FOCUS PIR e PIR IMMOBILIARI

Chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate su PIR e PIR immobiliari

06/03/2018 10:40


Commento a cura di Angelo Paletta, docente di management


L'Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018 ha chiarito gli aspetti tributari dei Piani Individuali di Risparmio (PIR) e dei recentissimi PIR immobiliari. L'ingente raccolta che ha superato 11 miliardi di euro nel solo primo anno ha già visto impegnato il Ministero dell'Economia e delle Finanze nel pubblicare il 4 ottobre 2017 delle Linee guida, che l'Agenzia delle Entrate ha richiamato nella propria Circolare. Non vi sono grandi novità sostanziali, ma molte importanti precisazioni regolamentari tese a superare le criticità riscontrate da ABI, ANIA, Assogestioni, e che risultano utili sia agli operatori finanziari professionali, sia ai risparmiatori "retail" che sottoscrivono i piani a lungo termine, sia alle aziende che già sono o che intendono diventare "PIR compliant". Anche nel dispositivo dell'Agenzia delle Entrate emerge con evidenza la finalità di canalizzare tramite incentivi il risparmio delle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia verso le imprese attraverso gli intermediari bancari, finanziari ed assicurativi. In particolare, gli operatori professionali abilitati sono investiti di un doppio onere: la gestione dei PIR e la gestione della fiscalità connessa agli investimenti sottoscritti, assumendo il ruolo di sostituto di imposta.


Cosa è fiscalmente un PIR?
Un PIR è un "contenitore" fiscale idoneo ad accogliere tutti gli strumenti finanziari esistenti sul mercato retail purché l'insieme di tali strumenti rispetti un vincolo temporale minimo di possesso pari a cinque anni (c.d. "minimum holding period"). Inoltre, un PIR deve assecondare altri vincoli stabiliti per legge, che fissano limiti all'entità e vincoli di composizione dell'investimento nonché limiti alla concentrazione, anche in termini di "liquidità". Questi "contenitori" derogano le norme scritte nel TUIR (DPR 22 dicembre 1986, n. 917) sui redditi di capitale (art. 44) e i redditi diversi di natura finanziaria (art. 67, comma 1).

Disposizioni legali e tributarie sulla chiusura di un PIR

Il Parlamento ha fissato una durata minima di cinque anni dell'investimento nel PIR per godere dei benefici fiscali previsti, ma non ne ha stabilito una durata massima. Questi "contenitori fiscali" possono essere sottoscritti solo da persone fisiche e la loro durata massima teorica coincide con la vita del titolare. L'Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 3 del 26 febbraio 2018 ha tratteggiato tre circostanze sulla chiusura di un PIR: 1) la perdita della residenza fiscale in Italia; 2) la richiesta da parte del titolare del rimborso totale degli strumenti finanziari oggetto del PIR con revoca contestuale del piano o il trasferimento degli strumenti in un rapporto che non abbia le caratteristiche proprie del PIR; 3) il decesso del titolare. Va precisato che la chiusura di un PIR non comporta automaticamente la decadenza dall'agevolazione tributaria sugli investimenti per i quali è stato rispettato il minimum holding period. Diversamente, relativamente agli investimenti per i quali non è maturato il quinquennio, viene applicato il regime tributario ordinario e entra in azione la tecnica del "recapture" (art. 1, comma 106, Legge n. 232/2016), che obbligo l'intermediario ad effettuare l'eventuale versamento tributario entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello in cui la chiusura si è verificata con l'apposito codice tributo.

Adempimenti a carico degli intermediari per ottenere i benefici fiscali dei PIR

La Circolare n. 3 del 26 febbraio 2018 dell'Agenzia delle Entrate spiega che per beneficiare del regime fiscalmente agevolato sono necessari una serie di adempimenti a carico degli intermediari abilitati e delle imprese di assicurazione presso i quali i PIR sono detenuti. Gli obblighi sono quattro: 1) acquisire l'autodichiarazione da parte dell'investitore in merito al possesso dei requisiti personali e patrimoniali previsti (residenza, unicità della titolarità, assenza di partecipazioni "qualificate" detenute direttamente o indirettamente dal titolare del PIR o dai suoi familiari); 2) tenere separata evidenza, ai fini fiscali, per ciascun anno delle somme e dei valori destinati al piano e degli investimenti qualificati effettuati; 3) restituire le ritenute alla fonte e imposte sostitutive applicate in capo ai titolari del PIR che non sono dovute, ed effettuarne lo scomputo dal versamento di altre ritenute e imposte; 4) recuperare le imposte dovute attraverso adeguati disinvestimenti o chiedendone la provvista al titolare per provvedere al versamento nei tempi richiesti.


