La venezuelana Petro è la prima valuta virtuale governativa al mondo

| 17/01/2018 11:20


Nella difficile situazione istituzionale, economica e sociale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il presidente Nicolas Maduro nel Consiglio dei Ministri n. 306 ha annunciato l'emissione di Petro, la prima valuta virtuale al mondo di conio governativo. La particolarità di Petro è quella di avere un programma di emissione di 100 milioni di monete ed un collaterale composto da petrolio, gas, oro e diamanti a garanzia del loro valore, quasi fosse una valuta fiat del tempo dei cambi standard di Bretton Woods. Molto poco, invece, è stato reso noto sui fondamentali del reale valore della criptovaluta: l'infrastruttura informatica, l'algoritmo che ne determinerà le emissioni programmate, i tempi e la sicurezza delle transazioni, la tracciabilità dei flussi, il livello di trasparenza ovvero di anonimato. Meno informazioni ancora vi sono sul sistema e sul funzionamento dei controlli pubblici connaturati con la valuta virtuale di emissione e di gestione governativa. Ma lo stesso Maduro si è riservato di chiarire tutto in un White Paper di prossima pubblicazione. Finora le valute virtuali avevano attirato l'attenzione prudente di governanti statali e di governatori di banche centrali, che hanno avviato una disquisizione sulla loro natura giuridica, economica e finanziaria. Non a caso, sia la Federal Reserve, sia la Banca Centrale Europea, hanno considerato con molta cautela le valute virtuali, anche in ragione dei futuri impatti che potrebbero cagionare sul vigente sistema monetario e sui pagamenti internazionali.
Valore legale e valore di mercato delle valute virtuali governative
Il caso della venezuelana Petro è particolarmente interessante, al di là delle effettive emissioni e del successo finanziario che potranno avere luogo. Infatti, le principali istituzioni mondiali stanno assumendo delle posizioni sempre meno neutrali verso le criptovalute. Per il governo del Venezuela, nello specifico, l'adozione della valuta virtuale Petro avrà tra i potenziali effetti quello di superare il "bloqueo", ossia le sanzioni finanziarie internazionali imposte da diversi governi esteri, in primis dagli Stati Uniti. È difficile ipotizzare se si tratti del "canto del cigno" delle istituzioni bolivariane e del partito socialista venezuelano, oppure se rappresenti una nuova strada che presto potrebbero percorrere altri Stati come Cina, Estonia, Russia e Singapore. Sta di fatto che le valute virtuali in meno di un decennio stanno registrando un'evoluzione che le valute fiat hanno avuto impiegando migliaia di anni. Con Petro il valore legale è garantito dallo Stato venezuelano, che lo ha sancito con il Decreto Presidenziale n. 3196 dell'8 dicembre 2017. Il valore di mercato, invece, è sempre più chiaro sarà determinato dallo stesso mercato, al di là del collaterale posto a garanzia dal "Gobierno bolivariano". La correlazione tra il presunto valore della criptovaluta Petro ed il valore di un barile di petrolio quotato sul Brent o sul WTI, stando alle dichiarazioni del presidente Maduro, sembrerebbe sempre più stretto. I critici del regime, tuttavia, sostengono che Maduro coì facendo più che una criptovaluta stia più semplicemente tentando di dematerializzare e digitalizzare la moneta, senza che ciò possa davvero generare i benefici attesi.
Petro come soluzione al debito statale, all'inflazione galoppante e alle sanzioni internazionali?
La mordente crisi economica della Repubblica Bolivariana del Venezuela è segnata da un debito pubblico in forte crescita, un PIL in caduta libera, un crollo del tasso di cambio del bolivar rispetto alle valute pregiate – dollaro statunitense in primis – che ha scatenato un'iperinflazione annuale stimata attorno al 1800%. A questo si aggiungono i deteriorati rapporti diplomatici internazionali con gli Stati Uniti d'America, con il Canada, l'Unione Europea e con molti altri Stati sudamericani. Tali condizioni hanno ridotto la capacità di rifinanziare sia il debito statale e sia quello della partecipata statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), che insieme hanno superato quota 120 miliardi di dollari. Tali sanzioni attuate dalle clearing house internazionali sui mercati finanziari hanno cagionato la sospensione dello stacco delle cedole dei titoli di Stato venezuelani. A