Polizze collettive e convenzioni: la distribuzione del broker sui circuiti bancari

08/03/2018 15:46


Commento a cura dell' Avv. Marco Mazzoldi, Girardi Studio Legale e Tributario

Nella prassi di mercato accade che il canale bancassicurativo si avvalga di broker captive, addetti alla gestione del service post-vendita di prodotti collocati tramite gli sportelli bancari.
Anche questo servizio rientra a pieno titolo nella definizione legale di intermediazione assicurativa, come è dato cogliere testualmente dall'art. 106 d.lgs. 209/2005: "L'attività di intermediazione assicurativa e riassicurativa consiste nel presentare o proporre prodotti assicurativi e riassicurativi o nel prestare assistenza e consulenza finalizzate a tale attività e, se previsto dall'incarico intermediativo, nella conclusione dei contratti ovvero nella collaborazione alla gestione o all'esecuzione, segnatamente in caso di sinistri, dei contratti stipulati."

Contrattualmente quest'attività del broker captive può strutturarsi in due modalità: un accordo di collaborazione reciproca ex art. D.L. 179/12 tra il soggetto D direttamente incaricato dalla compagnia e il di lui broker captive; oppure, un accordo tra broker e compagnia, che sia limitato operativamente al circuito degli sportelli del soggetto D.

È sicuramente questa seconda modalità contrattuale a richiedere qualche approfondimento, anche rispetto a come si muovono commercialmente gli operatori.

Collaborazione e non obbligo di distribuzione.
Preliminarmente, è opportuno specificare anche nominalmente che il contratto compagnia-broker non rappresenta un incarico di distribuzione, ma specificamente e più propriamente un accordo di collaborazione: il broker per legge (cfr. art. 109 lett. b d.lgs. 209/2005) non è né può essere un incaricato o mandatario di una compagnia, con la quale può casomai stabilire, senza vincoli reciproci d'obbligo a concludere contratti, condizioni contrattuali ed economiche da offrire ai propri clienti.

E' possibile limitare l'operatività del broker.
Questo chiarimento, che può apparire un sofismo, è invece rilevante per rispondere alla prima delle questioni che si pongono nel caso in cui la compagnia limiti l'accordo col broker a un solo circuito bancario.
Si ricorderà, infatti, che l'art. 22 comma 12 d.l. 179/12 prevede la nullità delle clausole fra mandatario e impresa assicuratrice che siano incompatibili con la libera collaborazione reciproca tra intermediari assicurativi iscritti alle sezioni A, B e D del RUI. Occorre dunque chiedersi se limitare il broker a un solo circuito bancassicurativo possa rivelarsi disposizione contrattuale nulla.
Posto che il legislatore a volte incorre in un uso terminologico non del tutto appropriato, tuttavia pare dirimente proprio la citata circostanza che il broker non può essere ritenuto mandatario di una compagnia assicuratrice: infatti, tecnicamente per mandatario deve intendersi strettamente l'agente (mandato agenziale, per l'appunto) oppure il soggetto D che abbia ricevuto incarico dalla compagnia (v. art. 119 d.lgs. 209/2005). Mentre il mandatario ha l'obbligo contrattuale di promuovere i prodotti per le mandanti; al contrario, la legge dispone che rimanga sempre nella discrezionalità del broker la scelta di offrire ai clienti i prodotti oggetto dell'accordo di distribuzione con l'assicuratore (così come l'assicuratore è sempre libero di accettare o meno la proposta del broker).
Alla luce di questi elementi, che escludono di configurare il broker quale mandatario o incaricato della compagnia, se ne può trarre che una clausola che limiti l'operatività di un broker su determinati circuiti bancassicurativi non dovrebbe essere affetta da nullità.
Il broker non può emettere polizze.

