Le nuove regole INCOTERMS 2020 a presidio del commercio internazionale

| 12/02/2020 14:38

Commento a cura dell' Avv. Paolo Spacchetti, Studio Legale Spacchetti - Docente a contratto di Diritto del Commercio Internazionale

Nati nella prassi e tradizione statunitense per gestire il trasporto e la consegna delle merci all'interno di un territorio nazionale vasto nella distanza e nei fusi orari, gli International Commerciale Terms, meglio conosciuti con l'acronimo INCOTERMS, si sviluppano ben presto anche nella comunità degli operatori commerciali internazionali.

Ed infatti dal 1 gennaio 2020 è entrata in vigore la nuova edizione degli INCOTERMS 2020, definibili come un set di regole chiamate a guidare e a regolamentare alcuni aspetti della compravendita internazionale, stabilendo in maniera sintetica, adeguata ed efficace le rispettive obbligazioni in capo al venditore e al compratore, evitando rischi di incompletezza e/o di interpretazione, aspetto quest'ultimo ancora più irrobustito nella nuova edizione con l'introduzione delle "note esplicative per gli utenti" (Explanotory Notes for Users), che hanno sostituito le cd. "note di orientamento" (Guidance Notes) dell'edizione 2010.

Il riscontro dell'utilità di poter contare su un corpo di termini dal significato quanto più chiaro possibile ed uniforme nella spiegazione e dinamica di alcuni aspetti cruciali di un contratto di compravendita, ha trovato nell'ambiente degli scambi internazionali terreno fertile ed interesse crescente, tanto che dalla prima edizione del 1936 con appena sei termini, si è giunti a quella attuale con 11 termini, ricordando, a ritroso, le più recenti edizioni del 2000 con 13 termini e quella del 2010 con 11.

Le motivazioni di un aggiornamento periodico mondiale vanno ricercate nelle esigenze nuove di un mercato globale in continua evoluzione rinvenibile nell'ambito dell'incremento dei traffici su containers, nella creazione di unioni doganali e zone di libero scambio, nella diffusione della digitalizzazione dei documenti di trasporto e finanziari, pur rimanendo comunque sempre primario il fine di conciliare le opposte aspettative di un compratore, che vuole presto e bene conseguire il prodotto acquistato e di un venditore che pretende essere pagato di ciò che ha spedito, ragione per la quale gli INCOTERMS vengono inseriti all'interno di crediti documentari e con essi interagiscono anche sul fronte del trasporto, delle coperture assicurative e delle imposizioni doganali.

Ad occuparsi degli aggiornamenti vista anche la portata sovranazionale degli INCOTERMS, è la Camera di Commercio Internazionale di Parigi, che attraverso i gruppi di lavoro dislocati in ogni parte del mondo, raccoglie esperienze, pareri e suggerimenti provenienti dagli operatori del settore, approfondendo le proposte di revisione, successivamente condivise e definitivamente pubblicate a Parigi, pronte ad essere accolte nelle nuove edizioni e applicate al mondo degli scambi.


L'apparente semplicità ricavata da una superficiale lettura dei singoli termini è spesso foriera di gravi e negative conseguenze per gli imprenditori sprovveduti, i quali, facendo ricorso ad una resa inadeguata, si espongono a conseguenze impreviste nel conseguire il bene o nel ricevere il pagamento.

Gli INCOTERMS necessitano infatti di una approfondita conoscenza del complesso significato e dell'effettiva portata giuridica e pratica di una resa anziché di un'altra da applicare a quel particolare contratto di compravendita, ragione per cui ai professionisti chiamati a negoziare ed inserire nel contratto di compravendita una determinata regola è richiesta non solo un'accurata preparazione, ma anche una consolidata esperienza nelle questioni che gli INCOTERMS disciplinano e gestiscono.

