La flat tax per le partite IVA tra redistribuzione e distorsione dei tributi

05/02/2019 10:08

Commento a cura di Camilla Buzzacchi, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università degli studi di Milano-Bicocca


Il sistema tributario è soggetto a una continua evoluzione, e in tale quadro in costante movimento irrompe la proposta di introdurre la flat tax, che induce a guardare il sistema tributario con uno sguardo diverso. L'introduzione di una tassazione piatta, infatti, può incidere corposamente sull'intero sistema per la modifica del "metodo" impositivo, ma ancor di più perché investe diversi profili della nostra economia e dei rapporti tra le istituzioni pubbliche e i cittadini.


Diverse e numerose sono le implicazioni che derivano dalla flat tax per le partite Iva introdotta dalla legge di bilancio 2019.


Prima tra tutte quella centrale (e quasi pregiudiziale) della progressività a cui deve essere improntato il sistema tributario. Vari sono gli interrogativi che emergono e che meritano un esame: anzitutto se la progressività possa essere garantita esclusivamente da una tassazione per scaglioni con aliquote crescenti o se la stessa possa essere assicurata con una diversa modulazione di deduzioni e/o detrazioni e con una razionalizzazione dei diversi bonus e agevolazioni previsti.


Inoltre c'è da interrogarsi se la "crisi della progressività" – che è criterio pensato per favorire una redistribuzione a favore dei soggetti meno abbienti – sia non solo dovuta alla sua applicazione ad una cerchia limitata di tributi, ma in realtà frutto anche della "selva" di deduzioni, detrazioni, bonus, agevolazioni - il fenomeno delle tax expenditures – che, oltre a rendere spesso farraginoso l'adempimento del dovere tributario, avrebbe la capacità di neutralizzare l'intento solidaristico, avvantaggiando paradossalmente i redditi più alti, ormai tassati secondo meccanismi di proporzionalità.


Ulteriori profili si aprono poi alla riflessione, oltre a quello della progressività.


Il primo può essere quello dell'impatto che la flat tax potrebbe produrre sui sistemi tributari regionali e locali. Posto che le Regioni e gli enti locali sono titolari di un'autonomia finanziaria di entrata, è probabile che la flat tax, prevista a livello statale, possa incidere sui tributi regionali e locali, ma anche sulle compartecipazioni di tali enti al gettito di tributi erariali.


Altro campo d'indagine è la compatibilità di una tassa piatta con il rispetto dei principi costituzionali dell'equilibrio dei bilanci (pubblici) e della sostenibilità del debito pubblico. Ciò investe il rapporto tra il Governo e il Parlamento, nonché quello tra scelta politica e competenze "tecniche" degli apparati amministrativi. È evidente che le modifiche del sistema tributario investono profili ampi relativi all'indirizzo politico, e dunque al circuito Parlamento/Governo, con tutte le considerazioni a ciò connesse riguardanti il ruolo del Parlamento – peraltro quello anche di origini più antiche – relativo all'autorizzazione del potere di entrata e di spesa.


Ancora: la flat tax è idonea a riflettersi su tutte quelle misure che, in deroga alla disciplina generale, assicurano un favor al contribuente. Il riferimento è alle misure volte a sanare, regolarizzare e a far emergere "irregolarità", quindi i condoni, ma anche strumenti volti ad assoggettare all'imposizione tributaria capitali detenuti all'estero e quindi sottratti alla stessa imposizione ("scudi fiscali", voluntary disclosure).


Ma gli interrogativi sulla funzionalità dell'attuale sistema tributario spaziano in un ambito ben più ampio, in cui ricadono meccanismi di prelievo tra loro assai divaricati, ma accomunati dall'esigenza di essere ripensati in una prospettiva di maggior efficienza e di crescita del sistema Paese. Si pensi alla sfera della tassazione dei prodotti finanziari, che in contesti economici così fortemente dipendenti dagli scambi sui mercati finanziari assume una rilevanza peculiare; agli elementi di criticità – da sempre segnalati dalle istituzioni europee – di una tassazione del lavoro troppo onerosa; all'inaccettabile disparità di trattamento tra redditi da lavoro subordinato e redditi da lavoro autonomo; infine, ma non meno rilevante, alla possibilità di investire sulla funzione promozionale del sistema fiscale, che può diventare una leva di stimolo alle attività produttive e dunque allo sviluppo economico, ma anche sociale.


Tali tematiche saranno oggetto di approfondimento in occasione del convegno Il sistema tributario ai tempi della flat tax. Quali sorti per equità, crescita e redistribuzione? che si svolgerà venerdì 22 febbraio nell'Università di Milano Bicocca. L'obiettivo della giornata di studio non vuole ridursi alla valutazione del nuovo meccanismo di prelievo che è prevedibile che acquisisca rilevanza crescente nel nostro ordinamento: si vuole in più stimolare un confronto ampio sulle tante problematiche che contiene un sistema fiscale come quello nostrano, ormai complesso e spesso contraddittorio, e che il passaggio ad un criterio di tassazione con grandi criticità sul piano della progressività potrebbe acuire ulteriormente, con possibili scostamenti dal modello che la Costituzione prescrive. La riflessione avrà un taglio multidisciplinare, con approcci giuridici diversificati, nonché analisi di carattere economico. Perché se è vero che il rinnovato interesse per la flat tax si deve alla proposta politica, è altrettanto vero che la stessa è stata elaborata in ambito scientifico ed è all'interno di questo perimetro che il confronto degli studiosi vuole mantenersi.