DIRITTO D'AUTORE

Contratto di cessione dei diritti d'autore: lavoro autonomo occasionale

13/09/2018 10:13


Commento a cura di Greco Angelo, titolare del sito "laleggepertutti"

La crisi occupazionale è anche una crisi di risorse. Spesso la domanda e l'offerta faticano a incontrarsi. È quanto sta succedendo nei settori delle professioni e del giornalismo. In quest'ultimo, ad esempio, a fronte dei licenziamenti di numerosi autori di testate tradizionali - colpa dell'avvento di internet e dei giornali online - c'è anche una notevole richiesta di contenuti da parte delle piattaforme digitali. I nuovi publisher del web, impossibilitati dalle dimensioni ancora ridotte a provvedere a importanti piani di assunzione, devono contare su collaborazioni occasionali, in gran parte dei casi prestate "a domicilio", mal retribuite e caratterizzate da un forte turn over.

Dall'altro lato diversi professionisti cercano di farsi conoscere e di superare le barriere territoriali pubblicando articoli e guide sul web.
Tra le forme di collaborazione che più si adattano a conciliare le esigenze dei "nuovi" autori ed editori online, il contratto di cessione dei diritti d'autore consente di ottenere una tassazione favorevole sui proventi, a fronte di pochi e semplici adempimenti. I proventi ottenuti a seguito della cessione dei diritti d'autore, in particolare, si qualificano come redditi di lavoro autonomo occasionale, non sono soggetti ad Iva, né obbligano l'autore all'apertura della partita Iva; nello stesso tempo beneficiano di consistenti deduzioni forfettarie. Ma procediamo per ordine.

Che cos'è il contratto di cessione dei diritti d'autore?
Il contratto di cessione dei diritti d'autore è il contratto con cui l'autore cede i proventi derivanti dalla propria opera. Non si tratta di un rapporto di lavoro subordinato, in quanto l'autore si impegna ad eseguire per il cessionario, o committente, un'opera del proprio ingegno, definita nel contratto: non possono essere imposti orari di lavoro, né può essere richiesta la realizzazione dell'opera in una sede predefinita. In pratica, perché il contratto di cessione dei diritti d'autore sia genuino non può essere etero-organizzato: questo vale soprattutto nel caso in cui il contratto preveda la cessione di diritti relativi ad articoli e contenuti da inserire in un sito web, ipotesi che si presta ad abusi in quanto l'opera deve essere ancora realizzata, al momento della firma del contratto.

Come sono classificati i redditi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore?
I corrispettivi percepiti dall'autore per la cessione di un'opera dell'ingegno sono classificati come redditi di lavoro autonomo [1], ai fini fiscali, se non sono conseguiti nell'esercizio di un'attività d'impresa.
Nel dettaglio, si tratta di redditi di lavoro autonomo occasionale: l'attività di cessione dei diritti d'autore, in pratica, si considera svolta saltuariamente e in modo non organizzato, pertanto non è richiesta, nella generalità dei casi, l'apertura della partita Iva (salvo l'ipotesi in cui la cessione dei diritti d'autore sia collegata allo svolgimento di un'attività professionalmente organizzata). Rispetto alla generalità dei redditi di lavoro autonomo occasionale, inoltre, i proventi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore godono di una tassazione agevolata.

Come sono tassati i redditi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore?
I proventi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore, in primo luogo, non sono assoggettati all'imposta sul valore aggiunto, in quanto considerati fuori dal campo di applicazione dell'Iva [2].
Sono invece assoggettati all'Irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche, come redditi di lavoro autonomo occasionale: non sono, comunque, tassati per intero, ma beneficiano di una deduzione forfettaria, che ammonta:

•al 40% del compenso, per gli autori con meno di 35 anni: in buona sostanza, per questi contribuenti i proventi imponibili fiscalmente sono pari al 60% di quanto incassato;
•al 25% del compenso, per gli autori dai 35 anni in su: in pratica, per questi contribuenti i proventi imponibili fiscalmente sono pari al 75% di quanto incassato;

Chi cede i diritti d'autore deve emettere fattura?
Considerato il mancato assoggettamento all'Iva, chi cede i diritti d'autore a titolo oneroso non deve emettere fattura, ma deve rilasciare una semplice ricevuta. Nella ricevuta per diritto di autore deve essere riportata l'indicazione:
"Operazione fuori campo Iva ai sensi dell'articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 633/1972".
Il committente, all'atto del pagamento, se è sostituto d'imposta deve operare una ritenuta d'acconto Irpef del 20% sulla parte imponibile del compenso liquidato, al netto della deduzione forfettaria spettante. Se l'autore è un soggetto non residente in Italia, la ritenuta da applicare sui compensi è a titolo d'imposta e si calcola con modalità differenti.

Come devono essere dichiarati i redditi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore?
Il fatto che non sia necessario emettere fattura relativamente ai proventi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore, ma unicamente una ricevuta, non comporta l'esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.

I compensi, in quanto considerati derivanti da lavoro autonomo occasionale, devono essere difatti dichiarati tra i redditi diversi, all'interno del Quadro RL del modello Redditi, al rigo RL25. L'importo della deduzione spettante, pari al 25% o al 40%, a seconda dell'età dell'autore come abbiamo osservato, deve essere indicato al rigo RL29.

Le trattenute sui compensi subite nell'anno possono essere interamente recuperate, se il totale dei compensi non supera 4.800 euro. In caso contrario, le ritenute possono essere parzialmente recuperate, in quanto diminuiscono la tassazione dovuta.
L'eventuale credito che emerge dalla dichiarazione dei redditi può essere richiesto a rimborso o utilizzato in compensazione per pagare imposte, tasse o contributi (tramite modello F24). Il credito da utilizzare in compensazione è evidenziato nel quadro RX del modello Redditi.

Chi percepisce redditi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore deve pagare contributi previdenziali?
Dal punto di vista previdenziale, chi percepisce proventi derivanti dalla cessione dei diritti di autore, in generale, non è obbligato ad iscriversi alla gestione Separata dell'Inps ed al relativo versamento dei contributi [3]. Può essere invece obbligato al versamento di contributi:
•chi risulta iscritto al Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo (Fpls), ossia all'ex-Enpals (in questo caso, sull'imponibile da assoggettare a contribuzione è applicata una franchigia);
•l'autore che è anche un libero professionista iscritto a una gestione previdenziale privatizzata, ossia l'Inpgi per i giornalisti, o una differente cassa professionale, a seconda della categoria di appartenenza: in questo caso l'obbligo contributivo sussiste nei limiti e sulla base delle regolamentazioni adottate dalla specifica gestione.

I contributi previdenziali versati a fronte della cessione a titolo oneroso dei diritti d'autore, in ogni caso, come tutti i contributi previdenziali obbligatori rappresentano un onere deducibile dal reddito, che abbassa dunque la tassazione.

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[1] Art. 53, Co. 2, Lett. b), DPR n. 917/1986.
[2] Art.3, Co.4, Lett. a), DPR n. 633/1972.
[3] Art. 2, Co.26, L. n. 335/1995.

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