SICUREZZA/LAVORO

Sicurezza è organizzazione

26/11/2018 14:45


Francesco Bacchini, Professore di Diritto del Lavoro nell'università di Milano Bicocca e Partner Studio Legale Lexellent

Individuare la persona fisica, o meglio, le persone fisiche, responsabili di un infortunio sul lavoro (così come di una malattia professionale) è tutt'altro che semplice, in particolare nelle società di capitali e nelle organizzazioni complesse.

Ciò dipende senza dubbio dalla numerosità delle misure tecniche, organizzative e procedurali poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori ma, più di tutto, dall'ampiezza dei soggetti coinvolti, anche penalmente, a vario titolo nel loro adempimento:

• datore di lavoro (nelle tre possibili accezioni contenute nell'art. 2, lett. b del TUSIC, ossia "il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa"),

• delegato e subdelegato (individuabili facoltativamente dal datore di lavoro),

• dirigente,

• preposto,

• lavoratore (e soggetti equiparati),

• responsabile (ed eventuale addetto) del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP),

• lavoratore addetto alla lotta antincendio emergenza evacuazione e primo soccorso,

• rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,

• medico competente,

• progettisti,

• fabbricanti e fornitori,

• installatori,

• appaltatori e lavoratori autonomi.

La ragione di tale ampio coinvolgimento deve ricercarsi nel fatto che, essendo attribuito a più soggetti immedesimati organicamente o contrattualmente nell'impresa (individuale o collettiva), il dovere di tutelare la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro costituisce un vincolo "condiviso e concorrente"; un vincolo che riguarda tutti, nessuno escluso.

Però, gli obblighi connessi all'individuazione, all'organizzazione, all'esercizio e alla verifica delle misure di sicurezza e di salute non possono essere attribuiti a caso, ma discendono, sempre, dalle posizioni organizzative aziendali, ossia dal ruolo che ciascuno, in ragione delle rispettive attribuzioni e competenze professionali, riveste nella struttura gerarchico-funzionale dell'azienda.

Poiché il naturale destinatario del potere/dovere direttivo ed organizzativo anche e soprattutto in materia di salute e sicurezza è il datore di lavoro, la sua corretta e strategica individuazione risulta fondamentale e, ovviamente, propedeutica all'efficace ripartizione di tutti gli obblighi e delle conseguenti responsabilità ai suoi collaboratori gerarchici; tale individuazione, che avviene a titolo originario e, in assenza di determinazioni formali, automatico, in capo al legale rappresentante, ad es. il titolare dell'impresa individuale, il socio amministratore, l'amministratore unico, il presidente del c.d.a. di una s.p.a., deve essere fatta oggetto di particolare attenzione, sostanziale e formale, sia quando risulta dalla delega interna al c.d.a. ex art. 2381 c.c., all'amministratore o al consigliere delegato, attraverso apposita e specifica verbalizzazione e attribuzione di procura generale o speciale, sia quando viene attribuita a un soggetto esterno che non fa parte del consiglio.

Il datore di lavoro, infatti, è il primo e principale destinatario degli obblighi di sicurezza e salute in azienda e ciò in quanto detentore di tutti i poteri decisionali e di spesa relativi alla gestione del processo produttivo e all'attività lavorativa ad esso necessaria.

A seconda del tipo di azienda, tale funzione può essere, dunque, esercitata individualmente o collettivamente (società di persone, di capitali, cooperative) e, quindi, il datore di lavoro potrà essere, alternativamente, a titolo esemplificativo: il titolare dell'azienda, il socio amministratore, il presidente o l'amministratore o il consigliere delegato dal c.d.a., il direttore generale, il direttore dell'unità produttiva, dello stabilimento o della struttura organizzativa dotata di autonomia dal punto di vista finanziario e tecnico-funzionale.

Dalla posizione di garanzia di datore di lavoro si snoda la governance aziendale finalizzata, attraverso investiture formali e disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro, ossia comunicazioni organizzative scritte, alla ripartizione soggettiva nell'ordinamento funzionale dell'impresa degli adempimenti propri della complessa materia della sicurezza e dell'igiene del lavoro.

La complessità dell'ordinamento funzionale nelle aziende articolate può essere efficacemente controllata e governata utilizzando la delega e la subdelega di funzioni, in particolare nei confronti dei chiefs, dei directors, comunque dei top manager che coadiuvano il datore di lavoro, siccome titolari di funzioni di line di staff o di tecnostrutture trasversali con ampi poteri decisionali e di spesa e rilevanti competenze professionali, così da ripartire in modo mirato ed effettivo gli obblighi di sicurezza e tutelare al meglio il vertice strategico aziendale.

In questo modo il datore di lavoro potrà attribuire parte dei suoi poteri decisionali e di spesa ai primi riporti funzionali, legittimamente scaricandosi di buona parte delle sue incombenze e responsabilità (restando di sua esclusiva pertinenza: la valutazione dei rischi, il suo costante aggiornamento, la redazione del d.v.r. e la designazione del servizio di prevenzione e protezione nella persona del responsabile) a fronte della realizzazione di una "architettura aziendale" efficace ed efficiente, pur rimanendo vincolato all'esercizio del potere/dovere di controllo sulle funzioni oggetto di delega e subdelega.

