Controllo delle esportazioni di beni a duplice uso, sanzioni e misure restrittive, alla luce del d.lgs. 221/2017

19/02/2018 11:52


COMMENTO CURA DELL'Avv. Roberto Cursano - Partner dello Studio Professionale Associato a Baker McKenzie


A seguito di un lungo periodo di gestazione, lo scorso 17 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 221/2017 in materia di esportazione di beni a duplice uso e materiali proliferanti e di sanzioni per la violazione delle norme dell'Unione Europea in materia di embarghi commerciali.
Il nuovo provvedimento legislativo ha il merito di allineare la normativa italiana sull'esportazione di beni a duplice uso a quella dell'Unione Europea, a distanza di ben nove anni dall'adozione del Regolamento UE 428/2009, e di individuare in maniera chiara ed univoca le sanzioni penali ed amministrative applicabili nel caso di violazione delle misure restrittive dell'Unione Europea all'esportazione nei confronti di Paesi come l'Iran, la Siria e la Russia, ponendo così fine alle incertezze sulle conseguenze sanzionatorie emerse in passato. In sostanza, la violazione degli embarghi commerciali unionali non era in precedenza disciplinata da una specifica sanzione penale ma da una datata disposizione del Regio Decreto 1923 del 1926, sopravvissuta a tutta l'evoluzione della normativa doganale, che prevedeva solo una sanzione pecuniaria dall'importo assai contenuto e la confisca dei beni.


Nello specifico, tra le novità di maggior rilievo del provvedimento legislativo in commento si annovera quella della cosiddetta "licenza zero", ovvero la possibilità per l'esportatore di ottenere da parte del Ministero dello Sviluppo Economico una espressa dichiarazione di libera esportabilità di un bene. Tale istituto, mutuato dalla legislazione tedesca, consente agli operatori che abbiano dubbi sulla classificazione di un prodotto di avvalersi del supporto del Ministero dello Sviluppo Economico per escluderne la dualità ai fini dell'esportazione, con conseguente snellimento degli obblighi di reportistica e delle formalità doganali. In tal modo, si intende arginare i casi in cui esportatori, al fine di evitare anche il minimo rischio di incorrere in sanzioni penali, hanno in passato sottoposto al Ministero dello Sviluppo Economico richieste di autorizzazione all'esportazione per beni che non risultavano assoggettati ad alcun controllo.
Tra le disposizioni del d.lgs. 221/2017 che si inquadrano nell'alveo dello snellimento dell'attività amministrativa e della promozione di un'effettiva collaborazione con la P.A., meritano una speciale menzione la disposizione che prevede l'obbligo di conclusione del procedimento amministrativo entro il termine di centottanta giorni dal ricevimento dell'istanza, nonché quella che prevede l'esercizio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico dei poteri di annullamento, revoca, sospensione o modifica di autorizzazione nel rispetto dei principi di partecipazione degli operatori, di cui alla legge 241/1990. Al riguardo, anche se il termine di conclusione del procedimento appare particolarmente lungo e non sempre in linea con le esigenze del commercio internazionale, la sua previsione, unitamente alla previsione degli strumenti partecipativi offerti dalla legge 241/1990, assicura una piena tutela giurisdizionale all'esportatore che si ritenga leso da un diniego autorizzativo o da provvedimenti pregiudizievoli adottati dall'autorità competente.


Nell'ottica di una responsabilizzazione dell'esportatore e dell'intermediario eventualmente coinvolto, anch'esso assoggettato a licenza di esportazione nei casi previsti dal Regolamento 428/2009, la nuova normativa prevede a carico dei predetti soggetti un generale obbligo di informativa in favore delle Amministrazioni competenti nel caso in cui vengano a conoscenza che le merci da esportare verranno usate, in tutto o in parte, per impieghi connessi alla proliferazione di armi in Paesi terzi colpiti da embargo ovvero di armi di distruzione di massa. La violazione di tale obbligo è punita con specifica sanzione penale.
Ulteriore elemento di novità del nuovo decreto legislativo è la disciplina del transito di materiale a duplice uso non comunitario che possa essere destinato ad attività connesse all'uso di armi di distruzione di massa. In tale caso è previsto che l'Agenzia delle dogane blocchi i beni in transito ed informi le Amministrazioni interessate (MiSE, MAE, Min. Interno e Min. Difesa).
In linea generale, emerge dal testo del d.lgs. 221/2017 un innovativo approccio del legislatore, non più esclusivamente concentrato sui divieti e le relative sanzioni ma sempre più orientato verso un coinvolgimento dell'esportatore nei procedimenti autorizzatori e nelle dinamiche di esportazione di beni a duplice uso.


Con riferimento alla crescente responsabilizzazione dell'esportatore, sarà interessante verificare come il nuovo regolamento europeo sull'esportazione di beni a duplice uso, in corso di approvazione da parte delle istituzioni comunitarie concretamente disciplinerà l'obbligo per tutti gli esportatori di dotarsi di un programma di compliance interno, da validarsi da parte dell'autorità competente. Ben conosciuti nei sistemi anglosassoni, i programmi di compliance interni richiedono normalmente un'attenta disamina dell'organizzazione aziendale, un'analisi dei rischi di violazione della normativa rilevante e l'adozione di procedure dettagliate che individuino i soggetti responsabili a vario titolo legate all'esportazione e pongano validi presidi per il controllo dei processi a rischio. Concetti come quelli della cosiddetta due diligence su clienti, intermediari, agenti e distributori, fino ad ora noti soprattutto a filiali locali di gruppi multinazionali, diverranno parte dell'attività quotidiana degli esportatori stabiliti nel nostro Paese, in un processo di crescente attenzione alle attività di prevenzione dei reati e di sviluppo della compliance aziendale.

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