Da Consob una prima risposta sulle cripto-attività

| 07/01/2020 13:44

Commento a cura dell' avv. Alessandro Negri della Torre


Il 2020 inizia con alcuni chiarimenti sulle cripto-attività. Il 2 gennaio 2020 la Consob ha infatti pubblicato un documento intitolato "Le offerte iniziali e gli scambi di cripto-attività" (di seguito il "Documento") contenente osservazioni relative ai contributi forniti in risposta al documento per la discussione sul medesimo argomento datato 19 marzo 2019. Di seguito si offre una sintesi dei punti principali.


Per quanto riguarda gli aspetti definitori relativi alle cripto-attività, l'Autorità prende le mosse dai dubbi dei partecipanti circa le differenze tra "strumenti finanziari" e "cripto-attività" osservando come la definizione di "strumento finanziario" sia di derivazione europea e come, per l'effetto, sia precluso alle Autorità nazionali operare aggiunte normative. I criteri interpretativi per distinguere tra strumenti finanziari e cripto-attività non potranno che essere quelli rinvenibili nella disciplina europea senza ulteriori "aggiunte" nazionali salvo quanto precisato in via positiva per le cripto-attività.

Circa la distinzione tecnologica tra blockchain e DLT (Distributed Ledger Technologies) Consob apre ad un più preciso rimando alla definizione di cui all'art. 8-ter del Decreto Semplificazioni che appunto definisce le tecnologie a registro distribuito.

Sempre a livello definitorio, la Consob procede quindi ad affrontare la nozione di "progetto imprenditoriale" come criterio identificativo delle cripto-attività.

A tal proposito, risulta confermata la centralità della finanziarietà nella definizione di cripto-attività con esclusione quindi di token che siano emessi nel contesto di operazioni di tokenizzazione di diritti relativi a beni mobili o immobili o parti di essi. Centrale nella prospettiva dell'Autorità sembra dunque essere il carattere di investimento in un progetto e la promessa di beni o comunque di una prestazione futura e di un valore atteso, anche in conseguenza della negoziabilità dei token posseduti dall'investitore.

Proprio sulla negoziabilità (il cosiddetto mercato "secondario") l'Autorità ripropone le proprie considerazioni già espresse a marzo 2019 relativamente alle attese degli investitori circa l'apprezzamento di valore dei token, derivante non soltanto dal successo imprenditoriale dell'iniziativa sottostante ma anche dalla negoziabilità tramite apposite piattaforme.

Per determinare la negoziabilità dovrà guardarsi alla informativa preliminare (ad es. whitepaper).

Si noti che l'essenzialità del carattere della negoziabilità a fini definitori richiederà apposita menzione nella documentazione d'offerta.

Quanto alle piattaforme per l'emissione primaria, Consob ripropone un modello basato sulla iscrizione di suddette piattaforme in un apposito registro nazionale o aventi sede in un Paese diverso dall'Italia ma sottoposto a regolamentazione comparabile.

Proprio in tema di presidi regolamentari, risulta particolarmente rilevante quanto osservato sui requisiti degli "emittenti" dove, per bilanciare interessi contrapposti (tutelare gli investitori e promuovere il fenomeno), l'Autorità ha preferito indicare presidi di trasparenza piuttosto che di organizzazione. Così sarà richiesta almeno la pubblicazione di un whitepaper comprensivo di aggiornamenti annuali e straordinari in caso di eventi eccezionali. I gestori delle piattaforme potranno stabilire requisiti ulteriori, fermo rimanendo un obbligo in capo al gestore di operare verifiche tecnologie minime anche in collaborazione con sponsor terzi.


Quanto alle piattaforme di scambio di cripto-attività, Consob conferma un approccio neutrale che non precluda l'inclusione di modelli di sistemi di scambio diversi, purché sia identificato un gestore (che si assume responsabilità verso terzi) e sia possibile identificare i partecipanti alla piattaforma. Condivisibile risulta essere la scelta di privilegiare il principio di proporzionalità nel declinare ulteriori requisiti minimi. Di grande interesse è sicuramente la scelta di includere tra i soggetti che possono gestire i sistemi di scambio anche i gestori di portali di crowdfunding nonché i soggetti già abilitati alla gestione di piattaforme di negoziazione di strumenti finanziari.

Apprezzabile l'apertura circa la possibilità di "ospitare" cripto-attività che non siano state emesse tramite una piattaforma regolamentata (ivi incluso il fenomeno delle IEO) purché siano rese informazioni adeguate agli investitori.

Infine, per quanto riguarda i servizi di custody, prestati anche indipendentemente dai servizi di gestione di un sistema di scambio, Consob suggerisce l'istituzione di due registri, uno per ciascun servizio. Quei soggetti che intendano prestare "servizi di portafoglio digitale" dovranno rispettare appositi requisiti tra cui regole e procedure per l'identificazione dei clienti, misure volte a proteggere le cripto-attività, misure per il regolamento efficiente delle operazioni di negoziazione, presidi di funzionamento nonché risorse finanziarie sufficienti per la sana e prudente gestione.

Ciò premesso, si attende l'intervento regolamentare necessario per dare corpo alle indicazioni e alle riflessioni illustrate nel report conclusivo descritto in sintesi in questo contributo.

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