Le nuove frontiere della cartolarizzazione degli NPL alla luce delle modifiche della legge fallimentare

24/11/2017 11:43


Commento a cura dell'avv. Andrea Sganzerla

Il problema dei crediti deteriorati (Non Performing Loans) è cresciuto negli ultimi anni con aumenti di dimensioni esponenziali; ciò sia per quanto attiene alle sofferenze bancarie, sia per quanto riguarda i crediti incagliati. Tale fenomeno ha coinvolto l'Europa e, in misura ancora maggiore, l'Italia –fatto questo noto a tutti- e per una cifra stimata vicina ai 500 miliardi.

Da quasi vent'anni, precisamente dal 30 aprile 1999 -data in cui è stata promulgata la legge n°130- la strada principale da percorrere per lo smaltimento di questa enorme mole di crediti deteriorati è stata quella della cartolarizzazione.

Per meglio comprendere l'evoluzione dei Non Performing Loans, le cause della loro crescita e della loro persistenza nei bilanci bancari, occorre attribuirne un peso all'interno di un portafoglio, valutarne rischi e rendimenti, e la convenienza a tenere o cedere le linee di credito.

Nello specifico l'attenzione è rivolta in primis al processo di ristrutturazione dei crediti attraverso lo sviluppo di modelli per la misurazione del rischio di credito che quantifichino in modo appropriato il grado di rischio associato alle esposizioni creditizie e che consentano alla banca di utilizzare in modo più efficiente la propria capacità complessiva di assumere rischio.

Tali modelli, infatti, si propongono di stimare il grado di rischio di una certa esposizione creditizia o di un portafoglio di esposizioni e il relativo assorbimento di capitale economico.

Per effetto del succedersi di una serie di interventi normativi, oggi il quadro di riferimento per la composizione della crisi di impresa si sviluppa, in sostanza, intorno a tre principali istituti: i) il piano attestato di risanamento; ii) l'accordo di ristrutturazione dei debiti; iii) il concordato preventivo.

Allo stato attuale, l'adozione di uno dei diversi strumenti, viene solitamente preceduta da una fase di negoziazione tra il creditore ed i debitori per tentare una risoluzione bonaria, attraverso i cosiddetti accordi stragiudiziali.

Il riconoscimento dei segnali della crisi e l'apertura del tavolo negoziale è un momento fondamentale nella gestione dei crediti per la valutazione e la negoziazione dei termini della manovra da mettere in atto; troppo spesso il management (che in Italia solitamente coincide con il socio di riferimento) apre al confronto con i creditori quando le situazioni sono talmente deteriorate da pregiudicare anche approcci virtuosi di ristrutturazione.

Una volta avviato il processo di recupero, diventa necessario stabilire quale sia lo strumento normativo più idoneo al caso specifico: è necessario quindi che siano valutati una serie di elementi quali l'obiettivo della ristrutturazione, il fabbisogno di liquidità, il rischio di perdita della continuità aziendale, il numero e le caratteristiche dei debitori, le azioni esecutive (potenziali o già in corso), la presenza o assenza di garanzie.

I crediti deteriorati, infatti, ricomprendono esposizioni che presentano un diverso grado di rischio e a cui sono associate diverse prospettive di recupero.

E ancora: l'eterogeneità dei crediti deteriorati è da ricondursi alla tipologia di debitore, che può identificarsi con un'impresa, a sua volta di dimensione piccola, media o grande, ovvero con una famiglia/individuo.

È evidente che le diverse caratteristiche dei crediti deteriorati condizionano l'individuazione della soluzione gestionale più efficace ed efficiente.

In linea di principio e semplificando, le soluzioni gestionali alle quali una banca può ricorrere sono: a) il mantenimento in portafoglio del credito deteriorato, che a sua volta può prevedere la gestione dello stesso da parte della banca creditrice o la gestione da parte di una società specializzata (società di servicing); b) la cessione del credito con contestuale cancellazione dal bilancio.

Proprio per facilitare la cessione di crediti deteriorati (NPL) da parte delle banche italiane la legge di conversione del D.L. n. 50/2017 ha introdotto importanti novità nella disciplina della cartolarizzazione dei crediti e paiono dunque delinearsi oggi due nuovi modelli di cartolarizzazione: da una parte quello della cartolarizzazione di crediti deteriorati garantiti da immobili; un secondo modello, a nostro modo di vedere assai più importante, riguarda invece i crediti deteriorati verso imprese che si trovino in stato di crisi e che abbiano intrapreso o possano intraprendere percorsi virtuosi per ritornare in bonis, attraverso l'impiego di strumenti di composizione extragiudiziale o concordataria predisposti dal legislatore e modificati dal legislatore più volte negli ultimi anni: ci riferiamo a piani attestati, accordi di ristrutturazione, concordato in continuità.

Ma ad una lettura più attenta del nuovo testo legislativo non può sfuggire una coincidenza(?) una volta tanto fortunata, ovvero la possibilità di un integrazione tra il nuovo comma 1 del nuovo art.7.1 della legge 130/99 sulla cartolarizzazione, così come modificato dalla legge 96 del 21 giugno 2017, che interviene al fine di una gestione più attiva degli NPL vantati verso imprese che si trovino in stato di crisi e che abbiano intrapreso o che possano intraprendere percorsi virtuosi di uscita dalla crisi, e la legge Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 19 ottobre 2017, n. 155, recante "Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza".

Tale norma infatti prevede che il Governo avrà 12 mesi di tempo per adottare uno o più decreti legislativi che andranno a riscrivere integralmente la legge fallimentare e non solo: la delega infatti ha ad oggetto la riforma delle procedure concorsuali, la disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento (Legge n. 3 del 2012) e il sistema dei privilegi e delle garanzie.

Una volta completata, la riforma potrà segnare, ad avviso di chi scrive, una vera svolta nel recupero degli NPL attraverso strumenti di semplificazione della fase giudiziale di accertamento dell'insolvenza; maggior ricorso ai piani di risanamento e agli accordi di ristrutturazione, incremento dei tassi di recupero del credito, introduzione, grazie ai nuovi incentivi in luogo della procedura di fallimento, della liquidazione giudiziale, più rapida e agile; snellimento delle procedure per un nuovo concordato preventivo, per la liquidazione dei beni concorsuali e uso delle moderne modalità telematiche in tutte le fasi delle procedure.

Con parole ancora più chiare: si creerà a breve un contesto normativo nuovo in cui anche le banche saranno chiamate a re-ingegnerizzare tutta la loro attività di monitoraggio e dovranno anticipare sempre più la lettura dei segnali di crisi aziendale, indipendentemente dall'esistenza o meno di elementi oggettivi di default (es: impagati, arretrati, sconfinamenti, sofferenze allargate).

Lo dovranno fare sia per tutelare sempre più i propri conti economici, ma anche perché è presumibile che a breve, anche grazie ad interventi legislativi annunciati dell'Unione, verranno dettate norme tendenti a differenziare il performing a rischio "basso" da quello a rischio "alto" e che richiederanno comportamenti di maggior rigore a tutela dei patrimoni delle banche.

In altre parole gli interventi normativi oggi trattati anticipando il risanamento dal "vecchio" stato di insolvenza, al "nuovo" stato di crisi faranno si che in futuro calino gli NPL in portafoglio alle banche e si generino sempre più crediti effettivamente esigibili.