direttiva ue, N. 1852

Le nuove disposizioni di risoluzione delle controversie fiscali all'interno dell'Unione

10/07/2019 10:10


Massimo Bellini Tax Partner EY – Luca Tortorella Tax Manager EY

Lo scorso 1 luglio sono entrate in vigore le nuove disposizioni di risoluzione delle controversie fiscali all'interno dell'Unione.

Il nuovo meccanismo di eliminazione dei fenomeni di doppia imposizione è previsto dalla direttiva 1852/2017 ed introduce importanti novità pro-contribuente: la direttiva, infatti, intende creare un contesto fiscale più efficace, trasparente e sostenibile, ponendo attenzione anche a ridurre gli oneri per le piccole e medie imprese, attraverso una procedura amichevole vincolante e obbligatoria, con scadenze definite e con un obbligo di risultato.

La nuova direttiva è volta a modificare la convenzione arbitrale 90/436/Cee e, soprattutto, l'ambito di applicazione della stessa: non saranno più solo le controversie in materia di prezzi di trasferimento e di attribuzione degli utili o perdite alle stabili organizzazioni ad essere interessate, bensì tutte le fattispecie relative alla doppia tassazione contemplate nei trattati bilaterali.

Nello specifico, la nuova direttiva prevede che il reclamo andrà presentato entro tre anni dalla prima notifica che comporta (o potrà comportare) la doppia tassazione e la procedura amichevole dovrà concludersi entro due anni, salvo proroghe giustificate. In aggiunta, il contribuente potrà richiedere l'istituzione di una "commissione consultiva" o di una "commissione per la risoluzione alternativa" (fase arbitrale).

Tale fase arbitrale sarà attivata in caso di disaccordo tra gli stati circa l'ammissibilità della procedura, oppure in caso di mancato raggiungimento dell'accordo da parte delle autorità competenti sulla risoluzione della doppia imposizione. In ogni caso, la commissione consultiva dovrà giungere ad un parere entro 6 mesi: gli stati coinvolti avranno la facoltà di recepire ed implementare il parere della commissione, oppure potranno addivenire ad un diverso accordo entro un periodo massimo di sei mesi. Inoltre, al contribuente sarà concessa facoltà di ricorrere alle competenti corti nazionali, in caso di rigetto dell'accesso alla procedura oppure nei casi di inerzia delle autorità competenti (es. nei casi in cui non istituiscano la commissione consultiva, non implementino la decisione finale etc.).

Infine, si prevede che le autorità competenti potranno pubblicare, integralmente o in sintesi, la decisione finale di risoluzione della controversia.

Ad oggi molti stati membri, Italia compresa, non hanno recepito nei propri ordinamenti le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva, nonostante la scadenza prevista dello scorso 30 giugno. Solo alcuni paesi europei quali Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Slovenia e Slovacchia l'hanno implementata. Nei fatti, dunque, soltanto quando gli effetti della direttiva saranno pienamente recepiti dalle singole giurisdizioni i contribuenti europei potranno avviare il reclamo e chiedere la risoluzione di questioni controverse in materia di doppia imposizione.

Al momento l'implementazione della direttiva da parte dell'Italia è in esame al Senato (atto 944) e ci si auspica che l'iter di attuazione venga ultimato quanto prima. Una volta completato l'iter la nuova procedura potrà essere applicata a contestazioni sorte a partire dal 1 luglio 2019 e con riferimento all'esercizio che inizia il 1 gennaio 2018 o in data successiva. Trattasi di un periodo "minimo" di applicabilità della procedura. Nel recepire la Direttiva i paesi hanno infatti la facoltà di ampliare tale periodo "pregresso".

In parallelo, si resta anche in attesa della ratifica da parte del nostro Paese del Multilateral Instrument (Mli) in ambito Ocse per la modifica simultanea dei trattati contro le doppie imposizioni e, quindi, anche delle nuove procedure amichevoli (Map). Al momento la posizione del nostro Paese sembra indirizzata a migliorare il funzionamento delle procedure amichevoli, prevedendo anche in tale sede la procedura arbitrale: ciò renderebbe per le multinazionali italiane lo strumento delle Map ancora più attrattivo, anche quindi per controversie con paesi extra Ue.

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