Nuova vigilanza sugli NPL. Forti impatti sui bilanci delle banche

21/02/2018 15:54

COMMENTO A CURA DELL'AVV. ANDREA SGANZERLA


Cosa lega il sistema bancario, la normativa di prossima introduzione sugli NPL e la Brexit? Nulla……. per lo meno in apparenza…… in sostanza invece è un tema strettamente legato, almeno secondo quanto affermato da Sabine Lautenshlaeger, Vice Presidente della vigilanza bancaria BCE che parla senza mezzi termini di una necessità di "preparazione delle banche ad ogni evenienza, compresa una hard Brexit.."
Questa recentissima affermazione non può non essere letta come un preludio legato da un filo –nemmeno troppo sottile- a riforme a cascata che partiranno in Commissione UE a marzo prossimo, cui seguirà certamente un "effetto domino" a causa dell'entrata in vigore dei decreti delegati previsti in attuazione della recente riforma delle procedure concorsuali (c.d. riforma Rordorf) che prevede maggior vigilanza sull'esposizione nei confronti del sistema creditizio anche da parte delle PMI, con ogni conseguenza relativamente ai cambiamenti nel modo di gestire il contenzioso in ambito commerciale/bancario, nonché l'inevitabile ristrutturazione sul piano finanziario del 95% delle società italiane che è costituito dalle micro imprese (ovvero società con meno di 10 dipendenti o un fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro), queste ultime infatti, se si ritroveranno, come è lecito pensare, con un bilancio per così dire "fragile", troveranno sempre maggiore difficoltà nell'ottenimento di linee di credito bancario seppure a fronte di garanzie, per ottenere la necessaria liquidità per i fabbisogni di cassa.
Tale è il panorama che viene disegnato sia a livello di Commissione UE, sia di Banca Centrale Europea.
Sembra infatti che la Commissione, in base ad un accordo preso dai più grandi istituti finanziari europei proporrà una legge detta Pillar (Pilastro)1 che prevederà consistenti accantonamenti di capitale regolamentare di base delle banche per fare fronte ad eventuali problemi nel rimborso dei nuovi crediti che verranno concessi dal 2018 in poi.
Ma vi è anche un cosiddetto Pillar2, -ovvero il patrimonio aggiuntivo richiesto dai Regolatori e Organismi di Vigilanza a ciascuna banca- indicato dalla BCE in misura maggiore, nel senso che gli accantonamenti dovranno essere molto più alti e ciò a fronte di ritardi registrati dal prossimo aprile 2018 in poi nei rimborsi di crediti già concessi in passato.
Lecito quindi aspettarsi una sorta di degenerazione della catalogazione del credito nelle prossime settimane da parte del sistema bancario nel senso che vedremo probabilmente passare posizioni qualificate " a incaglio" a posizioni che verranno qualificate "a sofferenza". Qualora poi la banca a far data dal prossimo aprile 2018 dovesse fronteggiare una situazione di un prestito rilasciato senza garanzia ed entrato in difficoltà, dovrà costituire entro due anni riserve di capitale pari al 100% della somma erogata. Tale termine per la banca sarà invece esteso a sette anni per la copertura totale della somma erogata qualora il prestito a suo tempo accordato ed ora entrato in difficoltà di restituzione, sia coperto da garanzia; e ciò anche se si tratti di garanzia immobiliare. In pratica un immobile dato alla banca a garanzia di un credito già concesso, pur coprendo in parte o interamente l'intero credito erogato verrà trattato come se non valesse nulla.
Il Vice Direttore Generale della Banca d'Italia Fabio Panetta sostiene che ridurre i crediti deteriorati sia un obiettivo indiscutibile da perseguire, sottolineando quindi che il problema non è se occuparsene, ma come farlo. E' un fatto innegabile che il rischio sul credito in Italia stia migliorando; il flusso di nuovi NPL è in calo dal 2014 e le banche ultimamente stanno anche vendendo questi crediti incerti sul mercato. Tuttavia nonostante i progressi fatti e ricordati dall'esponente della Banca d'Italia, l'Italia è tra i Paesi europei con il più alto rapporto tra crediti deteriorati e totale dei prestiti.
Va da sé però che interventi troppo veloci e radicali su questi crediti non potranno che portare a perdite significative nel peggiore dei casi ed erosione del capitale sociale nei migliori cioè, argomenta Panetta, effetti indesiderati per le singole banche ed anche effetti macroeconomici negativi che potrebbero derivare da una inevitabile contrazione del credito.

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