Più saliente è invece l'aspetto attinente all'emissione della polizza.
S'intende qui fare riferimento, non all'emissione operativa della polizza tramite il sistema gestionale informatizzato, bensì alla competenza e titolarità giuridica del potere di emettere un prodotto assicurativo.
Le due cose, concettualmente disgiunte, possono nella pratica finire col sovrapporsi.
Infatti, operativamente possono presentarsi queste situazioni: i) il broker viene accreditato dell'accesso al gestionale della compagnia, perché possa stampare i documenti contrattuali senza doverli attendere dalla direzione dell'assicuratrice; ii) il gestionale del broker viene integrato col sistema informatico della compagnia, in modo tale da poter essere abilitato alla stampa della polizza; iii) il broker utilizza il proprio gestionale, non integrato con quello della compagnia, per stampare la polizza senza preventivo benestare informatico della compagnia.
Per vagliare la bontà di tali sistemi, è bene partire dal dato normativo. Ossia che –questa almeno è la mia opinione – giuridicamente il broker non possa essere abilitato a emettere polizze.
Stando alla definizione legale e alle considerazioni sopra svolte, infatti, egli raccoglie i rischi dai clienti, e chiede per conto loro e nel loro interesse la copertura all'assicuratore. Non può dunque accettare la proposta assicurativa per conto dell'assicuratore.
Quest'ultimo per legge deve dunque rimanere libero di accettare o meno: o meglio, la scelta di assumere il rischio non può (come fa con l'agente nonché, limitatamente ai prodotti standard, con la banca) delegarla al broker, perché questi agisce per conto dell'assicurato.
Così va intesa la distinzione tra soggetto A e soggetto B del RUI.
E lo stesso si ricava anche dalla lettura combinata degli artt. 109 e 119 d.lgs. 209/2005, in cui l'assicuratore si assume in prima persona la responsabilità del contratto concluso col broker; mentre l'agente, coerentemente alla sua professionalità di incaricato della compagnia per la conclusione degli affari coi terzi assicurati, risponde invece in proprio nei loro confronti quale mandatario dell'assicuratore.
Chiarito ciò, torniamo all'aspetto operativo dell'emissione e alle tre situazioni sopra delineate.
I sistemi informatici di emissione delle polizze, dalle compagnie messi a disposizione dei broker (situazioni i e ii), prevendono coerentemente il benestare – seppur informaticamente automatizzato – della compagnia. Tale sistema garantisce che, giuridicamente, l'impresa accetti e concluda, per parte sua e assumendosene direttamente la responsabilità, il contratto, la cui controparte è l'assicurato rappresentato dal broker.
La peculiarità operativa del sistema d'emissione di cui alla situazione sub iii) non appare, invece, conforme alla costruzione giuridica del mediatore assicurativo. Infatti, il broker è in possesso di un proprio gestionale, non in sistema con quello della compagnia, sicché informaticamente non v'è alcun benestare della compagnia preventivo all'emissione cartacea della polizza.
Al netto di valutazioni operativo-commerciali, l'assenza di un previo assenso all'emissione non appare propriamente compliant sotto il profilo giuridico.

Le collettive e le convenzioni come modalità distributiva del broker captive.
Per ovviare, almeno parzialmente, a questo gap, può certamente tornare utile l'utilizzo di polizze collettive o di polizze-convenzione.
Nel primo caso, infatti, il contratto assicurativo viene stipulato col contraente, e la sua emissione avviene con l'accordo (e quindi col "consenso preventivo") della compagnia.
I singoli assicurati aderiscono a un contratto già esistente e già in vigore, e la loro adesione consiste nella semplice individuazione nominale dei soggetti per i quali il contraente ha stipulato la polizza.
In altri termini, l'assicurato aderisce a condizioni generali e speciali di polizza già contrattate e accettate per lui dal contraente e dall'assicuratore. Non v'è, dunque, alcuna emissione di polizza all'atto di adesione, in virtù di quanto stabilito dall'art. 1891 c.c. di cui le polizze collettive sono espressione.
Diverso è il caso delle polizze-convenzione, che consistono in convenzioni-quadro assicurative, cui fa seguito l'insorgenza di singoli rapporti assicurativi che riprendono e richiamano integralmente le condizioni predeterminate nella convenzione.
L'emissione di polizze singole all'interno della convenzione è diverso rispetto all'ordinaria vendita di polizze, anche standard.
Innanzitutto, nelle polizze-convenzione sono solitamente previste condizioni specifiche, che le contraddistinguono dai prodotti standard ordinari.
In secondo luogo, e soprattutto, le convenzioni-quadro stabiliscono a priori, contrattualmente, le condizioni che poi saranno applicate automaticamente ai singoli assicurati e ai singoli rapporti contrattuali. Pertanto, a differenza dei prodotti standard dove la contrattazione è singola, seppur su formulari predisposti, nel caso delle polizze singole emesse in via ancillare ed esecutiva di una polizza-convenzione c'è già espresso contrattualmente il benestare dell'assicuratore all'assunzione del rischio.
A chiosa, è certamente rilevante anche la circostanza che, a differenza dei prodotti standard, tanto le collettive che le convenzioni sono polizze in cui, non solo le condizioni sono già contrattate e accettate tra due parti, ma nelle quali anche il parterre di potenziali assicurati è già delimitato e predeterminato.
In definitiva, si può ragionevolmente sostenere che l'emissione informatica della singola polizza o adesione, nel quadro di una collettiva o di una convenzione, non costituisce emissione in senso tecnico-giuridico, ossia assunzione del rischio e accettazione del singolo contratto – che sono già avvenute nella polizza collettiva o nella convenzione quadro.
E allora, il broker potrà procedere "in proprio" all'emissione operativa della singola polizza o del singolo modulo di adesione, dovendosi ritenere già accettata a monte dalla compagnia la relativa proposta di assicurazione.