Agenzia delle Entrate sulla recapture nel caso di polizze assicurative in forma di PIR

In base alla Circolare n. 3/E del 2018 si precisa che l'intermediario detentore dei titoli è tenuto a conservare memoria delle informazioni sugli strumenti anche in seguito alla chiusura del PIR. I dati salienti che dovrà custodire sono: tipologia di strumenti finanziari, data di acquisto, redditi maturati, prodotti dal conferimento nel PIR, data di eventuale perdita della residenza. Tutto ciò al fine di escludere dalla recapture i redditi che durante il periodo di investimento possono essere stati generati. Per le polizze assicurative vi è una particolarità, che richiama quanto già regolamentato nella Circolare n. 8 del 1° aprile 2016: al fine di individuare il valore della polizza alla data di efficacia del cambio di residenza, si dovrà far riferimento al valore di riscatto che sarebbe stato riconosciuto all'assicurato o, se mancante, la riserva matematica rilevata alla data di efficacia della perdita della residenza.


PIR e la differenza tra le imposte di successione e di donazione

Il legislatore e l'Agenzia delle Entrate hanno sottolineato come l'art. 1, comma 114, della Legge n. 232/2016 disponga che il trasferimento a causa di morte degli strumenti finanziari detenuti nel PIR non sia soggetto all'imposta sulle successioni, diversamente prevista nel Testo unico dell'imposta sulle successioni e donazioni (Decreto Legislativo 31 ottobre 1990, n. 346). Ciò significa che non sia obbligatorio includere gli strumenti finanziari di un PIR nella dichiarazione di successione in caso di trasferimento mortis causa. L'Agenzia delle Entrate ha regolamentato che il richiamo espresso ai trasferimenti mortis causa sui benefici fiscali dei PIR escluda che il regime agevolato sia applicabile a i trasferimenti inter vivos, come nel caso delle donazioni.
La stabile organizzazione come "requisito di radicamento nel territorio dello Stato"
La normativa sui PIR sancisce che per beneficiare delle agevolazioni fiscali le risorse raccolte con i PIR devono essere impiegate in strumenti finanziari emessi da aziende che rispettino il requisito dell'esistenza di una stabile organizzazione, anche detto "requisito di radicamento nel territorio dello Stato", nonché della residenza negli Stati dell'UE o dell'Accordo dello Spazio Economico Europeo, attestazione che deve essere certificata ad opera del soggetto emittente lo strumento.


Quali sono gli intermediari abilitati alla gestione del risparmio

Sono numerosi gli intermediari abilitati che per legge possono esercitare l'attività professionale del risparmio amministrato: banche; società d'intermediazione mobiliare (SIM); società di gestione del risparmio (SGR); società fiduciarie che amministrano beni per conto terzi (Legge 23 novembre 1939, n. 1966); Poste Italiane S.P.A. quando colloca strumenti finanziari (art. 13 Legge 24 dicembre 1993, n. 537, e art. 2, comma 26, Legge 23 dicembre 1996, n. 662); agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale (art. 201 Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58).
Sottoscrizione ed amministrazione fiduciaria di un PIR
Ogni risparmiatore al dettaglio (c.d. "retail") può costituire un PIR beneficiando del regime fiscale agevolato previsto dalla legge e regolamentato dall'Agenzia delle Entrate attraverso un rapporto di amministrazione fiduciaria, con o senza intestazione, delle risorse finanziarie conferite. Queste possono inoltre essere depositate presso intermediari residente o non residenti. Qualora un risparmiatore optasse di utilizzare l'amministrazione fiduciaria, con o senza intestazioni dei titoli, la costituzione del PIR può essere effettuata nei seguenti modi alternativi: o presso la società fiduciaria, che diviene responsabile della gestione fiscale del PIR; ovvero presso altro intermediario, diverso dalla società fiduciaria alla quale viene conferito mandato fiduciario all'intestazione del PIR, il quale si assume l'obbligo della relativa gestione fiscale mentre la società fiduciaria adempie agli obblighi di comunicazione. In questo caso la società fiduciaria sotto la propria responsabilità è tenuta a dichiarare che il fiduciante per conto del quale è effettuato l'investimento possiede tutti i requisiti di legge per beneficiare del regime fiscale agevolato riservato ai PIR.


Limiti massimi all'entità delle somme e valori destinati al PIR

Il comma 101 stabilisce un plafond individuale per ogni sottoscrittore, stabilente un limite all'entità delle somme o valori da destinare ad un PIR. Il plafond massimo complessivo per ogni PIR è pari a 150.000 euro, con un tetto di 30.000 euro per ciascun anno solare fino alla concorrenza del limite massimo in cinque o più anni. Va precisato che né il Parlamento, né l'Agenzia delle Entrate hanno prefissato un arco temporale per il solo eventuale raggiungimento della quota massima complessiva di 150.000 euro ed ogni anno è possibile versare fino ma non oltre 30.000 euro l'anno.


