CGUE: validità dell'accordo di cooperazione sulla pesca tra UE e
Marocco e la questione del Sahara Occidentale

08/05/2018 07:34


Breve nota a sentenza della CGUE del 27 febbraio 2018

di Avv. Margherita Cattolico, Segretario IREPI, Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale


La CGUE, con sentenza del 27 febbraio 2018, si pronuncia sulla validità del cd. accordo di partenariato, con ogni suo atto presupposto e derivato, vigente nel settore della pesca tra la UE e il Regno del Marocco e sulla inapplicabilità dello stesso al Sahara occidentale.

Con il suddetto accordo di partenariato le parti, l'UE e il Regno del Marocco, hanno inteso rafforzare le relazioni di cooperazione nel settore della pesca, stabilendo, in particolare, norme relative alla cooperazione economica, finanziaria, tecnica e scientifica, le condizioni per l'accesso dei pescherecci battenti bandiera degli Stati membri alle zone di pesca marocchina, nonché le modalità di controllo delle attività di pesca in tali zone.

Chiamata a pronunciarsi, a seguito di giudizio di rinvio, sulla su indicata questione di validità, anzitutto, del regolamento n. 764/2006, poi, della decisione 2013/785 e, infine, del regolamento n. 1270/2013, quali atti approvativi ed attuativi del suddetto accordo di partenariato, la stessa riconferma quanto deciso con sentenza del 21 dicembre 2016.

In particolare, innanzi alla tesi secondo cui l'applicabilità del su richiamato accordo di partenariato al Sahara Occidentale nonché alle acque adiacenti a tale territorio comporterebbe una violazione del suddetto Art.3, paragrafo 5, TUE, con la conseguente invalidità di tali accordi internazionali, la stessa si è pronunciata a favore della validità dell'accordo di partenariato e l'esclusione del territorio del Sahara occidentale dall'ambito di applicazione dell'accordo.

All'uopo, per meglio comprendere le ragioni che hanno indotto la CGUE a tale decisione, è opportuno prendere in analisi alcune delle disposizioni del su richiamato accordo.


In primis, va specificato che l'accordo di partenariato fa parte di un insieme di norme pattizie avente come fulcro il cd. accordo di associazione. Infatti, in virtù del primo comma del preambolo dell'accordo di partenariato, si evince che lo stesso opera nell'ambito dell'Accordo di associazione, quale atto firmato a Bruxelles il 26 febbraio 1996, ed il cui titolo VIII, rubricato «Disposizioni istituzionali, generali e finali», contiene in particolare l'articolo 94,secondo il quale l'accordo di associazione «si applica ai territori in cui si applicano i trattati che istituiscono la Comunità europea e la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, alle condizioni in essi indicate, da una parte, e al territorio del Regno del Marocco, dall'altra».

Nell'accordo di partenariato, viceversa, si annoverano differenti disposizioni che definiscono il suo ambito di applicazione, tra cui l'art. 5, paragrafo 1 e 4 intitolato «Accesso delle navi dell'UE alle zone di pesca marocchine» nonché l'art. 6, paragrafo 1 del medesimo accordo, rubricato «Condizioni per l'esercizio della pesca», ai sensi delle quali il Regno del Marocco si è impegnato ad autorizzare le navi dell'UE ad operare nelle proprie zone di pesca nel rispetto delle disposizioni di cui al presente accordo. Fondamentale, in tema di identificazione dell'ambito di applicazione dell'accordo internazionale, è l'art. 11 che, nel definire la «Zona di applicazione», stabilisce che lo

stesso trova applicazione, per quanto riguarda il Regno del Marocco, «al territorio del Marocco e alle acque soggette alla giurisdizione marocchina», definendo, all'art. 2, quale «zona di pesca marocchina» le «acque soggette alla sovranità o alla giurisdizione del Regno del Marocco».

Ma cosa si intende per Regno del Marocco? E' dalla risposta a tale interrogativo che, invero, si identificano le ragione per le quali la CGUE si è pronunciata a favore della validità dell'accordo. La CGUE, infatti, nel pronunciarsi a favore della validità dell'accordo di partenariato pone a fondamento della propria decisione l'argomentazione secondo cui la nozione di «territorio del Marocco», di cui all'articolo 11 dell'accordo di partenariato corrisponde alla nozione di «territorio del Regno del Marocco» di cui all'articolo 94 dell'accordo di associazione, richiamando quanto già espresso in sede di decisione del 21 dicembre 2016, Consiglio/Front Polisario, C-104/16 P, EU:C:2016:973.

In tale sede, invero, la CGUE definì il concetto di «territorio del Regno del Marocco», di cui all'articolo 94 dell'accordo di associazione, come spazio geografico sul quale il Regno del Marocco esercita la pienezza delle competenze riconosciute alle entità sovrane dal diritto internazionale, a esclusione di ogni altro territorio, come quello del Sahara occidentale.
Secondo la CGUE, come deciso con sentenza del 21 dicembre 2016, l'inclusione del territorio del Sahara occidentale nell'ambito di applicazione dell'accordo di associazione, infatti, violerebbe alcune norme di diritto internazionale generale applicabili nelle relazioni tra l'Unione e il Regno del Marocco, ossia il principio di autodeterminazione, ricordato all'articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, e il principio dell'effetto relativo dei trattati, del quale l'articolo 34 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati costituisce una specifica espressione (sentenza del 21 dicembre 2016, Consiglio/Front Polisario, C-104/16 P, EU:C:2016:973, punti da 88 a 93, 100, da 103 a 107 e 123).

Alla luce di quanto specificato e volendo concludere, è indubbia l'importanza della decisione della CGUE del 27 febbraio 2018, in quanto, riconfermando la tesi per la quale è da escludersi dall'ambito dell'applicazione degli accordi internazionali (accordo di associazione e di partenariato) il cd. Sahara Occidentale, sta di fatto, tracciando una linea di politica internazionale, che si traduce in termini concreti sulla inesistenza della sovranità marocchina sul territorio del Sahara Occidentale, con tutte le conseguenze che ne consegue in termini economici e politici.