ciò si aggiunge che le istituzioni finanziarie occidentali hanno unilateralmente modificato il corso di negoziazione dei titoli venezuelani da corso "secco" a corso "tel-quel" e la negoziazione avviene quindi senza riconoscimento di alcun rateo, con significative ripercussioni sul valore dei titoli detenuti dagli investitori e dai risparmiatori. Tutto ciò, senza contare che il valore del greggio dalla metà del 2015 ha subito un brusco calo nel 2016 fino a circa 20 dollari e che solo da poche settimane è ritornato sopra i 60 dollari al barile sia sul Brent che sul WTI. Questa miscela di elementi, insieme ad un drammatico stallo istituzionale tra Governo, Parlamento ed Assemblea Costituente, hanno condotto il governo socialista di Nicolas Maduro a ricorrere alle valute virtuali come via innovativa per evitare il default del Paese ed il caos civile. Sta di fatto, che l'Assemblea Nazionale, ossia Parlamento venezuelano, lo scorso 10 gennaio ha dichiarato il Petro una moneta incostituzionale.
Petrolio, gas, diamanti e oro come collaterali a garanzia della cripovaluta Petro
Il presidente Maduro ha dichiarato che la criptovaluta Petro avrà un significativo sottostante a garanzia, nei fatti ricalcando il modello delle pregiate valute fiat del gold exchange standard dei tempi di Bretton Woods e di quelli ancora anteriori. I 100 milioni di nuove monete virtuali avranno 5,342 miliardi di barili di greggio proveniente dai giacimenti dell'Ayacucho, lungo il fiume Orinco. È noto che il 96% delle entrate finanziarie dello Stato venezuelano derivano dall'estrazione e dalla vendita del petrolio, dato che il Venezuela ha i più grandi giacimenti al mondo ed il greggio di migliore qualità. È storia che il Venezuela abbia nazionalizzato la sua industria del petrolio il 1° gennaio 1976, anno della costituzione della società pubblica PDVSA di proprietà e controllata dal governo venezuelano. Tuttavia, l'espansione della crisi nel 2017 ha indotto il presidente venezuelano a nominare il generale Manuel Quevedo come responsabile di PDVSA, affidando ai militari il controllo della holding petrolifera statale. Rispetto al 2016 la produzione giornaliera di greggio è ancora diminuita, passando da 2,3 milioni di barili al giorno a 1,9. Maduro ha attribuito le difficoltà nella gestione della maggiore risorsa del Paese alla corruzione. Ma non basta tutto ciò a giustificare il conio della criptovaluta Petro. Infatti, nel corso dell'ultimo mese il bolivar ha perso un ulteriore 57% del suo valore sul dollaro sfondando la barriera psicologica dei 10.000 bolivar (VEF) per 1 dollaro (USD). Per l'agenzia di rating S&P il Venezuela è in "default selettivo", sebbene non sia stato dichiarato ufficialmente e tutte le scadenze dei titoli di Stato per ora siano state onorate. Inoltre, è possibile notare che si sono ulteriormente assottigliate le riserve monetarie internazionali presenti nel Banco Central de Venezuela (BCV) e nel Fondo de Estabilización Macroeconómica (FEM) che, al 12 gennaio 2018, risultano pari a 9.608 milioni di dollari (USD), 8.035 milioni di euro (EUR), 62.505 milioni di yuan (CNY). Per tutti questi motivi, l'obiettivo economico nel breve periodo di Petro sarebbe quello di iniziare a produrre crescenti flussi finanziari in entrata, stimati inizialmente in circa 200 milioni di dollari al mese.
Crescente regolamentazione diretta e indiretta delle valute virtuali
Il "Far West" delle criptovalute, per paradosso, sta progressivamente finendo a causa del loro enorme successo fuori dal controllo delle autorità nazionali e sovranazionali. L'ultimo intervento normativo ostracizzante in ordine di tempo è quello registrato in Israele, precisamente nella Borsa di Tel Aviv, dove a ridosso dello scorso Natale sono state messe al bando le società che effettuano scambi commerciali in Bitcoin. Pochi mesi prima, invece, le autorità governative cinesi hanno chiuso la più grande Borsa di Bitcoin timorosi che le valute virtuali possano divenire uno strumento per eludere i controlli sui movimenti di capitale. Negli Stati Uniti le autorità, dopo molte riluttanze, hanno consentito la quotazione di future in Bitcoin nelle due Borse regolamentate specializzate di Chicago, CBOE e CME, ma hanno richiesto ai trader alti margini, tra il 35% e il 44%, sul valore del future sul Bitcoin.

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