diritto d'autore

L'AGCM in difesa del pluralismo nel mercato della raccolta collettiva dei diritti d'autore: il caso SIAE

08/01/2019 10:51


Avv. Francesca Sutti, partner CMS in Italia e dott. Giacomo Dalla Valentina, Junior Associate CMS in Italia


Quelli che hanno chiuso il 2018 sono stati mesi cruciali per l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Non ci si riferisce solo alla nomina del suo nuovo presidente, Roberto Rustichelli (pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 21 dicembre), ma anche all'adozione di taluni provvedimenti, non scevri di effetti sulla vita economica e giuridica del Paese. Tra questi, il recente caso Facebook, dove il colosso statunitense è stato sanzionato nel quadro della tutela dei diritti dei consumatori, ma anche le nuove Linee Guida volte a valorizzare la compliance alla normativa antitrust, passando per la recente presa di posizione sulle criticità concorrenziali riscontrate a seguito di un utilizzo distorto dello strumento delle concessioni amministrative.

Un tema, poi, su cui si è concentrata l'Autorità è stato quello della tutela della concorrenza in mercati caratterizzati dalla presenza (ovvero dalla preesistenza) di aree di monopolio legale, nelle quali risulta di cruciale importanza la tutela del mercato da situazioni di abuso di posizione dominante. In questo contesto, oggetto dell'attività istruttoria dell'AGCM è stata, tra gli altri, la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), operatore largamente predominante nel mercato della gestione collettiva e dell'intermediazione dei diritti d'autore, che l'Autorità ha condannato, con provvedimento del 25 settembre, per violazione dell'art. 102 del Trattato sul funzionamento nell'Unione europea (TFUE).

L'indagine, svolta al fine di accertare il compimento da parte di SIAE di condotte tali da escludere la concorrenza sul mercato della gestione collettiva dei diritti d'autore, era stata avviata su impulso dell'italiana Innovaetica S.r.l. (nota per aver sviluppato "Patamu", piattaforma per la tutela dal plagio delle opere di ingegno) e da Soundreef Ltd., società di diritto inglese esercente da Londra attività di intermediazione di diritti d'autore anche con riferimento al mercato italiano, peraltro già soccombente in un procedimento contro SIAE di fronte al Tribunale di Milano.

L'intervento dell'AGCM si riferisce, dunque, a un mercato assolutamente peculiare e che, fino al 15 ottobre 2017, aveva visto nell'articolo 180 della legge italiana sul diritto d'autore il fondamento normativo di un monopolio legale a favore della SIAE, avente ad oggetto: (i) tutte le opere tutelate dal diritto d'autore ai sensi di tale legge; (ii) le principali attività rientranti nella gestione dei diritti d'autore (ad esempio, concessioni di licenze, percezione dei proventi e ripartizione dei diritti d'autore ai titolari); nonché (iii) tutte le principali forme di utilizzazione di dette opere, come la riproduzione o la comunicazione al pubblico.

Nondimeno, tale riserva generale a favore di SIAE incontrava alcuni limiti, rappresentati – ad esempio – dalla nazionalità non italiana dei relativi autori (purché non residenti in Italia) e dall'esclusione, dal campo di applicazione dell'articolo 180, di opere previamente comunicate online.

Il panorama normativo era, però, mutato con l'approvazione del d.lgs. n. 35/2017 (di recepimento della c.d. Direttiva Barnier del 2014) ed infine con il decreto fiscale del 2017 che, pur mantenendo inalterato l'impianto complessivo della novella legislativa di derivazione europea, ha modificato il citato articolo 180 estendendo la riserva originariamente prevista per la SIAE "agli altri organismi di gestione collettiva di cui al decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35".

Ecco che, in tale quadro normativo profondamente rinnovato, l'AGCM ha così operato un'approfondita analisi del comportamento sul mercato di SIAE, le cui condotte asseritamente illecite possono essere essenzialmente ricondotte a quattro diversi comportanti di rilevanza antitrust, a partire dall'inclusione nelle proprie offerte, avente ad oggetto servizi rientranti nella riserva legale allora in vigore, anche di servizi diversi, suscettibili di essere erogati in concorrenza, quali quello della prestazione di servizi a tutela dal plagio.

Secondariamente, l'AGCM ha riscontrato l'imposizione di vincoli volti ad assicurare a SIAE la gestione dei diritti d'autore dei titolari a questa non iscritti, anche persino là dove questi ultimi avevano espressamente manifestato la volontà di non avvalersi dei servizi da essa erogati, quelli non iscritti alla SIAE.

In terzo luogo, l'AGCM si è interessata dei rapporti tra le emittenti televisive e la SIAE, concludendo che quest'ultima avesse fortemente ostacolato qualsivoglia negoziazione diretta delle emittenti e delle società organizzatrici di eventi live con propri concorrenti, continuando ad applicare – mediante continue proroghe di contratti risalenti al 1993 – criteri per la determinazione dei propri compensi mai innovati nel tempo alla luce dell'ingresso nel mercato di concorrenti e della nascita ed espansione dei mercati online.

Oggetto di condanna sono state, infine, condotte assertivamente volte all'esclusione dei concorrenti nell'offerta dei servizi di gestione dei diritti d'autore in Italia per le collecting estere, rispetto ai quali SIAE, grazie al citato articolo 180, riteneva di beneficiare di una riserva legale, riserva giudicata tuttavia inesistente dall'Autorità.

In definitiva, se è vero che la decisione in esame declina un principio che già era noto (e affrontato a livello europeo con la Direttiva Barnier), la disamina operata dell'AGCM è indice di come il garante antitrust italiano, grazie ai pervasivi strumenti a propria disposizione, rappresenti un sempre più efficace strumento di enforcement delle politiche europee.

Nel caso di specie, a beneficiarne dovrebbe essere il pluralismo nella raccolta dei diritti d'autore, in quanto presupposto essenziale per la tutela dei medesimi e, quindi, per lo sviluppo e il mantenimento della creatività in Italia e nell'Unione europea.