cripto-attività

Initial Coin Offering: la CONSOB apre il dibattito

20/03/2019 15:32



A cura degli avv.ti Alessandro Negri Della Torre e Andrea Bosisio


La notizia è di ieri. A poche settimane dall'introduzione delle prime norme sulla blockchain in Italia, la CONSOB ha posto un documento in consultazione che contiene diversi quesiti volti ad avviare un dibattito a livello nazionale sul tema delle offerte iniziali e degli scambi di cripto-attività che, come noto, sono alla base della diffusione delle operazioni di Initial Coin Offerings (ICO – emissioni di coins o tokens tramite DLT/blockchain) e della creazione di crypto-assets, tema, quest'ultimo, di grandissima attualità. Come osservato dalla stessa CONSOB, l'iniziativa si colloca nel contesto di una sempre maggiore attenzione al fenomeno manifestata dalle autorità nazionali e sovranazionali che ha portato a importanti contributi tra cui l'advice elaborato dall'ESMA (citato nel testo in commento) e il report dell'EBA sui cryptoassets del gennaio di quest'anno.

Il documento è rivolto a diverse categorie di operatori tra cui risparmiatori, soggetti emittenti di crypto-asset, soggetti che intendono promuovere offerte al pubblico dei risparmiatori italiano o comunque intendano offrire prodotti o servizi legati alle cripto-attività, soggetti che negoziano o custodiscono cripto-attività, intermediari finanziari professionali, gestori di sedi di negoziazione, gestori di portali di crowdfunding nonché associazioni di categoria nel settore finanziario, autorità, consumatori. L'interesse della CONSOB – come indicato dall'autorità stessa – è quello di esplorare l'aspetto definitorio e considerare ipotesi relative ad un approccio regolatorio ad hoc da approfondire in public hearing.

Prima di procedere ad indicare i quesiti, ai quali sarà possibile fornire risposta entro il 19 maggio prossimo, la CONSOB premette una descrizione delle ICO nella quale assume rilievo – e la questione non sorprende gli addetti ai lavori - la precisazione di come tale fenomeno possa presentare notevoli affinità con l'offerta pubblica di strumenti/prodotti finanziari. A tal proposito, non si può non osservare come l'attività di tokenizzazione (ossia l'incorporazione di diritti in token digitali) sia paragonabile, e per certi versi simile, al fenomeno di incorporazione di diritti in certificati, operazione che viene posta in essere al fine di facilitare l'acquisto e la negoziabilità dei diritti medesimi. Inoltre, all'interno di questo scenario, la CONSOB pone l'accento sull'esistenza di un mercato secondario con riferimento a quelle tipologie di tokens che nascono con la finalità di raccogliere fondi per finanziare iniziative imprenditoriali, sovente in stato ancora embrionale.

Premesso quanto sopra, appare opportuno sottolineare come la prima rilevante definizione, proposta dall'Autorità nel documento in corso di analisi, sia quella volta a descrivere il concetto di cripto-attività. In particolare, la Commissione propone di definire tali attività in modo da dare evidenza dell'attitudine delle stesse a valere come registrazioni digitali rappresentative di diritti connessi a investimenti in progetti imprenditoriali, create, conservate e trasferite mediante tecnologie basate su registri distribuiti e che consentano l'identificazione del titolare dei diritti.

Inoltre, risulta fondamentale tenere ben presente che, come correttamente osservato anche nel testo redatto per la discussione, la stessa definizione di cripto-attività può integrare, in via ipotetica, quella di prodotto finanziario di cui all'art. 1, comma 1, lett. u) del TUF, ciò in quanto potrebbe venire in rilievo un investimento avente le caratteristiche di cui alla normativa richiamata. Il suggerimento avanzato dalla CONSOB, che risulta essere pienamente condivisibile, è quello di effettuare una distinzione a seconda che il token specifico abbia o meno le caratteristiche tipiche degli strumenti finanziari soggetti a MiFID (oppure quelle dei prodotti di investimento soggetti a PRIIP, PRIP e IBIP).

Ricorrendo il secondo caso si potrebbe ipotizzarne l'assoggettamento ad una normativa ad hoc. Nel primo caso, invece, le attività di emissione, negoziazione e post-negoziazione sarebbero soggette alle rispettive norme europee di armonizzazione.

Il documento per la discussione prosegue, poi, aprendo il dibattito su altre questioni di importanza fondamentale. Viene formulata, innanzitutto, una proposta definitoria di piattaforma per le offerte di cripto-valuta, ipotizzando che la stessa possa essere descritta come "una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la promozione e la realizzazione di offerte di cripto-attività di nuova emissione". Inoltre, sempre in tale contesto, viene effettuata una analisi dettagliata sui soggetti che potrebbero farsi carico della gestione di tali realtà.

La Commissione provvede poi, per mezzo del paragrafo 4 del documento, a delineare un approccio regolatorio con riguardo alla fase della successiva negoziazione delle cripto-attività.

L'ipotesi avanzata è quella di prevedere che solo le cripto-attività che abbiano costituito oggetto di offerta al pubblico per il tramite di una o più piattaforme - delle quali si è precedentemente parlato – possano essere ammesse agli scambi.

In conclusione, l'intento ultimo della CONSOB è chiaro e condivisibile: creare i presupposti affinché si possa sviluppare un mercato italiano concorrenziale e favorire, in tal modo, il rientro in Italia di imprenditori che sono dovuti andare all'estero per "lanciare le loro ICO" e per sviluppare il loro business. Il faro che deve illuminare tale percorso, ovviamente, è la tutela dei risparmiatori, obiettivo cui tale Autorità è deputata.

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