La ricapitalizzazione delle imprese tra benefici e insidie

| 21/05/2020 13:10


Commento a cura di Arturo Meglio, Vittorio Salvadori di Wiesenhoff Luca Nardello e Pierluigi Vingolo (Studio Legale Associato K&L Gates).

Fra gli interventi a sostegno del sistema economico-produttivo del Paese, fortemente provato dalle misure di contegno all'espansione epidemiologica da Covid-19, il Governo ha varato provvedimenti in favore delle società di medie dimensioni tese, da un lato, al rafforzamento patrimoniale delle stesse tramite il riconoscimento di un credito di imposta in caso di aumenti di capitale a pagamento deliberati ed eseguiti entro fine anno e, dall'altro lato, a incrementarne la liquidità prevedendo l'istituzione di un nuovo fondo finalizzato alla sottoscrizione di obbligazioni o titoli di debito emessi dalle medesime società anche in deroga ai limiti del codice civile.

L'art. 26, commi da 1 a 11, del DL Rilancio introduce un regime agevolativo volto ad incentivare il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni aventi sede legale in Italia. La norma si applica agli aumenti di capitale delle società di capitali e cooperative che presentino ricavi relativi al periodo d'imposta 2019 (su base consolidata, se appartenenti a un gruppo) tra i 5 e i 50 milioni di Euro e che abbiano subito, a causa dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, una riduzione complessiva dell'ammontare dei ricavi nei mesi di marzo e aprile 2020 non inferiore al 33% rispetto allo stesso periodo dell'esercizio precedente. Nel caso di società appartenenti ad un gruppo, si deve fare riferimento al valore dei ricavi su base consolidata, al più elevato grado di consolidamento, senza tenere conto però dei ricavi conseguiti all'interno del gruppo.

Sono esclusi dall'ambito di applicazione della norma gli intermediari finanziari di cui all'art. 162-bis del TUIR e le società che esercitano attività assicurative.

In caso di aumento di capitale a pagamento interamente versato, deliberato ed eseguito dopo l'entrata in vigore del DL Rilancio e sino al 31 dicembre 2020, viene riconosciuto un credito d'imposta sia ai sottoscrittori dell'aumento di capitale sia alla società conferitaria. L'efficacia dell'art. 26 del DL Rilancio e, quindi, la possibilità di fruire dei crediti d'imposta in questione, tuttavia, è subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione Europea. Inoltre, è previsto che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del DL Rilancio, siano stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e fruizione dei crediti d'imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa previsto dalla norma (2 miliardi di euro per l'anno 2021).

Ai sottoscrittori dell'aumento di capitale che abbiano effettuato conferimenti in denaro, compete un credito d'imposta pari al 20% dell'importo versato. In proposito, i commi da 5 a 7 dell'art. 26 dispongono quanto segue:

(a) l'importo massimo del conferimento in denaro, su cui calcolare il credito d'imposta, non può superare i 2 milioni di Euro (il credito d'imposta non può, quindi, eccedere 400.000 Euro);

(b) il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta 2020 e in quelle successive fino a esaurimento del credito stesso. Può essere utilizzato in compensazione con altre imposte, a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta 2020. Non si applicano gli ordinari limiti all'utilizzo di crediti in compensazione. Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi ed al valore della produzione ai fini IRAP;

(c) la partecipazione rinveniente dal conferimento deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023. La distribuzione, da parte della società conferitaria, di riserve di qualsiasi tipo (e, presumibilmente, anche la cessione della partecipazione da parte del sottoscrittore) prima di tale data comporta il venir meno del credito d'imposta, con conseguente obbligo a carico del contribuente di restituire quanto detratto (rectius, utilizzato), oltre agli interessi legali;

(d) non possono beneficiare della misura "le società che controllano direttamente o indirettamente la società conferitaria, sono sottoposte a comune controllo o sono collegate con la stessa ovvero sono da questa controllate".

Alla società beneficiaria dell'aumento di capitale - in presenza degli ulteriori specifici requisiti previsti dal medesimo art. 26, comma 2, lett. da a) a f) (inter alia, la società non deve rientrare nella categoria delle imprese in difficoltà e deve trovarsi in una situazione di regolarità contributiva e fiscale) – compete, a seguito dell'approvazione del bilancio 2020, "un credito d'imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino alla concorrenza del 30% dell'aumento di capitale". In proposito, i commi 8 e 9 dell'art. 26 dispongono quanto segue:

(a) anche in questo caso, il credito d'imposta è utilizzabile in compensazione (a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione per il periodo d'imposta 2020), senza applicazione degli ordinari limiti all'utilizzo di crediti in compensazione, e non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi ed al valore della produzione ai fini IRAP;

(b) la distribuzione, da parte della società conferitaria, di riserve di qualsiasi tipo prima del 1° gennaio 2024 comporta il venir meno del credito d'imposta, con conseguente obbligo a carico della società stessa di restituire l'intero importo (presumibilmente, se ed in quanto utilizzato), oltre agli interessi legali.

Sotto altro profilo, l'art. 26, commi da 12 a 19, del DL Rilancio, con la chiara finalità di incrementare la liquidità delle imprese, istituisce un nuovo fondo, denominato "Fondo Patrimonio PMI", la cui gestione è affidata a Invitalia, con una dotazione iniziale pari a 4 miliardi di Euro per l'anno 2020. Il fondo sottoscriverà, entro il 31 dicembre 2020, obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione da parte di società che:

(a) abbiano un ammontare di ricavi 2019 compreso tra i 10 milioni e i 50 milioni e abbiano subito, a causa dell'emergenza Covid-19, nel secondo bimestre 2020, una riduzione complessiva dei ricavi, rispetto allo stesso periodo 2019, non inferiore al 33%. Nel caso di società appartenenti ad un gruppo, si fa riferimento ai ricavi consolidati, non considerando i ricavi infragruppo;

(b) abbiano deliberato dopo il 20 maggio 2020 ed entro il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato, non inferiore a 250.000 Euro;

(c) soddisfino gli specifici requisiti previsti dall'art. 26, comma 2, lett. da a) a g).

Le società di cui sopra possono emettere obbligazioni o titoli di debito, rimborsabili decorsi 6 anni dalla loro sottoscrizione, per un ammontare massimo pari al minore tra il triplo dell'importo dell'aumento di capitale e il 12,5 % dell'ammontare dei ricavi 2019, in deroga ai limiti di cui all'articolo 2412, primo comma, cod civ. (i.e. doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato).

La società emittente è tuttavia vincolata a non deliberare distribuzioni di riserve, a non effettuare acquisti di azioni o quote proprie e a non rimborsare eventuali finanziamenti soci. La liquidità deve finanziare i costi del personale, gli investimenti o il capitale circolante di stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali localizzati in Italia. Nel caso in cui la società emittente sia assoggettata a fallimento o ad altra procedura concorsuale, i crediti del Fondo Patrimonio PMI saranno soddisfatti dopo i crediti chirografari e prima di quelli di cui all'art. 2467 cod. civ. (i.e. finanziamenti soci).

Si ritiene quindi che il reperimento di nuova liquidità tramite l'emissione, oltre i limiti codicistici, di detti strumenti finanziari partecipativi possa contribuire ad aumentare il rischio di una sovraesposizione debitoria, solo in parte temperata dalla ricapitalizzazione.

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