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Distribuzione online e pratiche di geo-blocking: aperto il "caso Valve" dalla Commissione europea

| 11/04/2019 13:41



Commento a cura dell'avv. Riccardo Sciaudone, Studio Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher LLP


L'Antitrust europeo torna ad interessarsi alle pratiche di ingiustificato geo-blocco, ovvero quelle condotte direttamente o indirettamente poste in essere da un produttore / fornitore di beni e servizi al fine di limitarne l'accesso online da parte dei consumatori finali in ragione della loro cittadinanza/nazionalità ovvero della residenza/ubicazione geografica.

Lo scorso 5 aprile, la Commissione europea ("Commissione") ha reso noto (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-2010_en.htm) l'avvio di un'istruttoria antitrust nel settore dei videogiochi per PC ove operano le società Bandai Namco, Capcom, Focus Home, Koch Media e ZeniMax ("Produttori") e la società Valve Corporation ("Valve" o "Distributore"), proprietaria della più grande piattaforma di distribuzione di videogiochi al mondo ("Piattaforma Steam").

I Produttori e il Distributore avrebbero concordato, a livello contrattuale, una strategia bilaterale finalizzata a limitare l'acquisto transfrontaliero dei videogame dei Produttori effettuato via Internet, anche senza sollecitazione del consumatore finale (cd. "vendite passive").

I. I fatti denunciati

Stando alla comunicazione della Commissione, Valve utilizza diverse modalità per la rivendita del prodotto in questione.

Se un consumatore finale desidera acquistare un videogame utilizzando la Piattaforma Steam, questi potrà utilizzare il videogioco subito dopo l'acquisto online, senza, dunque, sostenere alcun altro onere o effettuare ulteriore passaggi intermedi.

Viceversa, nel caso in cui il videogame sia acquistato tramite un canale distributivo diverso dalla Piattaforma Steam (ad es., altra piattaforma online, DVD), il consumatore finale, per poter utilizzare il prodotto, sarà tenuto ad avviare una procedura di autenticazione del gioco sulla Piattaforma Steam, la quale richiede l'inserimento di una cd. "chiave di attivazione" a ciò finalizzata (e cioè, un codice che è comunicato dal Distributore ai Produttori per poter "sbloccare" il videogame e di cui il consumatore deve chiedere l'attivazione al Produttore).

In aggiunta, secondo quanto emerge dalla comunicazione della Commissione, il sistema distributivo in questione, così per come appare concordato dalle società sottoposte ad istruttoria, vieterebbe agli altri distributori di videogame, diversi da Valve, di rivendere i giochi dei Produttori al di fuori dei territori loro assegnati. E ciò, soprattutto, laddove la richiesta di acquisto del videogame sia fatta via Internet dal consumatore per motivi di particolare convenienza del prezzo praticato dal distributore.

II. Le criticità antitrust sollevate dalla Commissione

Il descritto meccanismo distributivo sarebbe idoneo a limitare la libertà dei consumatori finali nell'acquisto, anche a prezzi più vantaggiosi, dei videogame ideati dai Produttori.

Più in particolare, la Commissione ha contestato ai Produttori e al Distributore la violazione dell'art. 101, par. 1, del TFUE per aver ingiustificatamente posto in essere pratiche di geo-blocco, con cui sarebbe stato impedito ai distributori dei Produttori, diversi da Valve, di rispondere ad ordini non sollecitati di singoli consumatori (cd. "vendite passive"). Nel caso specifico, consumatori residenti in Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Romania, avrebbero tentato di acquistare un videogame negli altri Stati membri dell'Ue, senza tuttavia riuscirvi.

Il comunicato stampa della Commissione fa emergere come l'accordo tra i Produttori e il Distributore, il sistema distributivo di Valve e l'utilizzo illecito che viene fatto delle "chiavi di attivazione" al fine di limitare o evitare le vendite transfrontaliere rappresentino tutti elementi potenzialmente capaci di condurre ad una sanzione antitrust all'esito del procedimento.

E ciò tanto più laddove si consideri che la detta condotta "verticale" è stata perpetrata per mezzo di Internet, strumento che, come noto, è finalizzato alla diffusione massiva della vendita dei prodotti, il cui accesso ed utilizzo deve essere consentito a qualsiasi distributore. Pertanto, questo tipo di limitazioni difficilmente potranno essere consentite.

III. La lotta alle pratiche di geo-blocco

Oltre ai profili squisitamente antitrust, legati, cioè, alle intese verticali, va detto che il caso di specie si inserisce nel filone di procedimenti, avviati dalla Commissione, aventi ad oggetto le pratiche di geo-blocking come disciplinate dal regolamento (Ue) 2018/302 ("Regolamento sul Geo-blocking").

Nel quadro della più ampia "Strategia per il Mercato Unico Digitale in Europa", il Regolamento sul Geo-blocking mira a vietare o, quantomeno, ad evitare ogni pratica discriminatoria basata sulla nazionalità, il luogo di residenza o di stabilimento del consumatore, posta in essere per limitarne o bloccarne gli acquisti (di beni e / o servizi) in occasione di transazioni transfrontaliere.

Detto in altri termini, il Regolamento sul Geo-Blocking è finalizzato a proteggere il consumatore finale che desidera acquistare beni e/o servizi a livello transfrontaliero, trovando difficoltà in detto acquisto a causa di ingiustificate pratiche bloccanti che sono imposte dal produttore / fornitore del bene / servizio in questione.

A sottolineare l'importanza della lotta alle pratiche di ingiustificato geo-blocco, è intervenuta il Commissario Margrethe Vestager nel "caso Valve", affermando che "nel mercato unico digitale, i consumatori europei dovrebbero avere il diritto di acquistare e giocare con i videogame di loro scelta, indipendentemente dal posto in cui vivono nell'Unione europea".

IV. Conclusioni

Il "caso Valve" è soltanto l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di interventi (tra cui, il "caso Guess" (AT.40428), chiuso con una sanzione di 40 milioni di euro lo scorso 1° aprile, il "caso Nike" (AT.40436), sanzionato con una multa di circa 12,5 milioni di euro, e il caso "Accesso transfrontaliero ai servizi pay-TV" (AT.40023), chiuso con l'accettazione degli impegni da parte di Disney, NBCUniversal, Sony Pictures, Warner Bros. e Sky) della Commissione sul tema della violazione delle regole di concorrenza per il tramite di limitazioni alla distribuzione online.

Il trend è sintomatico dell'attenzione delle Autorità di concorrenza a pratiche contrattuali quanto mai comuni e sempre più invalse nella distribuzione online di beni e servizi. Le conseguenze possono, dunque, essere "pesanti" per le imprese coinvolte in tali pratiche.

Da qui la necessità di verificare attentamente la tenuta delle proprie tecniche distributive alla luce del Regolamento sul Geo-blocking e delle regole di concorrenza, europee e nazionali.

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