Seguendo l'organigramma funzionale aziendale all'interno delle singole unità o aree organizzative, ossia attenendosi alla ripartizione del middle e del line management, anche territoriale, si procederà, poi, alla definizione dei ruoli dell'organizzazione aziendale che rivestono la posizione di garanzia di dirigenti e preposti da formalizzarsi attraverso apposita comunicazione organizzativa. La struttura così delineata sarà inserita, come previsto nell'art. 28, co. 2, lett. d), TUSIC, all'intero del d.v.r., costituendone parte integrante e sostanziale. Si tratta di quella dettagliata "mappa della sicurezza in azienda" (come la chiama la Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 38343 del 18 settembre 2014, c.d. Sentenza Thyssen) vero e proprio adempimento finalizzato a guidare gli interlocutori, interni e, soprattutto, esterni, nella ricerca, "mirata" in quanto predeterminata, dei potenziali responsabili delle violazioni alla normativa e degli eventuali reati da essa discendenti, altrimenti lasciata all'esclusiva ricostruzione discrezionale degli organi di vigilanza e controllo pubblici e della magistratura, i quali, tendenzialmente, le accolleranno interamente al soggetto investito della posizione di garanzia datoriale o, più semplicemente, al legale rappresentante.

A tutto ciò si aggiungeranno i ruoli ausiliari previsti dalla legge (spp, medico competente, rls, lavoratori addetti all'emergenza, evacuazione, antincendio, primo soccorso) nonché, disciplinati nei contratti commerciali, i soggetti esterni anch'essi destinatari di obblighi di sicurezza, ossia: appaltatori, lavoratori autonomi, progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori.

La struttura di governance della sicurezza sul lavoro precedentemente descritta, impatta significativamente anche sulla responsabilità amministrativa per fatto di reato delle persone giuridiche di cui al d.lgs. n. 231/2001.

Considerando, infatti, che, l'"architettura aziendale" si caratterizza, innanzitutto, per la posizione apicale di datore di lavoro, nonché di un sistema, sostanzialmente da definire, di ripartizione degli obblighi antinfortunistici, la commissione dei reati presupposto di cui all'art. 25-septies, potrebbe, nel caso di lacune o incongruenze rilevanti nella stesura della "mappa", finire inevitabilmente per essere ricondotta in capo alla società per "colpa organizzativa", rendendo assolutamente problematico, se non impossibile, scindere la responsabilità dell'individuo (spesso un datore di lavoro debole) dalla responsabilità gestionale della società e di coloro che in essa si immedesimano in quanto necessariamente la rappresentano (il presidente o, peggio ancora, l'intero c.d.a.).

Il compito di escludere che i reati relativi alla sicurezza sul lavoro siano stati commessi nell'interesse o a vantaggio della società, affidato dal legislatore al sistema di gestione della sicurezza (art. 30 TUSIC, anche utilizzando la norma internazionale BS OHSAS 18001 che nei prossimi 3 anni trasmigrerà nella nuova ISO 45001), al modello di organizzazione e gestione (M.O.G., art. 6, co. 1, lett. a) d.lgs. n. 231/2001) e all'organismo autonomo di vigilanza, è, infatti, maggiormente realizzabile quanto più soggettivamente dettagliato risulti il sistema di ripartizione e di gestione degli obblighi di sicurezza e salute, nonché quanto meno agevole risulti identificare la società con suoi organi rappresentativi, c.d.a., presidente e a.d., con i soggetti che quei medesimi reati possono commettere e quanto più congruo e completo risulti, sia a livello apicale che a livello secondario, il numero di quegli stessi soggetti.

Difficilmente, infatti, senza un'adeguata e articolata ripartizione degli obblighi di sicurezza e salute, a maggior ragione a valle dell'individuazione, debole e poco efficace, della posizione di garanzia del datore di lavoro, potrà positivamente innescarsi l'esimente della responsabilità amministrativa della società per fatto di reato di cui al citato art. 30 del TUSIC.

Il modello precedentemente proposto determina, pertanto, una nuova "architettura aziendale" delle responsabilità di sicurezza e salute sul lavoro certamente più idonea a costituire una solida ossatura sulla quale costruire, ex art. 30 TUSIC, utilizzando o meno sistemi codificati di certificazione volontaristica (BS OHSAS 18001/ISO 45001, per le parti corrispondenti), il modello di organizzazione e gestione (M.O.G.) avente natura esimente della responsabilità amministrativa per fatto di reato della società di cui all'art. 25-septies del d.lgs. n. 231/2001 (delitti di omicidio colposo, art. 589 c.p., o lesioni gravi e gravissime, art. 590 c.p., commessi con la violazione delle norme sulla sicurezza e l'igiene del lavoro).

E' dunque, in conclusione, possibile affermare che la normativa posta a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, soprattutto la più recente e moderna, risulta saldamente imperniata sul binomio: azienda-organizzazione, con evidenti e rilevanti implicazioni sull'attività d'impresa. Diffusi sono, infatti, nel d.lgs. n. 81/2008, i riferimenti normativi che sanciscono la centralità dell'organizzazione aziendale nella gestione sistemica degli obblighi prevenzionali, su tutti l'art. 15, in particolare la lett. b) del comma 1, le definizioni di cui all'art. 2, lett. b), c), d) ed e), gli artt. 28 e 29 sulla valutazione dei rischi, l'art. 299 sull'esercizio di fatto dei poteri direttivi e sulle relative posizioni di garanzia.

La lettura più evoluta della legislazione antinfortunistica dimostra che la matrice dell'organizzazione prevista dalle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, non comporta alcuna modifica, alcuna variazione rispetto al normale assetto organizzativo aziendale, generando, anzi, in ragione dell'aderenza della prima nei confronti del secondo, un rilevante vantaggio funzionale e ciò in quanto le misure tecnico-gestionali di sicurezza e salute migliorano il processo produttivo ed il lavoro ad esso necessario, così da rendere l'attività aziendale più efficace ed efficiente, capace, in quanto sicura e salubre, di garantire, insieme al rispetto delle persone e delle regole, business e performances.