Cina: panda bonds regole uguali per tutti

30/10/2018


Maurizio Gardenal, Avvocato, Sara Marchese, Dottoressa, Studio legale internazionale Gardenal & Associati di Milano

Il 25 settembre 2018 le Autorità cinesi hanno posto in essere con effetto immediato le nuove regole a presidio dei "panda bonds".


In breve, i bonds denominati in renminbi yuan offerti da entità non cinesi nel China Interbank bond market (CIBM) sono conosciuti anche come "panda bonds".


La novità di fondo risiede nella previsione di regole uniformi destinate a tutti gli operatori interessati a tale mercato. La precedente normativa non garantiva una disciplina specifica, fatta eccezione per l'attività delle International Development Institutions.


Sono pertanto in vigore, fra le altre, disposizioni afferenti le procedure, l'obbligo di registrazione, i requisiti per le information disclosure e la tutela degli investitori, l'istituzione dei titoli e le relative sottoscrizioni.


In particolare, è possibile designare una legge diversa da quella cinese in sede di emissione compatibilmente con le nuove norme locali per agevolare gli emittenti che normalmente sono già strutturati sulla base di dinamiche che sarebbe complesso modificare.


Gli operatori debbono disporre di un capitale interamente versato di almeno Rmb1 billion o di importo equivalente in altre principali valute oltre ad essere sottoposti a vigilanza nei rispetti paesi. Non è più richiesto il credit rating report e l'emittente può adottare un sistema contabile diverso dal chinese generally accepted accounting principles purchè faccia menzione delle differenze tra i due modelli.


Conclusioni

Le pesanti sanzioni statunitensi sono destinate a ridurre considerevolmente le esportazioni cinesi con conseguente contrazione del fiume di dollari di cui beneficiava il paese.
Nella descritta situazione si collocano oltre alle ovvie contromosse di Pechino sul piano dei dazi anche la recente apertura al controllo straniero di settori strategici dell'economia come l'energia


Il nuovo scenario protezionistico sembra indurre la Cina a riconsiderare un reale sviluppo del mercato interno: impresa tuttavia di non agevole soluzione in un paese che supera abbondantemente il miliardo di individui e che registra ancora un netto divario fra classi ricche appartenenti ad una ristretta oligarchia, classi medie in crescita la cui effettiva "cultura del consumo" resta da verificare ed infine masse di modesta condizione.


Occorre trovare altri modi per assicurare liquidità alle imprese e alla finanza pubblica e privata: da qui il rilancio del mercato dei bond in valuta locale che registra un forte interesse del mercato internazionale sempre alla ricerca di nuove opportunità di speculazione a condizione di disporre di un quadro di regole ben definite. Non è un caso che il Fondo Monetario Internazionale abbia posto il renminbi fra le SDR ( special drawing rights currencies ) a fianco delle principali monete.
D'altro canto Pechino è alla ricerca di profitti diversi da quelli dei titoli di Stato USA che hanno riempito le casse del Tesoro cinese nonostante il tendenziale basso rendimento.


In tal senso è interessante notare come recentemente il Governo polacco - il primo in Europa - sia pure nella asserita prospettiva di diversificazione, abbia emesso debito in valuta cinese scontando un tasso a tre anni vicino al 3,5%.


I mutati scenari globali, dettati in primis dal serrato confronto con gli USA, fanno si che lo "scambio" nella ricerca di nuovi equilibri si converta progressivamente dalle "merci" alle "valute" favorito dalla rivalutazione dello yuan sul dollaro, pur restando la Cina un grande paese manifatturiero.