innovazione nei settori finanziari

Una proposta di legge apre all'idea di un sandbox regolamentare italiano – sarà di ausilio alle imprese più innovative?

26/03/2019 10:23



A cura degli Avv.ti Alessandro Negri della Torre e Stefano Torregiani


Per chi opera nel mondo dell'innovazione nei settori finanziari (ad esempio quello bancario, assicurativo e dei servizi di investimento) od offre consulenza in tale campo, uno degli ostacoli di maggior rilievo è certamente quello di mediare tra il corpo di norme esistenti nei settori di riferimento (quali, tra gli altri, le procedure autorizzative, i requisiti di capitale e gli obblighi di reporting) e la forza innovativa di talune aziende spesso ad alto contenuto tecnologico.

Frequentemente, lo sviluppo di prodotti, servizi o modelli di business innovativi, induce a presagire rigidità regolamentari, oneri eccessivi o perfino sanzioni delle Autorità di vigilanza. In tale contesto sono due i propositi apparentemente confliggenti: da un lato tutelare i mercati e i consumatori e dall'altro non "soffocare" start-up innovative con norme eccessivamente rigide ed onerose, a volte persino percepite, a torto o a ragione, come superflue alla luce delle garanzie offerte da tecnologie o metodologie innovative.

Tra le soluzioni possibili, oltre a canali specializzati presso le Autorità (si pensi all'iniziativa Canale FinTech istituto presso la Banca d'Italia), alcuni paesi hanno seguito una strada che oggi, grazie alla proposta in commento a firma del deputato Giulio Centemero, potrebbe essere seguita anche dal nostro paese.

Il termine utilizzato è "sandbox" e richiama quel recinto, ricolmo di sabbia, in cui i bambini posso giocare liberamente senza incorrere in pericoli. In chiave più tecnica, per sandbox regolamentare si intende uno strumento mediante il quale le start-up possono presentare una apposita domanda alle Autorità di vigilanza per essere autorizzate, per un certo arco temporale, ad operare con modalità ridotte, ad esempio limitando il volume delle transazioni, numero e tipologie di clienti. La finalità è quella di permettere un monitoraggio dell'azienda in un contesto di mercato "vero", ancorché controllato e perimetrato per minimizzare i rischi più rilevanti.

Operando in un contesto di sandbox, le aziende e l'Autorità sono in grado di analizzare al meglio lo sviluppo del prodotto e del business con evidenti benefici sia per la start-up che per il mercato. Inoltre la graduale applicazione del set normativo e regolamentare ordinariamente applicabile ai soggetti vigilati del settore finanziario, consente alle società innovative di contenere, almeno inizialmente, i costi di compliance. Tra i paesi che hanno introdotto un sandbox regolamentare troviamo il Regno Unito (sotto il controllo della Financial Conduct Authority) e Singapore (sotto il controllo della Monetary Authority of Singapore), ma altre importanti piazze finanziarie si sono dotate di strumenti simili.

La novità italiana consiste nel fatto che in data 14 marzo 2019 è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge dal titolo "Istituzione del Comitato interministeriale per l'economia digitale nel settore bancario, finanziario e amministrativo nonché disposizioni in materia di esercizio delle funzioni regolatorie" (Atto della Camera n. 1673). L'atto in parola non è ancora disponibile sul sito del Parlamento, ma da quanto si apprende da fonti non ufficiali la proposta consterebbe di tre articoli formulati tenendo conto delle osservazioni mosse da associazioni come Assofintech già oggetto di un emendamento alla Legge di Bilancio 2017 poi solo in parte approvato in sede di votazione parlamentare senza alcun riferimento al sandbox.

una delle disposizioni della proposta di legge sembrerebbe dirigere le Autorità di vigilanza a cooperare verso l'emanazione di un regolamento per individuare le condizioni e modalità da applicarsi alle start-up, per un periodo di tempo limitato con adempimenti regolamentari e requisiti patrimoniali ridotti e semplificati. Si aggiungono particolari obblighi informativi, tempi rivisti per i procedimenti autorizzativi, nonché requisiti di professionalità delle figure chiave delle società ammesse a tale regime. Si apprende altresì che le imprese saranno chiamate a dimostrare i profili di innovatività del prodotto e del servizio e dell'obiettivo che le aziende medesime voglio conseguire.

Aspettando il testo per svolgere ulteriori considerazioni, non si può che rilevare come i più recenti interventi normativi nel mondo finanziario anche italiano (si pensi alla tecnologia blockchain o ai servizi di pagamento soggetti a PSD2) suggeriscano di permettere alle start-up di interloquire con le Autorità di vigilanza costruendo il proprio prodotto in un ambiente di prova controllato e sicuro. L'augurio è ovviamente che questa iniziativa sia uno strumento di innovazione efficace e che permetta di sbloccare il potenziale delle aziende FinFinTech italiane.

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