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La revoca degli amministratori per giusta causa nelle società per azioni

Avv. Cristiano Augusto Tofani e avv. Francesco De Ficchy | 03/04/2020 07:48

Sommario: 1. 1. La cessazione dall'ufficio per revoca e la tutela risarcitoria. – 2. La definizione di giusta causa. – 3. (Segue): La giusta causa soggettiva. – 4. (Segue): La giusta causa oggettiva.

1. La cessazione dall'ufficio per revoca e la tutela risarcitoria.

L'amministratore cessa dalla sua carica, oltre che per morte o per la scadenza del termine fissato nell'atto della sua nomina (delibera dell'assemblea degli azionisti), anche per decadenza, rinuncia all'ufficio ed infine per revoca.

Ai sensi dell'art. 2383, comma 3, cod. civ. "gli amministratori […] sono revocabili dall'assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto dell'amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta" (1), come anche ai sensi dell'art. 2409-nonies, comma 5, cod. civ. per le società per azioni che adottano il modello di governance dualistico "i componenti del consiglio di gestione […] sono revocabili dal consiglio di sorveglianza in qualunque tempo, anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa" (2).

L'orientamento in dottrina come anche in giurisprudenza ormai consolidato integra la giusta causa di revoca prevista dalle precedenti disposizioni nella misura in cui - come successivamente sarà inoltre approfondito - questa può consistere non solo in un inadempimento dell'amministratore dei doveri generici e specifici derivanti dal proprio incarico (la giusta causa soggettiva), ma anche in un fatto estraneo all'amministratore oggetto di revoca purché tale fatto comporti una elisione del pactum fiduciae tra società ed i propri amministratori (la giusta causa oggettiva).

Da tali disposizioni ne deriva che società ha, nei confronti dell'amministratore, un diritto potestativo di recesso stabilito dalla legge, esercitabile in qualunque momento, insindacabile nel merito. L'unico diritto dell'amministratore è quello di ricevere il giusto risarcimento del danno subito a causa della revoca avvenuta in assenza di giusta causa.

A parziale deroga di quanto precedentemente esposto, soltanto nel caso in cui la nomina dell'amministratore sia di competenza dello Stato o di un ente pubblico, il relativo potere di revoca compete esclusivamente allo Stato o all'ente pubblico che lo ha nominato ai sensi dell'art. 2449 cod. civ. Autorevole dottrina, tuttavia, sostiene che tale limitazione al potere dell'assemblea sussiste soltanto nell'ipotesi di revoca senza una giusta causa.

Pertanto, l'amministratore ingiustamente revocato, posto che la revoca non può essere dichiarata invalida per mancanza di giusta causa, dispone soltanto della facoltà di richiedere il risarcimento del danno risultando di massima centralità la corretta interpretazione di cosa possa ritenersi come "giusta causa", dalla cui sola sussistenza discende il diritto dell'amministratore al ristoro del danno.

In assenza di tipizzazione normativa, occorrerà pertanto far riferimento agli insegnamenti giurisprudenziali e agli orientamenti dottrinali che, nel tempo, hanno "riempito di significato" la clausola generale della "giusta causa di revoca".

Prodromico all'analisi della definizione del concetto di giusta causa, la giurisprudenza stabilisce che, a prescindere da quale sia la concreta causa di revoca fatta valere, "ai fini dell'accertamento e della sussistenza della giusta causa deve aversi riguardo alle sole ragioni evocate nel corso dell'assemblea che tale revoca abbia deliberato" (3).

Infatti, le argomentazioni relativa poste dall'assemblea o dal consiglio di sorveglianza che attinenti alla giusta causa posta alla base della revoca dell'amministratore, devono essere indicate "in modo sufficientemente preciso nella delibera di revoca, mentre sono da evitare delibere troppo generiche, suscettibili di essere poi dettagliate mediante addebiti specifici solo successivamente" (4).

Così anche il Tribunale di Milano ha rilevato che le motivazioni integranti la giusta causa di revoca devono essere esplicitate, "quanto meno nei loro connotati essenziali", nella stessa sede in cui è decisa la revoca (Tribunale di Milano 20 dicembre 2005) e la giurisprudenza di legittimità espressamente esclude la facoltà per la società di interare successivamente la delibera che ha espresso la revoca dell'amministratore (5).

2. La definizione di giusta causa.

La giusta causa non costituisce, elemento costitutivo della fattispecie della revoca, ma soltanto la ragione di esclusione della responsabilità risarcitoria in favore dell'amministratore a carico della società. La giusta causa di revoca (tanto oggettiva quanto soggettiva) è integrata da circostanze o fatti sopravvenuti alla nomina dell'amministratore che siano idonei ad influire negativamente sulla prosecuzione del rapporto, e tali da determinare a prevalenza dell'interesse di una parte all'estinzione, sull'interesse dell'altra alla conservazione del rapporto (6)...continua la lettura in Plusplus24Diritto

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