BREXIT

L'IMPATTO DI BREXIT SULLE ISTITUZIONI FINANZIARIE

03/12/2018 07:51


Commento a cura di Jeffrey Greenbaum, Partner del dipartimento di Financial Institution di Hogan Lovells

Attraverso un'analisi dell'Agreement on the withdrawal, approvato il 25 novembre scorso dal Consiglio europeo, emerge la sostanziale assenza di disciplina concernente la prestazione dei servizi finanziari, bancari ed assicurativi nell'UE da parte dei soggetti aventi sede legale nel Regno Unito e viceversa, in linea con la posizione negoziale dell'UE, che ha scelto di definire in prima battuta la fase di "divorzio" e poi le tematiche su cui trovare future intese. L'Outline of the Political Declaration dedica, invece, al settore dei servizi finanziari tre brevi paragrafi focalizzati sui temi della stabilità dei mercati finanziari, del regime dell'equivalenza e della cooperazione nella regolamentazione e vigilanza.

Di grande importanza sono anche alcune tematiche non ancora riconducibili ad un quadro certo di definizione, specialmente in uno scenario di Hard Brexit. Ad esempio, le istituzioni finanziarie con sede legale nel Regno Unito perderanno i diritti connessi alla libera prestazione dei servizi e di stabilimento all'interno dell'UE, c.d. passaporto, con la conseguenza che queste ultime saranno considerate imprese di Stato terzo. Si prevedono inoltre riflessi sul rischio di liquidità, sui contratti derivati, sui sistemi di clearing. Il regime delle deleghe e dell'outsourcing tra soggetti UE e non-UE richiederebbe una profonda revisione e, salvo modifiche al Decreto Legislativo 252 del 2005 che disciplina le forme pensionistiche complementari, non sarà più possibile per i fondi pensione italiani delegare la gestione degli attivi alle istituzioni finanziarie con sede legale nel Regno Unito.

Lo scenario Hard Brexit impone, inoltre, agli operatori di mercato con sede legale nel Regno Unito di adottare contingency plan volti a gestire le posizioni contrattuali già entro la fine dell'anno. Ciò implica la necessità di rinegoziare le clausole contrattuali (c.d. repapering), inclusa, qualora necessario, la modifica della legge regolatrice del rapporto, e di riallocare il business trasferendo rami o contratti ad altri soggetti del gruppo o a terzi.

Allo stesso modo, un impatto è atteso sulla computabilità ai fini MREL delle passività delle banche italiane regolate dalla legge inglese e sulla disciplina tributaria di matrice comunitaria, ad esempio in materia di esenzione da ritenuta alla fonte per i pagamenti cross-border di dividendi, interessi e royalties, di neutralità fiscale delle ristrutturazioni dei gruppi e di transfer pricing.
In attesa di un accordo, al fine di agevolare la futura operatività delle istituzioni finanziarie aventi sede legale nel Regno Unito, le Autorità di vigilanza stanno valutando di consentire a queste ultime il deposito anticipato (c.d. pre-filing) di istanze di autorizzazione per operare in Italia come imprese di Stato terzo. In ogni caso, le Autorità di vigilanza hanno ritenuto molto probabile che il Regno Unito possa ottenere lo status di Stato terzo equivalente.

Al momento gli specialisti del settore, e in particolare gli operatori del mercato, sono in attesa di vedere a quali sviluppi porterà l'intenzione del Regno Unito e dell'UE di stringere, in seguito all'Agreement on the withdrawal, specifici accordi, basati su standard globali, volti a regolamenregolamentare anche la prestazione dei servizi finanziari.

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