Energia: la Cina apre al controllo straniero

05/09/2018 13:35

Commento a cura di Maurizio Gardenal, Avvocato, Sara Marchese, Dottoressa, Studio legale internazionale Gardenal & Associati di Milano

A fine giugno 2018 le autorità cinesi con la pubblicazione dell'ultima "negative list" hanno rimosso il divieto del controllo di società locali da parte di operatori stranieri con riferimento - tra gli altri - ai seguenti business:

1) power grid construction;
2) exploration and exploitation of oil and natural gas in the free trade zones ( FTZ ).

Nell'ottobre del 2014 una simile disposizione era stata varata a beneficio degli wind power station construction projects se approvati dalle amministrazioni locali competenti.
Pertanto, gli investitori stranieri che desiderano condurre attività di ricerca e utilizzo industriale e commerciale di petrolio e gas naturale - sia pure nei confini delle FTZ - sono posti nella condizione di disporre di una partecipazione di controllo essendo venuto meno il vincolo della presenza di un socio locale maggioritario.

La stessa novità vale per sviluppare infrastrutture per la distribuzione e l'impiego di energia elettrica con particolare riguardo ai veicoli a locomozione elettrica, senza limitazioni territoriali.
Si tratta indubbiamente di una novità di assoluto rilievo poiché le liberalizzazioni afferiscono a settori di primaria importanza strategica e non ha precedenti nella storia del paese.

Le dichiarazioni ufficiali hanno enfatizzato lo sforzo volto a promuovere il libero commercio in conformità agli impegni assunti dalla Cina con l'adesione nel 2001 al World Trade Organisation General Agreement on Trade in Services.

L'amministrazione cinese ha dichiarato che l'apertura agli investimenti esteri nello sviluppo e la produzione di gas naturale - il cosiddetto green fossil fuel - dovrebbe contenere le emissioni di carbone nell'ottica di rientrare nei parametri previsti dall'accordo di Parigi del 2015.

CONCLUSIONI

Le nuove misure sono state varate dalle autorità cinesi nel bel mezzo della guerra commerciale con gli USA che hanno imposto sanzioni per un ampio ventaglio di prodotti: cfr. http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2018-07-02/usa-prodotti-farmaceutici-e-moda-esclusi-dazi-131217.php.
Le contromisure cinesi hanno generato, fra le altre, una imposta addizionale del 25% sulla vendita in Cina di veicoli prodotti negli USA.

L'industria dell'auto statunitense risulta pertanto pesantemente penalizzata principalmente nell'ambito della produzione di autoveicoli elettrici posto che la Cina rappresenta il primo mercato mondiale. Il paese infatti sta vivendo il boom delle auto elettriche che possono beneficiare del sostegno dei governi locali anche in termini di investimenti finanziari con l'obiettivo di pervenire entro il 2030 ad un utilizzo pressoché esclusivo di mezzi di locomozione di tale natura.

La Tesla statunitense ha recentemente annunciato l'avvio di un imponete stabilimento produttivo nell'area di Shanghai che, in assenza di precisazioni da parte della società, comporterebbe un investimento di circa $ 10 billion secondo le stime degli analisti di Bloomberg pari all'incirca ad un 1/5 del suo valore di mercato.

Resta il fatto che l'entrata in vigore della liberalizzazione consente al paese asiatico non solo di "estendere" un segnale forte rivolto alla politica "punitiva" di Trump bensì di inaugurare una serie di massicci investimenti stranieri nella manifattura dei nuovi mezzi e nello sviluppo di nuove tecnologie.

D'altro canto l'apertura al controllo di società per la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale potrebbe giovare all'industria statunitense che ha raggiunto livelli record di produzione in virtù dell'utilizzo di nuove tecnologie estrattive con le applicazioni operative delle hydraulic fracturing techniques.

A beneficiare del nuovo conteso e, al di là degli scontri commerciali, oltre alla Cina, con il potenziamento di nuove capacità produttive in settori innovativi destinati a tracciare i nuovi trend di mercato, vi sono infine i colossi statunitensi della nuova e vecchia economia.

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