Building Information Modeling o Building Information Management?

11/01/2018 16:11

Commento a cura di Prof. Ing. Maurizio Costantini, Ing. Nicola Ianeselli Ing. Alessandro Mosna, dr. arch. Antonio Rusconi



Parlare di cambiamento in questo 21esimo secolo è ormai banale: il cambiamento è uno stato naturale delle cose. Del resto, il cambiamento è di sempre, e la prima grande globalizzazione parte con le strade costruite dai Romani. L'evoluzione procede con gli incrementi delle velocità, e quindi – da sempre – con l'evoluzione di quella che oggi chiamiamo tecnologia.

L'unica non banale novità emerge quando il messaggio non viaggia più con il messaggero: fino al Pony Express, innovazione efficacissima e fugace, si è nella curva esponenziale bassa. Con l'informazione staccata dal vettore umano, la curva si fa ripida: non solo cavalchiamo la tigre, ma la tigre si sta arrampicando sull'albero. È quindi sempre più espressiva la struttura semantica della parola "crisi", in greco antico una nota "positiva" – "separazione", meglio ancora "discernimento" –, mentre gli oratori motivazionali, da Kennedy in poi, richiamano – contestati – la parola cinese, composta dai due ideogrammi "pericolo" ed "opportunità". Sia quel che sia, è un fatto che gestire il rischio imprenditoriale è oggi sempre più complesso – scelta e uso di strumenti nuovi, capacità di problem solving –, mentre sparisce la differenza tra imprenditori e professionisti, e questi – quando sopravvivono – diventano imprenditori di sé stessi, sviluppando tanto abilità tecniche quanto capacità gestionali di sistema. Così, le professionalità risultano completamente stravolte da un mercato veloce e feroce, mentre cresce la necessità di adattarsi, di conoscere e di affrontare con consapevolezza le sfide che si presentano.

Meno teoria e più pratica, o meno pratica e più teoria? Luoghi comuni superati: vi è piuttosto necessità di un equilibrio continuo tra flussi di lavoro mutevoli, con scopes of work che si trasformano, diventando sempre più immateriali e sempre meno contornati. Pochissime, e da preservare, sono le competenze con una chiara definizione professionale, come quelle di ingegnere o di architetto.

Ma esse stesse non sono certo immutate: oggi l'ingegnere deve conoscere almeno tre lingue, destreggiarsi nell'utilizzo di decine di software, essere al tempo stesso project manager, team worker e team leader, esecutore e process owner, lavorare su più commesse alla volta essendo proattivo, identificando e risolvendo problemi ancor prima che altri li colgano. L'innovazione di prodotto è storia, o quasi: le cose facili sono già state fatte tutte. Restano quelle più difficili, quelle immateriali, impalpabili, ma capaci di fare la differenza. Da tempo, è l'innovazione di processo a primeggiare, quell'innovazione che riorganizza i processi ripensandoli, che non usa i calcolatori per imitare ciò che si faceva a mano, ma che mette in moto nuove procedure riducendo inefficienze, eliminando input-doppione, e trasformando dati in informazioni per decidere nel modo migliore.

In questo complesso scenario, nel mondo delle costruzioni, per alcuni l'ala arretrata ed incompiuta della rivoluzione industriale, ha fatto irruzione il BIM: Building Information Modeling o, anche, Building Information Management (modellazione/gestione delle informazioni costruttive), una vera e propria rivoluzione tecnologica che fornisce valido supporto nella gestione dei processi sul territorio.

I
l BIM non è, come spesso si dice o si crede, uno strumento o un software, né tanto meno un mezzo di disegno, per quanto evoluto. Al contrario, il BIM è cultura di processo ed esso stesso processo, metodologia di lavoro e forma mentis insieme, dedicato all'analisi del progetto-intervento rispettando normative e vincoli, potente ma flessibile rispetto alle esigenze specifiche della commessa. In altre parole, il BIM non è drawing ma design & construction management: un insieme di flussi di lavoro e gestione della comunicazione.


