo sono ottenibili ulteriori indirizzi connessi ad altrettante operazioni di pagamento. Qualora si volesse monitorare il sistema, si potrebbe automatizzarlo tramite l'utilizzo di bot informatici e algoritmi per la visita di grafi.


Nel 2017 la CONSOB dispone le prime sospensioni e segnalazioni in materia di criptovalute


Con la deliberazione 19866 del 1° febbraio 2017, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) ha sospeso in via cautelare per 90 giorni l'attività pubblicitaria effettuata di una società straniera relativa all'offerta al pubblico per i pacchetti di estrazione di criptovalute.

Pochi giorni dopo, il 13 febbraio la CONSOB ha segnalato che un sito web riconducibile a soggetti autorizzati alla prestazione di servizi e attività di investimento in Italia (pubblicata in "CONSOB Informa" n. 5/2017 del 13 febbraio 2017).

La medesima istituzione pubblica di vigilanza e regolazione ha adottato ai sensi dell'art. 101, co. 4 lett. c), del Testo unico della finanza un provvedimento di divieto dell'attività pubblicitaria effettuata tramite un sito internet per l'offerta al pubblico promossa dalla medesima società estera proponente dei pacchetti di estrazione di criptovalute (deliberazione n. 19968 del 20 aprile 2017).

L'intervento di segnalazione della CONSOB ha colpito anche altre società che non sono autorizzate alla prestazione di servizi e attività di investimento in Italia secondo alcuna modalità e, quindi, neanche attraverso il sito internet (pubblicata in "CONSOB Informa" n. 15/2017 del 24 aprile 2017).


Criptovalute ultima frontiera della finanza ma la SEC non autorizza un ETF su Bitcoin


La tecnologia blockchain attrae sempre più investitori. La versatilità di questo tipo di sistemi di transazione di pagamenti e la creazione di nuove criptovalute sono due elementi che stanno calamitando un milionario flusso di finanziamenti.

Tuttavia, sussiste il rischio di una bolla speculativa che, per ora, non pare sia prossima a scoppiare. Negli Stati Uniti d'America e in Cina vi sono i più attivi investitori nelle start-up impegnate nello sviluppo delle monete digitali. Al contrario, negli Stati membri dell'Unione Europea, in particolar modo in Italia, l'informazione è poca e si incrementa il ritardo in questo settore in crescita esponenziale. Se le blockchain companies e le start-up sono oramai centinaia, di pari passo aumentano i fondi di venture capital che investono in criptocurrency.

Tra questi vi sono Bitcoin Capital, Blockchain capital, Grayscale. Tuttavia, le autorità di vigilanza hanno manifestato a più riprese di non favorire, nemmeno indirettamente, la diffusione delle monete virtuali. Infatti, a marzo 2017 la statunitense Security and Exchange Commission (SEC) ha respinto la richiesta di autorizzazione per un ETF replicante l'andamento dei Bitcoin avanzato dai fratelli gemelli Tyler e Cameron Winklevoss, gli stessi che nel 2004 avevano assunto Mark Zuckerberg per realizzare un social network salvo poi scoprire che lui aveva parallelamente realizzato una piattaforma concorrenziale denominata The Facebook.