Segnalazione alla centrale rischi. Quali tutele per i segnalati?

21/02/2018 13:43


Commento a cura dell'Avv. Guido De Domenico

La Circolare n. 139/1991 della Banca d'Italia definisce la Centrale dei Rischi (CR) come un sistema informativo sull'indebitamento della clientela verso le banche e gli intermediari finanziari vigilati da Banca d'Italia. Tale sistema è aggiornato mensilmente dalle segnalazioni e dalle comunicazioni trasmesse dagli intermediari alla Banca d'Italia. Esistono peraltro soggetti privati di rilevazione dei rischi denominati sistemi di informazioni creditizie (SIC).


Migliorare il processo di valutazione del merito creditizio della clientela, innalzare la qualità del credito concesso dagli intermediari rafforzando così la stabilità finanziaria dell'intero sistema, è la finalità dichiarata a cui dovrebbe tendere l'intera struttura.


Come noto, tuttavia, negli ultimi anni si è assistito ad un incremento del contenzioso fra banca e cliente e uno dei temi su cui si è incentrato il dibattito è rappresentato proprio dalla illegittimità (procedurale e/o sostanziale) della segnalazione in Centrale Rischi.


La problematica è di particolare interesse per quella tipologia di segnalazione a cui fa riferimento il più alto livello di deterioramento del credito: la segnalazione c.d. "a sofferenza".


In tale circostanza infatti la segnalazione, non solo implica l'impossibilità per il soggetto di accedere ad ulteriori finanziamenti da parte di altri Istituti di Credito, ma induce l'intero ceto creditizio con cui l'imprenditore ha rapporti, a revocare gli affidamenti bancari già concessi.


È significativo allora segnalare che la giurisprudenza ha ripetutamente accolto la tesi proposta dai clienti volta a valorizzare quanto specificato al punto 1.5, Capitolo II, Sezione II, Circolare n. 139 dell'11 febbraio 1991 e successivi aggiornamenti, nella parte in cui prescrive che: "L'appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell'intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può originare automaticamente al verificarsi di singoli specifici eventi quali, ad esempio, uno o più ritardi nel pagamento del debito o la contestazione del credito da parte del debitore…la segnalazione in sofferenza di una cointestazione presuppone che tutti i cointestatari versino in stato di insolvenza. Gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza".


Tant'è che la Suprema Corte con la sentenza n. 15609/14 (che ha ribadito e specificato la posizione già assunta con le sentenze n. 23093/13 e n. 21428/07) così si è espressa: "la segnalazione di una posizione in sofferenza non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza".


I Tribunali di merito, anche recentemente, si sono uniformati a questo indirizzo, precisando il tipo di indagine che la banca deve operare prima di poter segnalare a sofferenza il cliente.
Il Tribunale di Firenze ad es. con ordinanza dell'11 agosto 2017 ha sottolineato: "la segnalazione deve essere preceduta da un'indagine sul complessivo stato del cliente che vada ad attingere quelle informazioni che davvero un avveduto operatore del settore raccoglierebbe prima di concedere credito…a titolo esemplificativo la capacità di produzione di reddito, la sussistenza di liquidità della debitrice…e più in generale uno squilibrio fra i mezzi a disposizione del debitore e la consistenza debitoria da coprire".

Sollecitando se utile anche "la consultazione del cliente a chiarimenti sulla sua esposizione debitoria".

In difetto, la segnalazione è illegittima e potenzialmente produttiva di danni da risarcire.
Il Tribunale di Napoli con provvedimento del dicembre 2017 nel rimarcare che il mancato pagamento deve essere solo "l'occasione che permette all'istituto di credito di svolgere l'istruttoria per vagliare la situazione economico finanziaria del debitore", rileva che "il ritardo nell'adempimento non è, di per sé, indice dello stato di insolvenza, e ciò poiché il debito potrebbe essere non pagato perché il debitore ne contesta l' esistenza o la quantificazione".

Sulla scorta di questa considerazione afferma infine che nemmeno "la rilevante esposizione debitoria emergente dal bilancio può essere isolatamente considerata, ma deve essere letta nel contesto di tutte le risultanze contabili".


Tirando le fila del discorso si può quindi concludere che la segnalazione a sofferenza presuppone uno stato di insolvenza del cliente (che non si sovrappone alla insolvenza fallimentare essendovi ratio diverse) che si identifica con una situazione patrimoniale deficitaria caratterizzata da uno stato di grave e non transitoria difficoltà economica.


La banca, in ogni caso, prima di segnalare a sofferenza, è obbligata ad effettuare una rigorosa valutazione del cliente: analizzare l'intero patrimonio, la capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera, l'ammontare complessivo del debito nei confronti del sistema creditizio e finanziario, il rischio di concreta irrecuperabilità del credito. Chiedendo, eventualmente, informazioni al cliente stesso.

In difetto di questa approfondita analisi la segnalazione potrà essere ritenuta illegittima e l'istituto di credito potrebbe essere condannato al risarcimento dei danni patrimoniali e non cagionati al cliente in conseguenza della illegittima segnalazione