Giova su questo fronte e da un punto di vista giuridico, chiarire che gli INCOTERMS sono termini facoltativi, che appartengono al diritto pattizio, cioè possono o meno essere inseriti all'interno di un contratto di compravendita se le parti sono d'accordo sul punto, finalizzati ad interpretare in maniera uniforme gli obblighi e i rischi a carico del venditore e del compratore, fissando il tempo e il luogo in cui avviene il trasferimento di tali rischi nonché disciplinando altre operazioni accessorie e obblighi connessi.

Gli INCOTERMS non disciplinano invece il trasferimento della proprietà della merce venduta, l'esistenza o meno di un contratto di compravendita, i diritti di proprietà intellettuale, l'inadempimento, la legge applicabile o i rimedi di risoluzione.


Perché gli INCOTERMS possano operare e dunque diventare parte del contratto occorre un richiamo esplicito, specificando l'edizione di riferimento, che potrebbe non essere necessariamente quella ultima, ma, ad esempio, un'edizione precedente in cui figurava una regola, oggi non più prevista (es DDU dell'edizione 2000 "Delivery Duty Unpaid"), ma più adeguata a quella fattispecie concreta.

Mantenuta la distinzione tra le regole "per qualsiasi modo di trasporto" nelle quali sono ricomprese l'EXW (Ex Works – Franco Fabbrica), FCA (Free Carrier – Franco Vettore); CPT (Carriage Paid to… - Trasporto Pagato fino a…), CIP (Carriage and Insurance Paid to – Trasporto ed Assicurazione pagati fino a..) DAP (Delivery at Place – Reso al Lugo di Destinazione), DPU (Delivered at Placed Unloaded – Reso al Luogo di Destinazione Scaricato) ridenominazione del precedente DAT e DDP, con quelle per il "trasporto marittimo e per vie d'Acque Interne" come FAS (Free Alongside Ship – Franco Lungo Bordo), FOB (Free on Board – Franco a Bordo), CFR (Cost and Freight – Costo e Nolo), CIF (Costo, Insurance e Freight – Costo, Assicurazione e Nolo), le novità più significative offerte dall'edizione 2020 è quella operata sulla regola FCA ("free carrier" cioè franco vettore).


Con tale regola è stata prevista la possibilità, per trasporti via mare, che compratore e venditore si mettano d'accordo affinché il primo impartisca istruzioni al vettore da lui prescelto di emettere una polizza di carico al venditore con annotazione di "messa a bordo" dopo la caricazione della merce, documento questo successivamente presentato al compratore tramite il canale bancario laddove vi sia una lettera di credito che gli permetta di ritirare la merce acquistata.

Tale nuovo scenario consente di superare il problema che la prassi aveva in precedenza evidenziato e cioè la difficoltà del venditore di ottenere dal vettore una polizza di carico con annotazione di "messa a bordo" in luoghi diversi da porti marittimi, proprio perché la consegna della merce nella resa FCA è effettuata prima dalla caricazione.

Sarà pertanto ora possibile, agevolare e utilizzare la resa in parola anche per una vendita ad esempio "FCA Milano", città priva di mare e di porto, con il vettore che rilascia una polizza di carico con annotazione di messa a bordo, che però verrà eseguita, ad esempio a Genova, dove verrà effettivamente realizzato il carico a bordo della nave prescelta.

Tra le accortezze richieste per una corretta applicazione di tale regola quella relativa al calcolo delle date di consegna nell'entroterra da conciliare con quella della caricazione prevista a bordo, che naturalmente non coincidono e potrebbero generare ostacoli e difficoltà nella gestione di un credito documentario, il quale impone adempimenti e scadenze entro termini perentori e non diversamente modificabili.

