International day of living togheter in peace - giornata internazionale per vivere tutti insieme in pace

18/05/2020 12:40

A cura dell'Avv. Fabio Agostoni


Sabato 16 maggio è l'"International day of living togheter in peace" la giornata internazionale per vivere tutti insieme in pace.


L'8 dicembre 2017 l'Assemblea Generale dell'Onu di New York adottava la Risoluzione 72/130 (A/Res/72/130) con cui le Nazioni Unite dichiaravano il 16 maggio di ogni anno a venire, il giorno in cui celebrare il "Living togheter in peace - Vivere insieme in pace".


"Living togheter in peace - Vivere insieme in pace" come lo stile che porta ad accettare le differenze e ad avere le abilità di ascoltare, riconoscere, rispettare ed apprezzare gli altri così da vivere insieme in modo pacifico ed unito.


Questo del 16 maggio è uno dei tanti "International Days" che la comunità internazionale propone, ma i tempi che viviamo, rendono oggi questa ricorrenza ancor più significativa.
Nel linguaggio aulico della risoluzione ONU ,questo giorno dovrebbe servire a mobilitare gli sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace, la tolleranza, l'inclusione, l'empatia e la solidarietà e per rinnovare l'impegno a vivere ed agire insieme, uniti nelle differenze e diversità, con lo scopo di costruire un mondo sostenibile nella pace, nella solidarietà e nell'armonia .
Il diritto a vivere in pace, il diritto a godere della pace, il diritto alla pace che a livello internazionale è stato più volte riconosciuto e dichiarato.

La prima dichiarazione ONU risale infatti al 15.12.1978 e si intitolava "On the Preparation of Societies for Life in Peace" (A/RES/33/73).

Il primo paragrafo operativo di questa dichiarazione affermava che ogni nazione ("every nation") ed ogni essere umano ("every human being") hanno un diritto intrinseco a vivere in pace ("has the inherent right to life in peace"). La dichiarazione sviluppava poi una serie di obblighi in capo agli Stati ricordando loro l'obbligo di rispettare il diritto dei popoli all'auto-determinazione, indipendenza, equità, sovranità ed integrità territoriale e richiamando una serie di principi internazionali legati al clima politico di quegli anni.

Il passaggio successivo è stata la dichiarazione "On the Rights of Peoples to Peace" del 12.11.1984 (A/RES/39/11), in cui si proclamava solennemente che le popolazione del nostro pianeta avevano il sacro diritto alla pace ("the peoples of our planet have a sacred right to peace") ricordando gli sforzi per allontanare le minacce di una guerra nucleare e la fondamentale obbligazione di ogni Stato nel preservare il diritto dei popoli alla pace.

Occorre arrivare poi all'ottobre del 1999 con il famoso Programma UNESCO di Azione per una Cultura di Pace (Declaration and Programme of Action on a Culture of Peace - A/RES/52/234), per ribadire che la Pace non è solo l'assenza di un conflitto ma richiede un processo positivo, dinamico e partecipato, dove il dialogo è incoraggiato ed i conflitti sono risolti in uno spirito di mutua comprensione e cooperazione.

Citando la celebre frase dell'UNESCO che "poiché la guerra comincia nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che la difesa della pace deve essere costruita ("since wars begin in the minds of men, it is in the minds of men that the defence of peace must be constructed"), la dichiarazione proponeva un programma di azioni concrete per promuovere una cultura della pace a livello nazionale ed internazionale. Un programma di azione che però è rimasto una semplice aspirazione internazionale.

Di recente, il 19 dicembre 2016, l'Assemblea Generale di New York ha approvato una nuova risoluzione (A/RES/71/189) che contiene al suo interno una nuova Dichiarazione Universale sul Diritto alla Pace, definito nell'articolo 1 come il diritto di ognuno "di godere della pace in modo che tutti i diritti umani siano promossi e protetti e lo sviluppo sia pienamente realizzato." (testo originale: "Everyone has the right to enjoy peace such that all human rights are promoted and protected and development is fully realized." Art. 1 A/RES/71/189).

L'articolo 2 della dichiarazione ricorda poi agli Stati il rispetto dei principi internazionali di eguaglianza e non discriminazione, giustizia e ruolo della legge, e la garanzia della libertà dalla paura e dal bisogno come strumenti per costruire la pace all'interno e tra le società. ("States should respect, implement and promote equality and non-discrimination, justice and the rule of law, and garantee freedom from fear and want as a means to build peace within and between societies.").

Tutti principi che costituiscono l'ossatura e sono alla base del "Sistema Diritti Umani".

Mentre gli articoli 3 e 4 sottolineano l'importanza di istituzioni nazionali ed internazionali di educazione alla pace che promuovano lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà.

La dichiarazione ONU del 2016 ha il merito di liberare la Pace dall'abbraccio mortale che la legava al concetto di Sicurezza (appannaggio degli Stati nazionali) e di inserirla definitivamente nell'ambito dei diritti umani, collegandola così in modo cristallino alle caratteristiche di universalità, indivisibilità, interdipendenza ed interrelazione proprie del "sistema diritti umani".

Con questa ultima dichiarazione ONU del 2016 la Pace ed il Diritto alla Pace come "diritto di godere della pace", entrano così a pieno titolo nel sistema dei diritti umani e non sono più solo appannaggio degli Stati, ma diventano diritto di ogni essere umano come un diritto umano dei popoli e degli individui, come diritto cha ha in sé sia una dimensione individuale che una dimensione collettiva.

"Ognuno ha il diritto di godere della pace": è il riconoscimento che la General Assembly dell'ONU nel 2016 pone come fondamento nuovo in un chiaro collegamento tra Pace e Diritti Umani.

Ma come fare perché questa affermazione non rimanga solo un'intenzione sulla carta?
Occorre iniziare a lavorare, tutti insieme, affinché la pace diventi un bene comune ed un diritto individuale e collettivo.

Se è vero che ad ogni diritto corrisponde un dovere, allora il riconoscimento ufficiale dell'esistenza di un Diritto alla Pace porta con sé il sorgere di uno e più doveri: il dovere di far godere la Pace, il dovere di rispettare la Pace, il dovere di lavorare per mantenere la Pace.

Dal punto di vista giuridico, preso atto dell'esistenza del diritto alla Pace, è quindi possibile ipotizzare una sua ‘giustiziabilità' nei confronti dei soggetti (a cominciare da ogni Stato) che hanno il dovere di garantirlo: tema delicato, che comporta un rimeditare le politiche interne della Pace e può ipotizzare scenari tutti da parcorrere.

Occorre allora iniziare a costruire una mentalità di pace e per la pace; ma per farlo occorre creare un sistema che lavori per la pace.

In questi tempi così incerti e fluidi occorre avere il coraggio di proposte nuove: come la creazione a livello nazionale di un Ministero della Pace, un'infrastruttura che permetta di promuovere concretamente questo diritto.

Già alcuni Stati (Costa Rica, Nepal, Isole Solomon, Etiopia, San Marino), hanno investito sulla Pace e sul Diritto alla Pace ed hanno creato nuove infrastrutture che disseminano una cultura di pace e forniscono gli strumenti per fare pace, sia a livello nazionale che internazionale.

Un'infrastruttura che anche l'Italia potrebbe creare.

Un Ministero della Pace che diverrebbe il riferimento politico istituzionale per una concreta attuazione del diritto alla pace attraverso scelte politiche di pace strutturale.

Perché il Diritto alla Pace non può restare solo sulla carta delle belle dichiarazioni internazionali ma deve diventare diritto vivente, concreto, a tutela dei cittadini e di ogni essere umano.

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