HR budget designing: gestione dei (nuovi) profili di rischio negli appalti

| 14/01/2020 13:25


Luca Barbieri e Cinzia Cagnan ArlatiGhislandi - AG Studi e Ricerche

L'introduzione di obblighi di legge, l'osservanza di nuovi accordi e di contratti collettivi di lavoro e la pubblicazione di atti della prassi possono comportare rilevanti scostamenti rispetto al budget già definito dall'impresa, richiedendo l'attuazione d'interventi correttivi - o addirittura innovativi - che incidono sul piano organizzativo oltre che economico.

Come valutare l'impatto di nuove norme, adeguare l'impianto (anche concettuale) del budget e ideare e governare nuovi flussi informativi che spesso collegano tra loro diverse funzioni interne dell'impresa e processi o addirittura implicano la creazione di un ‘tessuto connettivo' tra le imprese facenti parte di un unico programma industriale?

Se l'attività di budget è un esercizio progettuale (e interdisciplinare) ispirato a strategie e politiche di sviluppo dell'impresa chiamate a gestire la complessità determinata non solo in relazione alle dinamiche concorrenziali, ma dall'irruente sviluppo dell'economia digitale, l'introduzione dell'articolo 17-bis del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 ad opera dell'articolo 4 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 costituisce un esempio paradigmatico di come una disposizione (molto articolata) possa comportare una significativa ridefinizione degli assetti contrattuali dell'impresa e prospettare nuovi elementi di rischio economico, senza che, data la ravvicinatissima entrata in vigore del richiamato disposto, sia stato possibile avvalersi di un processo di transizione e sperimentale (a questo si aggiungano elementi di incertezza sul piano procedurale che, almeno per il momento, neppure l'Amministrazione finanziaria è stata in grado di superare).

Come noto, l'articolato dispositivo giuridico è applicato a far tempo dal 1° gennaio 2020 nell'ipotesi di stipulazione – anche se in data antecedente al 1° gennaio 2020 – di un contratto di appalto, subappalto o di affidamento per il compimento di una o più opere o servizi che:

- contemplino un corrispettivo pattuito superiore a 200mila euro;

- siano caratterizzati dal prevalente utilizzo di manodopera presso la sede di attività del committente con l'utilizzo di beni strumentali di proprietà di questo o allo stesso riconducibili in qualsiasi forma (trattasi dunque di opere o servizi per i quali è richiesto l'impiego di processi ‘labour intensive').

Nel caso in cui il contratto stipulato sia soggetto all'applicazione del citato articolo, il committente sarà tenuto a richiedere all'appaltatore, all'eventuale subappaltatore o all'affidatario i) copia delle deleghe di pagamento (modello ‘F24') relative alle ritenute operate sulla quota di retribuzione - determinata secondo parametri oggettivi - corrisposta ai lavoratori impiegati direttamente nell'esecuzione dello specifico contratto nonché ii) le informazioni dettagliate circa la retribuzione e le ritenute operate con riferimento a ciascun lavoratore coinvolto (tale obbligo di comunicazione comporterà necessariamente un adeguamento dell'informativa in materia di trattamento dei dati personali resa ai lavoratori e la definizione di modalità e termini di archiviazione dei dati da parte del committente).

Dunque, le suddette ritenute dovranno essere versate mediante distinte deleghe di pagamento per ciascun committente e trasmesse in copia allo stesso entro 5 giorni dalla scadenza del termine di versamento (la prima scadenza coincide con il 24 febbraio 2020).

Il committente è pertanto chiamato ad effettuare un puntuale riscontro circa il complessivo ammontare delle ritenute versate dall'appaltatore, dall'eventuale subappaltatore o dall'affidatario e ove risulti un omesso od insufficiente versamento è tenuto a sospendere il pagamento del corrispettivo pattuito per l'esecuzione del contratto d'appalto o per il compimento di un'opera o di un servizio sino a concorrenza del 20 per cento del valore complessivo dell'opera o del servizio (è appena il caso di evidenziare come la norma non preveda espressamente un analogo obbligo per l'appaltatore quando l'omesso od insufficiente versamento delle ritenute sia imputabile al subappaltatore).

L'inosservanza di tale prescrizione può comportare l'obbligo per il committente di pagamento di una somma pari alla sanzione che sia eventualmente irrogata all'impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice per la violazione degli obblighi di corretta determinazione delle ritenute.

Come anticipato, la complessità del meccanismo giuridico in esame espone il committente ad un nuovo rischio economico che non potrà non essere ponderato e valorizzato e che implica, ad esempio:

a) l'effettuazione di una sorta di ‘censimento' delle imprese che rientrano nell'ambito d'applicazione dell'articolo 17-bis del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (tale operazione potrebbe risultare notevolmente semplificata se l'Amministrazione finanziaria fosse effettivamente in grado di rilasciare la prevista certificazione – una sorta di documento di regolarità fiscale – che attesti la temporanea esclusione di un'impresa dall'ambito d'applicazione della norma stessa e dagli obblighi di comunicazione che questa comporta;

b) opportuni adattamenti del contratto sottoscritto tra il committente e l'appaltatore (o affidatario) e tra l'appaltatore e il subappaltatore e l'eventuale introduzione di strumenti rimediali di automatica applicazione. Tale fase negoziale potrebbe determinare un rilevante incremento dei costi di transazione e generare asimmetrie informative e squilibri contrattuali, specie con riferimento ai dati retributivi dei singoli lavoratori impiegati direttamente nell'esecuzione del contratto (la conoscenza di dati di così preciso dettaglio sulle retribuzioni dei lavoratori consegna nelle mani del committente un potere contrattuale che può determinare un ‘vantaggio' decisivo in termini di economia del contratto);

c) la definizione di canali di comunicazione e di nuovi flussi informativi (standardisation of data model) che consentano la tempestiva e corretta effettuazione del riscontro (formale) da parte del committente (controlling dashboard);

d) il coordinamento (inedito) tra diverse funzioni aziendali (dalla direzione del personale, alla direzione aziendale, all'ufficio legale e, non da ultimo, al responsabile del servizio di prevenzione e protezione con riferimento ai rischi da interferenza);

e) la periodica valorizzazione del rischio, che, oltre ad intrecciarsi a quello riconducibile alla responsabilità solidale di cui all'articolo 29, comma 2 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, potrebbe portare in luce ulteriori elementi di rischio in relazione, ad esempio, a distacchi non genuini nell'ambito dell'appalto o subappalto

f) l'adozione di un rinnovato sistema di valutazione di appaltatori, subappaltatori e affidatari.


Il ricorso alla tecnologia digitale, portatrice di una ‘inedita' e crescente densità di informazioni, potrebbe agevolare ciascuna delle operazioni suindicate, ad esempio mediante il ricorso a tecnologie di registro distribuito (distributed ledger technologies) o blockchain.


Proprio la natura digitale del dato ha riformato le tecniche di conduzione dell'attività di budget e di definizione di strategie; le nuove tecnologie agevolano, ormai da tempo, una lettura ‘stereometrica' e integrata del dato, sviluppando il ‘volume' di significatività del dato stesso in una prospettiva multidimensionale e interfunzionale.


A mero titolo esemplificativo, si consideri come una compiuta analisi dell'orario di lavoro e delle presenze, e di ogni variabile ad essi correlata, possa consentire di svolgere analisi qualitative e quantitative e precise proiezioni sul piano economico, organizzativo e in materia prevenzionistica.

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