INTERNAZIONALE

L'occultismo degli algoritmi, il virus e le nuove regole EU

22/05/2020 13:10

a cura di Maurizio Gardenal, Avvocato, Eloisa Marchesoni Dottoressa, Studio legale internazionale Gardenal Camatel Montana.


Ms. Vera Jurova - vice presidente della Commissione - e il suo staff, hanno formulato pochi giorni fa richieste specifiche a Facebook, YouTube e altri tech giants in relazione alle modalità con le quali hanno provveduto alla rimozione di contenuti informativi afferenti al virus e più in generale a manipolare i profili degli utenti.

Nel corso di una serie di private meetings con i principali operatori, Bruxelles ha
sollecitato chiarimenti afferenti ai "black box algorithms" in odine al loro utilizzo strumentale per produrre rappresentazioni imprecise connesse con il virus e influenzare la percezione e il giudizio in merito all'effettivo "stato dell'arte" a danno del pubblico.

Come noto, le piattaforme digitali sono la prima fonte di diffusione di notizie di ogni genere sul Covid-19 le quali - di per sè e in assenza di una reale verifica – incidono nelle misure, a volte radicali come in Italia, adottate dai vari paesi con effetti disastrosi sul piano economico e finanziario e nel comportamento dei consumatori.

L'intelligenza artificiale domina l'informazione, sovente con una sistemica violazione della privacy, per generare contenuti e immagini che, per lo più, anziché rispondere a verità riproducono un contesto "fittizio" per servire l'interesse delle lobbies di turno.
Quali obiettivi stanno coltivando le "analytics firms"?

A giudizio della Jourova, una realtà virtuale creata "ad hoc" abusando dei dati personali e destinata alla diffusione, senza che si abbia consapevolezza alcuna delle fonti e degli obiettivi occulti perseguiti è una minaccia per la stabilità delle democrazie europee.

Sul punto cfr. il nostro contributo:

INFORMAZIONE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, Diritto24 intervista l'avvocato Maurizio Gardenal


Ms. Jourova, sin dall'avvio del suo mandato, ha indirizzato l'attenzione sul controllo delle dinamiche di tali processi sostenendo che "If you put something into a black box and then from that black box something comes which is pretty much influencing your life, you should know what's happening inside".

Inutile dire ex post, che l'urgenza di approfondire meglio il tema si è rivelata profetica, alla luce della successiva esplosione della pandemia e della correlata massiccia campagna mediatica che si è riversata sugli schermi televisivi e nei telefoni cellulari. L'incessante rimbalzare talvolta ossessivo di un flusso di "piece of news" generato dal cartello digitale che controlla il mercato delle notizie ha finito per effondere una condizione di allarme acuto che ha danneggiato il nostro paese più di altri.

Sul punto cfr. il nostro contributo:

I black box algorithms, la violazione della privacy e il coronavirus

Bruxelles ritiene che la censura dei presunti fake non è bastevole: occorre che gli operatori rendano il pubblico edotto sui criteri assunti per stabilire perchè una notizia non avrebbe dignità e altre si, avuto riguardo, in ogni caso, alla tutela di valori fondamentali , quali la libertà di espressione. "To be clear: I do not want to set up a Ministry of Truth", asserisce Ms. Jourova.
Resta il fatto che ad oggi non è noto chi siano i drivers della grande campagna mediatica tuttora in atto con le indubbie difficoltà pertanto a formare un quadro di visibilità oggettiva per ogni singola area.

Nel rispetto del diritto alla libera informazione consacrato in tutti i principali trattati internazionali sarebbe stato più confacente "segnalare" il presunto contenuto inveritiero anzichè oscurarlo.
Come noto è allo studio in Europa una proposta di revisione del comparto internet che la Commissione dovrebbe pubblicare a breve, con un set di disposizioni, fra le altre, in materia di trasparenza informativa.

Vedremo come tale sforzo potrà tradursi in regole concrete.

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