COVID19

Rinunce cross-border sempre detassate per i crediti sorti all'estero

22/05/2020 12:10

a cura di Paolo Serva – Partner Di Tanno Associati Luca Bocchetti – Associate Di Tanno Associati


Le pesanti ricadute del COVID-19 sulle prospettive reddituali e patrimoniali delle imprese potrebbero indurre i soci residenti all'estero (soprattutto in Paesi meno colpiti dalla crisi sanitaria) a rinunciare ai crediti vantati nei confronti delle proprie partecipate italiane. Il regime fiscale delle rinunce ai crediti cross-border presenta, tuttavia, alcuni nodi non ancora sciolti.

Ai sensi del comma 4-bis dell'art. 88 del Tuir, la rinuncia dei soci ai crediti si considera sopravvenienza attiva in capo alla società partecipata per la parte che eccede il relativo valore fiscale. A tal fine il socio deve comunicare alla partecipata il valore fiscale del credito oggetto di rinuncia (che altrimenti si assume essere nullo). Tuttavia, in caso di socio estero è tutt'altro che chiaro come debba essere determinato il valore fiscale del credito rinunciato ai fini in esame.
Secondo una prima tesi dottrinale, sarebbe necessario ricostruire le vicende contabili e fiscali del credito oggetto di rinuncia secondo le regole proprie dell'ordinamento del socio estero, soprattutto se residente in un Paese non collaborativo.

Ciò al fine (i) di non svuotare di significato la novella che avrebbe (secondo questa ricostruzione) anche la finalità di monitorare le rinunce internazionali e (ii) di garantire la simmetria impositiva cross-border così da scongiurare fenomeni di c.d. "deduzione senza imposizione" che si potrebbero verificare in caso di divergenza tra il valore fiscalmente riconosciuto (ad esempio per effetto di precedenti svalutazioni dedotte) e il valore nominale del credito.

Secondo altra tesi invece il valore fiscale del credito oggetto di rinuncia dovrebbe sempre essere assunto in misura corrispondente al relativo valore nominale almeno quando il credito sia sorto originariamente in capo ad un soggetto estero. Quest'ultima posizione sembra preferibile, in quanto il comma 4-bis mira a precludere la irrilevanza della rinuncia in capo al debitore a fronte di eventi che abbiano generato componenti deducibili (nell'ordinamento italiano) in capo al creditore residente (ovvero a soggetti precedentemente titolari del credito).

In questa prospettiva la comunicazione del valore fiscale del credito rinunciato non può che assumere la funzione (procedimentale) di attestare l'incapacità della vicenda di generare salti d'imposta all'interno dell'ordinamento tributario domestico sicché la limitazione prevista dalla norma non sembra destinata ad assumere rilevanza in caso di crediti vantati da soci non residenti che siano originariamente sorti in capo a questi.

La opposta tesi fondata sulla tutela della simmetria fiscale a livello cross-border sembra priva pregio. Sul punto, già la risoluzione n. 152/E del 2002 aveva chiarito, con riferimento alla normativa previgente, che il trattamento fiscale accordato dall'ordinamento estero alla rinuncia ai crediti è del tutto ininfluente ai fini domestici. Tale conclusione sembra ancora valida anche alla luce del comma 4-bis e della recente normativa anti-ibridi introdotta dagli articoli da 6 a 11 del D.Lgs. 142/2019. Infatti, secondo l'esempio 1.20 dell'Action plan 2 del BEPS, non si verifica alcun disallineamento da ibridi laddove la rinuncia al credito risulti deducibile nell'ordinamento del socio e non imponibile in capo alla partecipata in Italia, e ciò in quanto la rinuncia non è qualificabile ex se come "pagamento effettuato in base alle previsioni contrattuali di uno strumento finanziario" (ai sensi del considerando n. 28 della direttiva ATAD 2, gli esempi riportati nell'Action plan 2 assumono valenza interpretativa delle disposizioni dell'art. 6 del D.Lgs. 142/2019).

Qualche dubbio potrebbe, al più, porsi per i crediti vantati da soci non residenti che li abbiano acquisiti da soggetti residenti. I componenti dedotti da questi ultimi in Italia in relazione ai crediti poi ceduti potrebbero, almeno in linea teorica, rendere opportuna una rettifica del valore del credito rilevante in capo al socio estero ai fini del comma 4-bis. Altrimenti potrebbe generarsi una asimmetria tutta domestica per effetto della deduzione operata dal creditore originario e della irrilevanza della sopravvenienza in caso al debitore al momento della rinuncia da parte del socio estero.

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