Tra le altre novità dell'edizione 2020, l'elencazione delle spese a carico delle Parti per ciascuna regola, che ora sono rinvenibili in un unico articolo a beneficio degli operatori i quali possono avere un quadro esaustivo degli oneri previsti da ciascuna di esse, non fosse altro anche per una maggiore consapevolezza sugli impegni cui andranno incontro e sugli oneri che dovranno osservare e dunque sull'impatto anche per la determinazione del prezzo finale della merce


Diverso anche il regime per le coperture assicurative nella resa CIF (Cost Insurance and Freight, Costo Assicurazione e Trasporto), molto diffusa nel commercio marittimo e in quelle CIP (Cost and Insurance Paid to -Trasporto e Assicurazione pagati fino a): per le prime è rimasta l'applicazione dell'Institute Cargo Clauses (Clausolario "C") che è una copertura minima, a copertura per i rischi di perdite e danni purché derivanti da situazioni più estreme e meno diffuse di quelle che sono la maggior parte delle avarie particolari come, ad esempio il furto, il bagnamento…, che invece rimangono esclusi; per le seconde è richiesta una copertura delle Institute Cargo Clauses (Clausolario "A") che coprono "tutti i rischi" ad eccezione di quelli esplicitamente esclusi, posto che tale regola è più utilizzata nei trasporti intermodali, i quali, per loro natura, espongono i carichi a maggiore rischio di perimento.

Nulla vieta comunque che le parti possano prevedere livelli di coperture diversi anche in considerazione dei costi aggiuntivi dei premi in grado di alterare la marginalità del prodotto e l'appeal del prezzo.

Previsto poi nelle regole FCA, DAP, DPU e DDP che il trasporto della merce possa essere realizzato anche dai mezzi del venditore senza ricorrere ad un vettore terzo, situazione che la prassi aveva evidenziato essere frequente tra gli operatori, ma se non normata rischiava di stravolgere l'efficacia della regola INCOTERMS prescelta.

Ed ancora, la resa DAT (Delivery At Terminal, consegna al terminal) è stato modificato in DPU (Delivery at Place Unloaded – Reso al Luogo di Destinazione Scaricato).

La comunità del commercio internazionale è grata a tale opera di revisione e si avvale del grande apporto che regole INCOTERMS conferiscono alle operazioni disciplinate in materia di chiarezza, interpretazione ed operatività ma, anche in questa edizione 2020 rimangono aperte e sempre attuali (ed anche insolute) le problematiche legate all'utilizzo di alcune regole da parte dei protagonisti del mondo dei traffici internazionali come accade, ad esempio, per il diffusissimo EXW (Ex Works- franco fabbrica), il quale, sebbene rappresenti la condizione di resa più semplice e meno onerosa per il venditore, espone quest'ultimo, ad esempio, a rischi nel conseguire il prezzo della merce qualora il contratto di compravendita preveda un pagamento posticipato, e ancor peggio se il compratore decida di non volere più ritirare la merce se è previsto il pagamento della stessa al ritiro, o nei casi di contestazione del prodotto, perdita o furto del carico.


Considerando poi che il venditore nella resa EXW ha perso il controllo del trasporto che è nelle mani del compratore e avrà la difficoltà di ottenerne i relativi documenti di trasporto conformi a quanto richiesto dal credito o dall'incasso documentario, anche per fini fiscali, la resa Franco Fabbrica andrebbe maggiormente soppesata e soprattutto "conosciuta" tra gli operatori e consulenti.

Insidie anche per le rese FOB, nel caso in cui un fornitore che vuole aggirare l'irrevocabilità della L/C non designa la nave in tempo e lasci scadere il termine di validità dal credito documentario, imponendo in tali casi al professionista di consigliare l'inserimento nel contratto di compravendita determinate clausole di salvaguardia. Ed ancora le rese nei termini in D, in cui il venditore è esposto alle operazioni doganali del Paese di destinazione che non solo devono essere ben conosciute, ma anche accessibili per poterle adempiere.

In altre parole e a conclusione, non esistono soluzioni preconfezionate nel diritto del commercio internazionale, ma esistono strumenti, come le regole INCOTERMS, che conciliate con l'esperienza e la professionalità dei consulenti, riescono a conferire sicurezza alle operazioni transnazionali e a ricavarne il dovuto profitto in tutta sicurezza e al riparo di sgradite sorprese.

Sullo stesso argomento: I nuovi Incoterms® 2020: profili applicativi, FOCUS Incoterms® a cura del Dr. Domenico Del Sorbo, Trade Finance Specialist ICC Academy Incoterms®2020 Certificate (INCO)

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