Il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell'Università di Trento (DICAM) ha recentemente avviato alcune iniziative allo scopo di sensibilizzare gli operatori sul tema del BIM come metodo, flusso di lavoro e processo. Tra esse, emerge il seminario-laboratorio dal titolo "Il BIM come Flusso", un contenitore nato grazie all'azione integrata e alla visione condivisa di un team composto da Maurizio Costantini, ingegnere, docente al DICAM e consulente, Nicola Ianeselli in teleconferenza da Miami, laureatosi ingegnere/architetto a Trento nonché BIM Manager di primaria impresa di costruzioni, Alessandro Mosna, anch'egli ingegnere edile/architetto, BIM Specialist di Sice-Previt France, e Antonio Rusconi, laureatosi architetto presso il Politecnico di Milano e appassionato di BIM.


Si tratta di professionisti del settore che credono nel BIM come metodologia di lavoro indispensabile per lavorare in gruppo: metodologia non basata sull'utilizzo meccanicistico di uno strumento software, quanto piuttosto nella gestione e massimizzazione del flusso di dati e dell'informazione tra tutti i vari attori che partecipano alle diverse fasi del processo progettuale e costruttivo.


L'attività del gruppo consiste nella condivisione con gli operatori del settore dei principi di gestione del BIM nelle commesse pubbliche o private, a diverse scale e complessità. Attività aperte a tutti coloro che già credono che l'introduzione del BIM porterà in un futuro assai vicino vantaggi per la collettività, o che semplicemente intendono avvicinarsi ad un tema oggi sempre più dibattuto, spesso però con superficialità.


"Il BIM come flusso" consente di confrontarsi con il processo progettuale nei suoi aspetti più pratici e metodologici, che spesso sono i più problematici e, al tempo stesso, sottovalutati: dall'organizzazione dei team di lavoro alla gestione del BIM Environment, dalle regole di nomenclatura all'organizzazione del workflow. Si tratta di aspetti che richiedono la definizione delle regole-guida del flusso di lavoro, inteso come tutte le «comunicazioni interpersonali, in genere tra i membri del team di progetto, necessarie per portare a termine serie di compiti nonché il flusso di dati necessario per supportarle», come osservato da Charles Eastman del Georgia Institute of Technology, specialista di BIM e di modellazione solida e parametrica. La comunicazione interpersonale non è mera materia sociologica, ma è al contrario di primaria importanza nell'ottimizzazione di un processo che riesca ad eliminare sovrapposizioni, incomprensioni e, conseguentemente, dilatazione dei tempi.


Definire le regole condivise significa anzitutto definire l'obiettivo del processo, e quindi del modello e del database, e definire gli standard condivisi di progetto, come la nomenclatura, la WBS e le regole di condivisione e aggiornamento del modello in ambiente cloud.


Elementi imprescindibili, la cui gestione ha visto il fiorire di figure professionali caratterizzate dal prefisso "BIM", sintomo del bisogno di comprendere e gestire il processo come flusso complesso e dinamico di informazioni che devono scorrere con rapidità ed efficacia.
Il seminario-laboratorio ha simulato tutti questi aspetti in un workflow reale, in cui ogni team di progetto ha affrontato le problematiche e le criticità tipiche di ciascuna commessa, dalla gestione del CDE (Common Data Environment, ambiente dati condiviso) alla clash detection (individuazione dei conflitti), alla validazione conclusiva.

Ciò è tanto più interessante in quanto il processo affrontato e gli attori coinvolti non cambiano secondo le diverse tipologie di commesse, nemmeno quando la scala e la complessità aumentano. Un prototipo proiettabile a scala reale che affronta il tema del BIM evocandone le potenzialità non tanto come mero utensile, quanto come strumento che richiede una comprensione profonda prima di essere integrato con efficacia nella pratica quotidiana del settore delle costruzioni.


Ora l'obiettivo è approfondire il "BIM come flusso", aumentando ampiezza e trasversalità, introducendo temi come i rapporti tra gli attori: cliente, impresa, subappaltatori, fornitori. Capire il BIM nei suoi caratteri metodologici è fondamentale per chiunque creda nella necessità e nella possibilità di un'ottimizzazione del processo: il rischio è quello di trascurarne le potenzialità, limitandosi all'uso riduttivo del BIM come puro utensile di rappresentazione formale. In tempi nei quali la cosiddetta intelligenza artificiale viene presentata a portata di mano, è più che mai necessaria una chiara visione degli obiettivi e un'approfondita e diffusa competenza nell'uso degli strumenti che permettono di raggiungerli.


Gli schiaccia-bottoni non servono.