Redditi generati durante il minimum holding period

L'Agenzia delle Entrate ha regolamentato i redditi generati dagli investimenti nei PIR, che risultava essere uno dei dettagli meno descritti nella Legge n. 232/2016. Nella Circolare emanata il 26 febbraio 2018 l'Amministrazione Finanziaria ha disposto che i redditi percepiti dal titolare del PIR non devono necessariamente essere reinvestiti nel PIR stesso. Anzi, qualora tali redditi fossero reinvestiti andrebbero considerati come nuovi investimenti che andranno conteggiati ai fini della verifica del rispetto del plafond annuale di 30.000 euro o di quello complessivo di 150.000 euro. Medesimo trattamento fiscale vale qualora i nuovi redditi generati dal PIR restino nell'ambito del PIR stesso tanto da aumentarne la liquidità ed il valore di un ammontare corrispondente. Invece, i rendimenti maturati ma non distribuiti che si cumulano durante l'investimento non possono essere classificati come nuovi investimenti; per tale motivo, non rilevano ai fini dei plafond annuale e complessivo. Quest'ultima ipotesi potrebbe verosimilmente verificarsi negli investimenti effettuati tramite OICR o imprese di assicurazione.
Tutela dei risparmiatori nell'esposizione ai rischi di scarsa liquidità degli strumenti finanziari
L'Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 3 del 26 febbraio 2018 ricorda l'importanza per il cliente retail che il rischio sia contratto sia contenuto entro un certo livello, restando adeguato alle esigenze del tipo di risparmiatori. In media, i profili di rischio della clientela a cui sono indirizzati i PIR non permettono ai gestori di sovraesporre i sottoscrittori con i rischi insiti negli investimenti meno liquidi. Tale tutela nei confronti del risparmio gestito è stata imposta proprio dal legislatore, che ha incentivato la diversificazione dell'asset allocation e limitato la concentrazione di investimenti nel portafoglio del PIR. Infatti, la necessità di canalizzare i risparmi verso le imprese come scelta di politica economica e di tutelare i diritti dei risparmiatori ha richiesto una complessa opera di bilanciamento, che è stata realizzata dalla normativa subordinando l'incentivo tributario. Tanto nella Circolare dell'Amministrazione Finanziaria, quanto nelle Linee guida del Ministero dell'Economia e delle Finanze, un PIR ha delle caratteristiche ben precise: ha una natura dinamica perché può assumere una consistenza finanziaria variabile nel tempo; è personalizzabile, dato che solo una parte dell'investimento è vincolata all'acquisto di specifici strumenti finanziari indicati dalla legge mentre la parte restante può essere allocata liberamente in relazione agli obiettivi di rischio e rendimento del singolo investitore; è flessibile, ossia adattabile alle esigenze di investimento sopraggiunte rispetto al momento di apertura del PIR; è non rigido, in quanto ogni piano consente il disinvestimento degli asset entro certi limiti, tanto da non comportare la chiusura del PIR e provvedere al reinvestimento di nuovi strumenti finanziari nel medesimo PIR.


Principio di unicità dei PIR

L'art. 1, comma 112, della Legge n. 232/2016 sancisce il principio di unicità dei PIR definendo un limite alla titolarità. Infatti, ciascuna persona fisica «non può essere titolare di più di un piano di risparmio a lungo termine e ciascun piano di risparmio a lungo termine non può avere più di un titolare». L'Agenzia delle Entrate ha richiamato e sottolineato l'impossibilità sia che una persona fisica possa essere legittimamente titolare di più di un PIR, sia che un piano sia intestato a più soggetti. Il Parlamento ha legiferato che per garantire l'osservanza il principio di unicità dei PIR ha previsto che il gestore del PIR, sia in sede di costituzione che di trasferimento del piano, debba acquisire dal risparmiatore un'autocertificazione dove dichiari di non essere titolare di altri PIR. L'Agenzia delle Entrate ha correttamente precisato che il principio di unicità dei PIR sussiste limitatamente durante il tempo di durata dell'investimento e non a tutta la vita del risparmiatore. Ciò significa che estinto un PIR se ne possa costituire uno nuovo anche nel medesimo periodo di imposta.
Rispetto dei limiti di concentrazione e di composizione per almeno 2/3 dell'anno solare
Il "limite di concentrazione" del 10% (art. 1, comma 103, Legge n. 232/2016) ed il "limite di composizione" del patrimonio (art. 1, comma 102, Legge n. 232/2016) va rispettato per almeno i due terzi dell'anno. Il mancato rispetto di tale divieto comporta la decadenza dell'agevolazione. Per tale motivo, il risparmio investito in un PIR compliant deve essere investito per almeno i due terzi dell'anno solare, ovvero di una sua frazione.


Vincolo sugli strumenti finanziari emessi da soggetti non residenti in Stati white-list

Il Parlamento a livello normativo e l'Agenzia delle Entrate a livello regolamentare hanno sottolineato l'impossibilità di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dai PIR per le somme o i valori che dovessero essere investite in strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli chi consentano un adeguato scambio di informazioni (art. 1, comma 105, Legge n. 232/2016). Questo dispositivo stabilisce un esplicito divieto di investimento nei soggetti residenti negli Stati non collaborativi, che sono al di fuori della "white list" aggiornata semestralmente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze tramite un apposito decreto ministeriale (art. 11, comma 4 lettera c, Decreto Legislativo 1° aprile 1996, n. 239).